Partito Democratico 141003102040
LETTERE 8 Ottobre Ott 2014 1701 08 ottobre 2014

Minoranza Pd e anacronismo politico

Perché il gruppo di opposizione interno al Partito democratico vive fuori dal tempo.

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di Emiliano Liberati

Una sede del Partito democratico.

Delusi, stizziti ed incazzati per cotanta dimenticanza nei propri confronti. Imitano loro stessi in un tempo differente e i risultati sono ancora peggiori di quelli ottenuti nella loro epopea politica.
Chiamala se vuoi minoranza Pd.
Convinti ancora di una rappresentanza, armati di una rivendicazione a comando e pronti a sacrificare ultimi, penultimi e pure altro, organizzano una piazza ottobrina solo da riempire, attingendo alla fonte storica di una sinistra ormai reduce assieme a una militanza sempre più quiescente, con in mezzo il solito personale a fare da compagnia di giro. E se proprio non puoi farne a meno, chiamala pure parte sociale. Magari autoisolata, preventiva e con un soccorso a cinque stelle.
ANACRONISMO POLITICO. Di per sé nulla di nuovo. Tutt’al più la riedizione stanca di una cinghia (di trasmissione) sempre più sfilacciata, alle prese con un passaggio preliminare non indifferente: quello di autoconvincersi prim’ancora di convincere gli altri, in un momento semplicemente altro rispetto a quello che intendono riaffermare.
L’anacronismo politico, si sa, è un brutto male, che per lo più affligge i nostalgici della rendita facile facile, del ruolo fine a sé stesso ma vincente se raccontato bene.
L’atteggiamento presuppone una bassa considerazione del cosiddetto “popolo”, sempre avanti ma inteso come entità astratta necessaria a spargere le paure su cui costruire la battaglia del momento. Perché a parlare di contenuti, l’entità realizzerebbe di guardare altrove.
I due 25 (l’uno percentuale, l’altro di calendario) non riescono, però, né a moltiplicarsi né a sommarsi. Agendo in una strana sottrazione che porta all’azzeramento di due istanze sostanzialmente sovrapponibili, guidate da un istinto apparentemente ideologico ma dettato da una più prosaica convenienza persino materiale.
DISAFFEZIONE DIFFUSA NEL PAESE. Numeri alla mano, nei territori si consuma l’abbandono del tesseramento nonostante il Pd cresca nei consensi nazionali. Un dato non irrilevante alla luce delle misure adottate o in corso di adozione, come a dire che da laddove resta ciò che c’era è meglio stare alla larga.
Sempre numeri alla mano, il professionismo della delega miete sempre meno consensi. E così, nel momento di massima crisi italiana, la disaffezione si produce verso i luoghi che dovrebbero rappresentare al meglio tutele e soluzioni. Del resto, quando giochi a fare il partito anche se dovresti essere altro, la gente se ne accorge.
Last but not least, c’è poi un altro 25, un 25 sempre di ottobre.
Questa volta si torna indietro di qualche anno, al 2008. Si chiamava “Salva l’Italia” ed era al Circo Massimo, la rappresentazione di un modello di politica e di Paese interrottosi troppo presto. Quello a cui guardare, quello a cui, finalmente, si sta guardando.

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