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POLITICA 8 Ottobre Ott 2014 0708 08 ottobre 2014

Riforma del lavoro, fiducia anche su articolo 18

Si discute pure del reintegro. La minoranza Pd apre.

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Giuliano Poletti, ministro del Lavoro.

Nel maxi emendamento sulla riforma del lavoro, per il quale il governo ha previsto la fiducia al Senato per l'8 ottobre c'è anche l'articolo 18. L'ha comunicato il governo smentendo fonti di stampa secondo cui il tema del reintegro sarebbe stato escluso dal voto.
L'esecutivo ha accolto diversi suggerimenti provenienti dal Nazareno. Secondo quanto ha riportato La Repubblica, il governo Renzi ha messo sul piatto altri carichi che sarebbero la contropartita all'articolo 18.
REINTEGRO IMPEGNO POLITICO. A partire dalla concessione di sgravi fiscali al contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, che diventerebbe la forma contrattuale privilegiata e più conveniente.
Del reintegro dovrebbe parlare il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, prendendo un impegno politico del governo, per togliere il reintegro in tutti i casi illegittimi di licenziamento economico, risarcito solo con l’indennizzo. Ma lasciarlo, come promesso al Pd, per quello discriminatorio e quello disciplinare tipizzato.
UN TETTO PER I VOUCHER. Nell’emendamento ci sono altri due passi verso la minoranza Pd. Il primo è sul demansionamento, cioè la possibilità di assegnare al lavoratore mansioni inferiori a quelle della categoria di appartenenza.
L’operazione sarà possibile rispettando le «condizioni di vita ed economiche del lavoratore», che significa che le condizioni economiche potrebbero essere limate leggermente. Mentre sui voucher, i buoni lavoro utilizzati per le prestazioni occasionali, resta fermo il principio di un tetto massimo al loro utilizzo, che però deve essere definito sempre con le norme attuative.
DAMIANO: «BATTAGLIA ALLA CAMERA». «Nel maxi-emendamento vi sono passi avanti che apprezziamo», ha dichiarato al quotidiano diretto da Ezio Mauro, Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro e deputato Pd, espressione della minoranza che difende l’articolo 18. «ma non è ancora sufficiente, visto che manca la tutela dei licenziamenti disciplinari. La battaglia continua alla Camera».

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