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OLTREOCEANO 9 Ottobre Ott 2014 1611 09 ottobre 2014

Mid term: Obama abbandonato dai democratici

Da Panetta fino a Carter, tutti contro Barack. In vista della candidatura di Hillary.

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Barack Obama.

Un autunno rovente per Barack Obama. Alla vigilia di una delicata elezione di mid-term che potrebbe far passare anche il Senato sotto il controllo dei repubblicani, sulla scrivania dello studio ovale si accumulano le emergenze.
In Medioriente la guerra contro le milizie dell’Isis si è aggiunta ai molti nodi irrisolti, la questione Ucraina e il braccio di ferro con Vladimir Putin sembrano a un punto morto, il primo caso mortale di Ebola in Texas impone una condotta più aggressiva nei confronti dell’epidemia sia negli Stati Uniti sia all’estero.
CAMERE IN STALLO. In politica interna, con le Camere di fatto bloccate da un tira e molla tra Democratici e Repubblicani, il presidente si appresta a emanare una executive action per riformare una legge sull’immigrazione che negli ultimi mesi ha creato emergenze continue.
I più recenti sondaggi della Gallup danno la sua popolarità in calo al 42% con una netta maggioranza di americani sfiduciati dalla sua condotta negli ultimi mesi.
A novembre il voto deciderà la sorte di 435 seggi della Camera, 33 del Senato e 35 poltrone da Governatore, si aggiungono poi diverse assemblee statali e altre elezioni locali. La posta in palio è alta e molti candidati democratici hanno scelto la strategia di smarcarsi da Barack. Come se non bastasse altre figure di spicco di area democratica hanno apertamente criticato Obama nelle ultime settimane, spingendo i media americani a definire il presidente oggetto di un vero e proprio fuoco amico.

Da Panetta a Carter, tutti si smarcano dal presidente

Leon Panetta.

L’ultimo attacco arriva addirittura da Leon Panetta. Membro del congresso ed ex capo di gabinetto di Bill Clinton, Panetta è stato dal 2009 al 2011 alla guida della Cia per poi essere nominato da Obama segretario alla difesa fino al febbraio 2013.
Come quasi tutti i politici Usa in età da pensione, ha appena pubblicato un libro di memorie, intitolato Worthy Fights: A Memoir of Leadership in War and Peace, in cui il suo giudizio sul presidente è spesso severo. L'italo-americano ritiene che gran parte delle decisioni prese nel campo della politica estera come il ritiro dall’Iraq e il mancato intervento in Siria siano stati gravi errori.
«BARACK EVITA LE BATTAGLIE». La critica più severa avviene però quando si parla dei rapporti con il Congresso: Obama viene descritto come un leader dimezzato che manca di intensità (in inglese lacks fire) e che «evita la battaglia, si lamenta e perde le opportunità».
Gli ha risposto per le rime Bill Burton, ex addetto stampa di Obama durante la prima campagna elettorale e poi vice press secretary alla Casa Bianca. «È triste – ha detto alla CNN – che al suo tramonto politico Panetta faccia qualcosa di così disonorevole attaccando un presidente che ha servito. Proprio in un periodo di grande instabilità per il mondo. Secondo voi il suo libro aiuta la credibilità di questa amministrazione in un momento in cui il Presidente sta affrontando una delicato memento per la politica estera e per la nostra sicurezza?».
Panetta è un fedelissimo della famiglia Clinton e le sue stoccate da alcuni sono viste come un modo per preparare il terreno alla candidatura di Hillary.
HILLARY SEMPRE PIÙ DISTANTE. La Clinton stessa ha in più occasioni iniziato a prendere le distanze dalle scelte in politica estera della Casa Bianca da quando lei non è più segretario di Stato.
In una futura campagna elettorale sarà strategico non dover giustificare errori altrui.
Ma, al di là degli interessi elettorali, le loro non sono voci fuori dal coro. Le critiche arrivano anche dall’ex-presidente democratico Jimmy Carter, diventato dopo il suo mandato un grande mediatore in scenari di crisi internazionali.
Per Carter, Obama ha aspettato troppo a reagire alla minaccia dello Stato Islamico e la sua politica mediorientale è sempre stata poco chiara perché «cambia di volta in volta».
L’ex inquilino della Casa Bianca si è anche dichiarato più volte in disaccordo con l’utilizzo dei droni nella guerra al terrorismo.
Nei mesi scorsi anche Robert Gates, che aveva preceduto Panetta al Pentagono, era stato caustico sulla condotta obamiana in alcuni scenari globali così come l’ex-ambasciatore in Iraq Christopher Hill che aveva rivelato i conflitti, sulla questione irachena, tra Consiglio per la Sicurezza Nazionale e Dipartimento di Stato.

I repubblicani gongolano: nei sondaggi sono in risalita

Hillary Clinton, ex segretario di Stato Usa.

Parte del fuoco amico, però, il presidente lo sta ricevendo non solo da suoi ex collaboratori e funzionari, ma anche dai candidati democratici impegnati in una difficile campagna elettorale.
«Non sono Obama!» ha detto la candidata al senato del Kentucky Alison Lundergan Grimes, sfoggiando una pistola in un poligono di tiro per smarcarsi dalle politiche per il controllo delle armi che la Casa Bianca sostiene, ma che piacciono assai poco nella provincia americana.
È la stessa strategia usata dal senatore Mark Pryor dell’Arkansas che ha detto «nessuno a Washington mi dice cosa fare, io ascolto solo l’Arkansas».
TANTI SENATORI CONTESTANO LA CASA BIANCA. In Alaska il senatore Mark Begich ha confezionato uno spot di propaganda in cui enfatizza la sua opposizione al commander in chief riguardo le tasse e le trivellazioni del petrolio nello Stato. Così Mary Landrieu, un'altra senatrice in cerca di conferma, che in Louisiana ha diffuso un annuncio in cui contesta le scelte dell’amministrazioni per quanto riguarda la politica energetica.
I repubblicani gongolano, alcuni sondaggisti ritengono che questa ondata di critiche interne ai democratici potranno portare a una loro vittoria in molte circoscrizioni sulla carta ancora too close too call. «Sono critiche che aumentano il forte senso di preoccupazione che c’è oggi riguardo alla direzione che sta intraprendendo la nazione», ha detto Glen Bolger, uno dei principali consulenti del Gop. Per un sondaggio della Gallup il 32% dei votanti ha intenzione di dimostrare la propria opposizione alla presidenza.
BARACK: «AL CENTRO DELLE MID-TERM LE MIE SCELTE». Dal canto suo Obama ha risposto enfatizzando i risultati dell’economia, ormai in crescita stabile. E ha rilanciato. «Non si voterà per me. Ma una cosa è chiara», ha detto, «le mie scelte politiche saranno al centro di queste elezioni. Ognuna di esse».
Affermazione coraggiosa e forse un po’ azzardata, tanto che lo stesso suo ex consulente David Axelrod l’ha definita un errore.
Un’altra critica che viene da una persona molto vicina. L’autunno caldo di Obama è appena iniziato.

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