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INTERVENTO 7 Ottobre Ott 2014 1215 07 ottobre 2014

Riforme, Renzi: «I veti non fermano il governo»

Il premier: «Disposti al dialogo». Non teme la minoranza Pd. Fiducia l'8 ottobre.

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Matteo Renzi.

Sì al dialogo, ma no ai veti.
Dopo la serie di incontri di martedì 7 ottobre a Palazzo Chigi - prima è stata la volta dei sindacati, poi delle imprese, quindi delle forze di polizia - il premier Matteo Renzi ha spiegato che il governo è «assolutamente disponibile ad ascoltare le opinioni di chiunque», ma «l'importante è che si vada avanti». Insomma, la Cgil - orfana di Cisl e Uil - può anche mettersi di traverso ribadendo l'intenzione di scendere in piazza sabato 25 ottobre, ma l'esecutivo non ha certo intenzione di farsi spaventare.
RENZI NON TEME I VETI. «Miglioriamo se c'è da migliorare, ma il Paese deve cambiare e non ci faremo bloccare da veti o opinioni negative», ha continuato il presidente del Consiglio, rispondendo indirettamente proprio a Susanna Camusso tra i più critici verso l'esecutivo dopo il vertice della mattinata con le parti sociali.
NESSUN DIETROFRONT. Renzi, dunque, ha preso atto delle voci contrarie alle sue strategie, ma non ha intenzione di fare dietrofront: «Siamo rispettosi delle manifestazioni di protesta, ma pure desiderosi di continuare a lavorare». E infatti durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi ha ribadito: «Avendo noi promesso di fare le riforme, le stiamo facendo».
QUELLI DEL NO ALLA FIDUCIA. Tanto che il premier ha precisato che mercoledì 8 ottobre «si voterà la fiducia sul Jobs act», una decisione che, ha continuato, «attiene ai lavori parlamentari» e su cui non ha «visto rabbia» da parte dei sindacati. Ma se Cgil, Cisl e Uil non si sono messe di traverso su questo tema, in parlamento cresce il fronte di quelli contrari al provvedimento. Con Sinistra ecologia e libertà che ha lanciato un ultimo appello per discutere senza ricorrere alla fiducia.

NIENTE TRADIMENTI NEL PD. Inoltre, l'ex rottamatore - che ha smentito come i suoi siano solo slogan - non teme passi falsi da parte del Partito democratico: «È stato fatto un lavoro molto serio, ci siamo parlati anche modificando la linea iniziale per accogliere alcune critiche», ha precisato Renzi ricordando lo scontro interno alla formazione da lui guidata. «Ma a un certo punto», ha aggiunto, «si deve decidere e votare e la direzione Pd ha deciso».
LICENZIAMENTI, PARLA IL MINISTRO. Per quanto riguarda i licenziamenti disciplinari, poi, il leader democrat ha detto che «c'è una norma molto chiara della direzione Pd» e per «chiarire le fattispecie» del reintegro, bisogna «avere la pazienza di attendere il decreto legislativo» (sul tema è attesa una dichiarazione in parlamento da parte del ministro del Lavoro).
RIFORME SENZA PARI IN UE. «Il posizionamento con cui arriviamo al vertice europeo è straordinario per riforme messe in campo», ha quindi concluso il capo dell'esecutivo, secondo cui «ci presentiamo alla discussione con i partner europei con il programma di riforma strutturale più ambizioso che l'Italia abbia mai avuto e senza pari anche a livello europeo, per complessità e velocità».

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