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POLITICA 7 Ottobre Ott 2014 0555 07 ottobre 2014

Pd, è crisi per le primarie

Dentro il partito cresce il malcontento. E Renzi le aveva già criticate nel 2008.

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Nel Pd è cresciuto il fronte contro le primarie.

Nel Partito democratico le primarie non tirano più.
Alle prese con la crisi di iscritti, ora il Pd si sta interrogando sul valore delle consultazioni per la scelta dei candidati prima delle elezioni (amministrative e politiche, ma pure per la assegnazione del ruolo di segretario).
In realtà, già nel 2008 il premier Matteo Renzi aveva iniziato a criticarle, anche se poi si era candidato e aveva vinto la sfida a Firenze, città di cui in seguito è diventato sindaco.
POCHI VOTANTI. Ora, però, soprattutto alla luce della limitata partecipazione, le primarie sono tornate nel mirino. Nonostante il leader del Pd - Renzi ha visto la sconfitta di Gianluca Callipo, suo fedelissimo in Calabria (la consultazione per la scelta del candidato alle Regionali è stata vinta da Mario Oliverio) - abbia scelto di non interessarsi di politica locale, lasciando che gli amministratori se la vedessero tra loro.
REGOLE CHIARE. Eppure le primarie, come ha evidenziato il quotidiano La Stampa, avrebbero bisogno di una regolamentazione chiara, tanto che l'ex segretario Pier Luigi Bersani nel 2011 aveva provato a lavorarci, ma non aveva la maggioranza assoluta per cambiare lo Statuto del partito e con l'avanzata di Renzi, metterci mano avrebbe significato un colpo di mano.
«Le primarie restano un indicatore importantissimo della salute del Pd e della democrazia», ha spiegato Sandra Zampa. Anche se la deputata ha anche ammesso «l'esistenza di un problema».
TRE SCOPI DIVERSI. Infatti, ancora oggi le consultazioni interne del partito e della coalizione non sono regolamentate e il pericolo, per qualcuno, è che siano usate per scopi ben diversi.
Per esempio perché Roma possa liberarsi di personaggi sgraditi - vedi il tentativo di Renzi di spedire Graziano Delrio in Emilia - oppure perché siano i territori a imporre il loro volere contro quello del vertice. O ancora, che la politica locale si scontri con il beneplacito di Roma.
Il risultato, quindi, è una situazione poco chiara. Anche perché a volte le primarie si fanno, in altri casi non sono previste, non è chiaro chi le decida e quali regole sono adottate. E così che le consultazioni diventano opache.

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