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RETROSCENA 8 Ottobre Ott 2014 1352 08 ottobre 2014

La rinascita cattolica e il dialogo con i vescovi

Marini lancia un partito. Forlani tratta con l'ex ministro. Con la benedizione Cei.

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Monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei.

Movimenti. Partiti, forse. Soggetti politici, di sicuro. Convegni e iniziative di tutti i tipi, ovviamente. Il mondo cattolico impegnato - quello che è sempre stato a metà strada tra l’impegno ecclesiale, sociale e politico - torna a muoversi. Sottotraccia e con prudenza.
LA RIVOLUZIONE DI FRANCESCO. Tutto è cambiato da quando in Vaticano regnava Benedetto XVI, e nella Cei si viveva ancora in piena età Ruini. Anche se il successore Angelo Bagnasco si è dimostrato un buon interprete della sua linea. Certo è che quando è arrivato papa Francesco con la sua rivoluzione, cultural-politica oltre che religiosa, la Chiesa non è più la stessa. Presieduto dallo stesso papa, si sta tenendo (chiuderà il 19 ottobre), il Sinodo sulla famiglia con clamorose aperture dei vescovi alle coppie risposate, alla loro comunione e persino alle unioni di fatto.
L'OPPOSIZIONE DELLA CEI. La Cei, però, non smette di fare politica e contro il governo Renzi.
Le parole del suo segretario generale, Nunzio Galantino, su articolo 18 («Basta slogan e scontri, serve un intervento vero»), famiglia e scuola («Non al centro dell’agenda politica») e sullo stesso premier («Renzi è simpatico, giovane, molto giovane…») sono suonate da campana a morto, segnali di un feeling mai nato.
PREOCCUPAZIONE PER LA CRISI. Lo stesso Bagnasco denuncia una situazione, quella economica del Paese, dove «è evidente che serpeggia una depressione spirituale, uno stato d’animo che oscura il futuro» e monsignor Mogavero difende il ruolo di una Cei «interprete delle fasce popolari che soffrono di più».
Insomma, tra i vescovi e il premier, poco ma sicuro, non corre buon sangue.

Sergio Marini lancia il suo Approdo finale

Sergio Marini.

Ma chi potrebbe essere l'interlocutore politico privilegiato della Cei?
L'ambiente cattolico è in fermento. Venerdì 10 ottobre, la Domus Pacis (storico luogo di summit Dc) di Roma ospiterà una conferenza stampa-incontro pubblico aperto da Sergio Marini, ex presidente della Coldiretti, per lanciare sia un manifesto politico-programmatico sia il percorso organizzativo Approdo finale. E cioè la nascita di un nuovo soggetto o movimento politico.
ARIA NEOPOPULISTA. Nel solco, ovvio, del Ppe e della sua «sezione italiana». Ma con tratti neopopulisti, oltre che neocentristi, tanto che lo slogan ufficiale è: «Verso il partito della gente. Riprendiamoci l’Italia».
Con Marini, che lavora all’iniziativa da un anno con la sua fondazione Italia spa creata quando lasciò la guida di Coldiretti (ai tempi della I Repubblica storico serbatoio di voti per la Dc), ci saranno diversi protagonisti del mondo cattolico (presidenti e non di fondazioni, associazioni, esperienze cattoliche e del terzo settore). I loro nomi sono però ancora top secret. Filtra, invece, la presenza di un grumo di ex parlamentari dell’Udc che una volta vestivano la maglia del Cdu di Buttiglione come Eufemi, Tarolli, Tassone.
FORLANI, MEDIATORE CON PASSERA. E non è sfuggito il lavorìo di un altro ex di peso come Natale Forlani, ex cislino, ex amministratore delegato di Italia lavoro, ex ‘ideologo’ delle varie Todi. Forlani ha verificato la possibilità di una strada «comune» (in parte interrotta, a luglio scorso) con il movimento politico Io siamo di Corrado Passera.

I tentativi naufragati di Todi e la rinascita cattolica

Natale Forlani.

Forlani è stato l'anima di Todi 1 e Todi 2. Tentativi che, tra il 2011 e il 2012, provarono a mettere in piedi un soggetto politico di dichiarata marca cattolica, con la benedizione di fatto della Cei, in vista di un partito mai nato.
Gelosie e rivalità tra i fondatori-contraenti di quel patto (Bonanni della Cisl, Marino di Confcooperative, Guerrini di Confartigianato più diverse associazioni religiose e sociali come Mcl e Acli) e l’indisponibilità dell’unico federatore allora spendibile, cioè il fondatore della comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi, a guidare un vero partito, portarono al naufragio di quel progetto.
IL CATALIZZATORE DELLA LISTA MONTI. E pur se molti di quei nomi confluirono nella lista Monti, sottoforma di candidature ed eletti alle elezioni politiche del 2013 (i senatori Marino e Olivero, ex leader di Confcooperative e Acli), oltre a diversi esclusi eccellenti (Guerrini di Confartigianato, che in questi mesi ha lavorato per fare da ponte tra Marini e Passera), il progetto di ‘rinascita’ cattolica varato a Todi fu archiviato.
Da allora a oggi, i cattolici sono come finiti in un lungo sonno, mentre scissioni infinitesimali (i Popolari per l’Italia da Scelta civica, i Popolari di Dellai e Olivero dai Popolari di Mauro) hanno reso assai insignificante la presenza cattolica in parlamento. Ma il progetto non è stato abbandonato. Anzi.
COSTALLI E ORNAGHI IN AZIONE. Nel calderone si muove, senza la presunzione di voler creare un partito, il Mcl di Carlo Costalli, il quale insieme con Lorenzo Ornaghi (ex ministro di Monti) ha tenuto recentemente una due giorni di dibattito riservato in Vaticano.
Lo spunto lo ha fornito l’appello «Un Paese smarrito e la speranza di un popolo», curato e lanciato dall’Osservatorio internazionale sulla dottrina sociale della Chiesa. «Basta con i ‘tavoli’ e con l’irrilevanza dei cattolici, è ora di agire» è stato il leitmotiv del convegno promosso da Costalli e Ornaghi, critici verso «gli errori del passato».
L'IDEALE STURZIANO. In quell'occasione il leader del movimento Rinnovamento nello spirito, Salvatore Martinez, ha rilanciato l’appello «ai liberi e forti» di sturziana memoria. Lo stesso che fu, nel 1919, alla base della nascita del Ppi, il quale, però, nacque e si formò subito come un partito, appunto.

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