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SCOUTING 9 Ottobre Ott 2014 1203 09 ottobre 2014

Nomine Ue, l'Italia cerca nuove poltrone

Posti chiave negli uffici dei commissari: tedeschi in testa, ma Roma pesa di più.

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da Bruxelles

La sede della Commissione europea a Bruxelles.

Più italiani nei posti di comando dell’Ue. È la parola d’ordine che in questi giorni risuona da Roma a Bruxelles.
La possibilità di contare nelle istituzioni europee è infatti strettamente legata a quante persone l’Italia riuscirà a piazzare nelle posizioni chiave, che vanno dagli uffici di gabinetto alle direzioni generali.
E visto che il primo novembre, salvo imprevisti, il nuovo esecutivo presieduto da Jean-Claude Juncker comincerà ufficialmente il suo mandato, gli occhi sono puntati soprattutto sui commissari e vicepresidenti che dovrebbero entrare a palazzo Berlaymont con i loro staff al completo. Solo allora nomi e cariche saranno ufficializzati.
UN CAPO E DUE VICE MADE IN ITALY. La maggior parte dei funzionari, però, ha già scelto almeno il proprio capo di gabinetto e il proprio vice. E l’Italia, per quanto non si sia fatta trovare impreparata - da mesi gira una lista bipartisan, concordata tra gli italiani della Commissione, del parlamento e del Consiglio, di nomi spendibili da cui poter attingere a seconda del profilo e della competenza richiesta -, non è certo ai primi posti.
Per ora il nostro Paese si è già aggiudicato un capo di gabinetto, quello di lady Pesc Federica Mogherini, carica che andrà a Stefano Manservisi, e due vicecapi piazzati nei portafogli economici, di cui uno è quello di un vicepresidente.
LA GERMANIA VINCE: CINQUE CAPI E 10 VICECAPI. Un numero che al momento non permette di fare massa critica, «ma è tutto un work in progress. I margini per lavorare e ottenere più posti ci sono», spiega chi in questi giorni si sta spendendo per portare a casa un bottino più sostanzioso in termine di cariche, almeno 10 persone in 10 gabinetti diversi.
L’Italia però «non è la Germania», ricordano a Bruxelles, «mentre a loro vengono chieste a gran voce figure da inserire in posizioni strategiche, noi dobbiamo farci spazio, proporre». Insomma, serve sgomitare.
Per ora i paragoni con gli altri Paesi non sono graditi, soprattutto se si parla di Germania, che anche questa volta è lo Stato membro che è riuscito ad accaparrarsi il migliore risultato: cinque capi di gabinetto, di cui uno è quello del presidente della Commissione, e 10 vicecapi. Un risultato ineguagliabile anche dalla Francia, che in passato riusciva a imporre almeno un suo uomo in ogni ufficio chiave. Ma i tempi d’oro per i francesi sono finiti: anche loro, come gli italiani, hanno per ora un solo un capo di gabinetto, quello di Pierre Moscovici, dove andrà Olivier Bailly. Gli inglesi dovrebbero averne tre e i finlandesi due.

Con Juncker più italiani rispetto che nella commissione Barroso

Jean-Claude Juncker e Martin Selmayr.

«Gli italiani sono pochi ma buoni», ironizzano nella capitale europea: oltre all’autorevole Manservisi, i due vicecapi di gabinetto selezionati, rivela una fonte, «lavoreranno per i portafogli economici di un commissario e di un vicepresidente, settore in cui l’Italia sta puntando di più per ottenere qualche poltrona».
Del nostro Paese sono poi anche due senior advisor e cinque membri in altrettanti uffici: tra questi è certo che uno andrà in quello di Juncker, uno nello staff del primo vicepresidente olandese Frans Timmermans e uno nella commissione all'Immigrazione e Affari interni presieduta dal greco Dimitris Avramopoulos.
Dietro le quinte c’è chi spera di riuscire a piazzare altri quattro conterranei. Senza contare poi tutto l’ufficio della Mogherini che, essendo il più grande della Commissione dopo quello di Juncker, promette di dare buoni risultati in termini di presenze. «O quanto meno di scambi», osserva chi allude alla possibilità di contrattare gli incarichi.
SI PUNTA ANCHE ALL'UFFICIO DI TUSK. A Bruxelles si lavora anche per riuscire a ottenere qualche ruolo all’interno della squadra del nuovo presidente del Consiglio, il polacco Donald Tusk. «La strada è aperta», dice una fonte impegnata nello scouting tricolore. Ma per il Consiglio «c'è ancora tempo», visto che Tusk entrerà in carica dal primo dicembre 2014.
È invece rinviato alla prossima primavera, marzo 2015, il cambio del segretario generale, poltrona su cui dal 2005 siede l'economista irlandese Catherine Day, e di tutte le direzioni generali, compresa quella economico-finanziaria guidata dall'italiano Marco Buti. «Nei primi mesi Juncker non vuole muovere troppe pedine», spiega un'altra fonte.
OBIETTIVO 10 PERSONE IN 10 GABINETTI. Insomma, per quanto «la strada sia in salita», al momento c’è chi si ritiene soddisfatto e ottimista.
In fondo «nella commissione Barroso non c’era nessun capo italiano, ora ne abbiamo uno. Prima c’erano due vice, di cui uno era del gabinetto del nostro Paese, ora invece avremo due vice di due uffici chiave non italiani. Prima non avevamo alcun senior advisor, ora due».
L’obiettivo è avere «poco più di 10 membri in 10 posti strategici diversi». Sinora si è lavorato per «avere una presenza qualitativa e quantitativa nelle strutture che più ci stanno a cuore», ovvero la commissione Affari economici, il Commercio, ma anche l’Immigrazione. Si spera in qualche presenza anche nell’ufficio portavoce e ufficio stampa. Ma bisognerà aspettare ancora qualche settimana prima di avere un quadro più completo.
ALTRO TENTATIVO DI GENDER BALANCE. Di sicuro c’è solo una cosa, garantiscono a Bruxelles: «C’è un'attenzione maggiore per avere più donne, come chiesto da Juncker». Il problema del gender balance «è molto sentito», rassicurano.
E a dare l’esempio si spera sia proprio l’Italia, che non solo ha una commissaria donna, ma ha anche il gabinetto più grande: Mogherini, in quanto vicepresidente della Commissione e Alto rappresentante per la politica estera può contare su 11 funzionari. I commissari normali ne hanno sei, i vicepresidenti sette, il presidente Juncker 12.

Chi sono i capi di gabinetto

Guenther Oettinger, commissario Ue per l'Energia.

Facendo i conti e considerando che molti commissari aspettano la conferma del parlamento prima di nominare un proprio uomo di fiducia, per ora quelli certi sono il tedesco Martin Selmayr, a capo del team di Juncker.
Quello della Mogherini è Manservisi, 60 anni, attualmente ad Ankara come capo delegazione europeo in Turchia: conta una lunghissima esperienza di Alto funzionario alla Commissione europea.
In passato è stato capo di gabinetto di Romano Prodi al tempo della presidenza della Commissione, e di Mario Monti, commissario al Mercato interno dal 1995 al 2000.
L'OLANDESE GIOCA IN CASA. Timmermans, primo vicepresidente per una migliore regolamentazione, relazioni interistituzionali e lo Stato di diritto, ha scelto l'olandese Ben Smulders, che attualmente è un consigliere nel servizio giuridico della Commissione, incarico che ha ricoperto dal marzo 2008.
In precedenza ha diretto l'ufficio di Neelie Kroes quando era commissario per la Concorrenza e ha lavorato anche per altri due funzionari olandesi: Frits Bolkestein, responsabile per il Mercato interno e i Servizi, e Hans van den Broek, che stava alle Relazioni esterne e Allargamento, oltre che nell'entorurage di Prodi ai tempi della sua presidenza.
IL LETTONE SCEGLIE IL RIGORE FINLANDESE. Valdis Dombrovskis, ex primo ministro della Lettonia, vicepresidente per l'euro e il dialogo sociale, ha nominato un finlandese alla guida della sua squadra: Taneli Lahti, al momento ancora membro del gabinetto del Jyrki Katainen, commissario europeo per gli affari economici e monetari Olli Rehn. Lahti ha lavorato per il liberale finlandese sin dal suo primo mandato quando era commissario per l'allargamento.
Moscovici, ex ministro delle Finanze della Francia, commissario per gli Affari economici e finanziari, Dogane e fiscalità, ha scelto Olivier Bailly come suo capo di gabinetto. Bailly è attualmente nel segretariato generale della Commissione. Prima di allora era un portavoce della commissione per la Crescita e l'occupazione.
LA CECA JOUROVÀ SI AFFIDA A BERLINO. La commissaria ceca Véra Jourová designata per la Giustizia, i consumatori e l'uguaglianza di genere, ha nominato a capo del suo ufficio Renate Nikolay, un tedesco, che attualmente sta dirigendo un'unità nel dipartimento di Giustizia della Commissione, per occuparsi di relazioni interistituzionali e internazionali.
Prima Nicolay ha anche lavorato con Catherine Ashton, quando era alla guida della Politica estera dell'Ue. Ha collaborato anche per Peter Mandelson quando era alla guida dell Commercio.
Il commissario di Cipro, Christos Stylianides, designato agli Aiuti umanitari e alla gestione delle crisi, ha nominato Themis Christophidou, un connazionale che è attualmente capo di gabinetto di Maria Damanaki, commissaria greca responsabile per la Pesca e gli affari marittimi.
UN BRITANNICO PER IL MALTESE VELLA. Il maltese Karmenu Vella, all'Ambiente, la pesca e gli affari marittimi, ha scelto per dirigere il suo ufficio privato Patrick Costello, un britannico che è nel Servizio europeo per l'azione esterna in sostituzione del presidente del comitato politico e di sicurezza.
Prima di allora era un vicecapo unità in un dipartimento delle relazioni esterne della Commissione. Costello è stato vice capo di gabinetto di Margot Wallström nel 2007-2009 quando era commissario per le Relazioni interistituzionali e la comunicazione. Prima che era consigliere diplomatico di Josep Borrell, presidente del parlamento europeo, nel 2004-2006.
IL GRECO SCEGLIE UN LUSSEMBURGHESE. Il greco Dimitris Avramopoulos, a capo del portafoglio Migrazione e degli Affari interni, ha nominato Diane Schmidt, un lussemburghese che attualmente dirige una unità in dipartimento degli Affari interni della Commissione in materia di immigrazione e integrazione.
L'irlandese Phil Hogan, all'Agricoltura e lo Sviluppo rurale, ha nominato Peter Power, attualmente responsabile della stampa e media relation in rappresentanza della Commissione a Dublino. Power ha lavorato al parlamento europeo prima di diventare un membro del gabinetto di Chris Patten (Relazioni esterne dal 1999 al 2004) e poi portavoce di Peter Mandelson, commissario per il Commercio.
UN TEDESCO PER IL COMMISSARIO UNGHERESE. L'ungherese Tibor Navracsis, alla guida dell'Istruzione e alla cultura, ha nominato come capo del suo ufficio Michael Köhler, un tedesco che è attualmente direttore del reparto di Sviluppo della cooperazione della Commissione. Prima ha lavorato con Günther Oettinger, per l'Energia, e capo di gabinetto di Joe Borg, il commissario maltese per la Pesca e gli affari marittimi.
Infine quattro commissari che rimangono in carica per un secondo mandato hanno deciso di non cambiare: lo slovacco Maroš Šefčovič, commissario per il Trasporto e lo spazio, ha confermato il suo conterraneo Juraj Nociar; Günther Oettinger, Economia digitale e la società, il tedesco Michael Hager; così pure Cecilia Malmström, commissario al Commercio, avrà al suo fianco Maria Åsenius. Idem per il croato Neven Mimica, Cooperazione internazionale e sviluppo, che manterrà Nils Behrndt. Infine Margrethe Vestager, il commissario danese per la Concorrenza, ha nominato la danese Ditte Juul-Jørgensen, che prima lavorava nel dipartimento commerciale della Commissione.

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