Emanuele Macaluso 141009162241
INTERVISTA 9 Ottobre Ott 2014 1600 09 ottobre 2014

Macaluso: «Togliatti diverso dall'opposizione interna del Pd»

Macaluso alla minoranza dem: «Palmiro era diverso». E chiede un congresso Pd.

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Nella polemica tutta interna al Pd sul Jobs Act è spuntata l’ombra a dir poco ingombrante dell'ex segretario del Pci Palmiro Togliatti. «Ho appena comprato una ristampa dei suoi discorsi, un volume sulla guerra di posizione in Italia», ha spiegato martedì 7 ottobre il bersaniano Alfredo D’Attorre. «Quella di Civati è una guerra di movimento che non porta da nessuna parte», le parole del componente della minoranza dem, invece «noi abbiamo ottenuto che il Jobs Act migliorasse. La nostra è, appunto, una guerra di posizione».
«LA SINISTRA DI OGGI È SENZA IDENTITÀ». Quando Togliatti scrisse quei discorsi l’Italia era in «una situazione molto diversa da quella di oggi», dice a Lettera43.it Emanuele Macaluso, 90 anni, quaranta dei quali passati nel Pci.
L’ex sindacalista della Cgil e direttore de l’Unità è stato uno degli allievi del “Migliore”, come veniva chiamato il leader comunista: al momento della sua morte era infatti nella segreteria del partito e dirigeva la sezione organizzazione.
Oggi Macaluso se la prende con quei dirigenti che, dopo la crisi del Pci, hanno privato la sinistra di «un progetto politico-culturale identificabile».
Fra questi, secondo lui, figurano anche Pier Luigi Bersani e Massimo D’Alema.

  • Emanuele Macaluso, ex esponente del Pci ed ex direttore dell'Unità.

DOMANDA. Alfredo D’Attorre ha comprato una ristampa dei discorsi di Togliatti dicendosi pronto a una guerra di posizione contro il governo. Che ne pensa?
RISPOSTA. Non collocare le cose nel proprio tempo è sempre un errore.
D. Si spieghi.
R. Alcuni di quei discorsi furono scritti da Togliatti per rifondare il Pci e per dargli l’ossatura della via italiana al socialismo. Poi ci sono quelli riguardanti la Costituente, di cui egli è stato uno dei protagonisti. E che dire dei testi scritti in qualità di capo dell’opposizione comunista dopo l’uscita del partito dal governo, nel marzo 1947, o di quelli messi nero su bianco contro il governo di Alcide De Gasperi? Era un’Italia divisa in due, una situazione molto diversa da quella odierna. E poi scusi…
D. Mi dica.
R. D’Attorre non è mica all’opposizione: fa solo parte della minoranza interna di un partito di governo. Proprio non vedo il nesso.
D. In quello che in molti hanno ribattezzato PdR, cioè Partito di Renzi, la minoranza deve farsi da parte?
R. Ritengo che un partito che si professa «democratico» debba avere una minoranza. Il fatto grave è un altro.
D. Quale?
R. Non c’è stato un congresso vero.
D. Però più volte si sono svolte le primarie, anche per scegliere i parlamentari.
R. Il congresso e le primarie non sono la stessa cosa, perciò oggi ci ritroviamo con una minoranza che non ha un progetto politico. I suoi componenti devono dire chiaramente cosa vogliono senza opporsi di volta in volta a questa o quella cosa. Gli elettori non capiscono tale atteggiamento.
D. Matteo Renzi fa bene ad ascrivere alla «vecchia guardia» le colpe dei fallimenti della sinistra?
R. In questo senso il presidente del Consiglio sbaglia, gli consiglio di rispettare le minoranze. Le discussioni non sono mai negative, anche se le sofferenze si hanno sia dall’una sia dall’altra parte come se i soggetti che litigano non fossero tutti nello stesso partito. Credo una cosa…
D. Quale?
R. Il Pd è un partito nato male. Al tempo scrissi anche un libro e, non a caso, lo intitolai Al capolinea.
D. Poi è arrivato Renzi e alle Europee si è arrivati a toccare il 40,8%.
R. L’ex sindaco di Firenze ha cambiato tutto. Perciò a Bersani, D’Alema e gli altri dico: chiedetevi perché Renzi ha vinto e voi siete stati sconfitti.
D. Lei che risposta si è dato?
R. Dopo la crisi del Pci la sinistra, che deve farsi portatrice del cambiamento, non ha più avuto un progetto politico-culturale identificabile. La responsabilità di questa mancanza è anche dei vari Veltroni, Bersani, D’Alema, Fassino.
D. Il premier-segretario si è fatto promotore di un profondo processo riformatore. Nemmeno lui la convince?
R. Oggi non si capisce a quale tipo di società la sinistra parli. Anche Renzi, che sta mostrando una certa abilità nel modificare alcune strutture, non ha, a mio avviso, un progetto politico definito.

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