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EQUILIBRI 9 Ottobre Ott 2014 1930 09 ottobre 2014

Unione europea, larghe intese ad alta tensione

La liberale Bratušek si dimette. Ppe e S&D propongono una socialista. E la Große Koalition scricchiola.

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da Bruxelles

Alenka Bratusek.

In amore il triangolo ha vita breve, ma a Bruxelles c'è chi pensava che almeno quello politico durasse un po' di più. Invece il 9 ottobre i liberali si sono dovuti ricredere, quando dopo l'audizione in parlamento la loro commissaria europea designata, la slovena Alenka Bratušek, è stata costretta a dimettersi. A chiedere la sua sostituzione (l'8 ottobre) non sono stati, infatti, solo gli eurodeputati verdi ma soprattutto i socialisti e i popolari. Quelle forze politiche con cui l'Alde aveva stretto un patto d'acciaio all'indomani delle elezioni europee. Eppure sono bastati poco più di quattro mesi per interrompere l'idillio.
AUTOCANDIDATURA INDIGESTA. Tutti avrebbero scommesso che la Große Koalition tra S&D, Ppe e Alde sarebbe caduta sul popolare spagnolo Miguel Arias Cañete o sul socialista francese Pierre Moscovici, invece, è stata la liberale Bratušek a essere sacrificata. Già invisa dall'inizio perché accusata di essersi autocandidata quando era premier ad interim del suo Paese, non è riuscita a passare indenne le audizioni che il parlamento fa a tutti i commissari designati prima di votare l'intero collegio nelle seduta plenaria.

Chi al posto di Bratušek? I gruppi spingono per la socialista Fajon

La sede della Commissione europea a Bruxelles.

L'accusa è di non avere risposto in maniera soddisfacente alle domande sul suo portafoglio: Unione energetica. Un pretesto per alcuni visto che «l'Unione energetica è ancora tutta da fare e soprattutto da concordare con i 28», si tratta infatti di un portafoglio nuovo.
Ma a colpire è stata soprattutto la prontezza con la quale popolari e socialisti hanno respinto Bratušek e proposto un nome alternativo. Appena questa ha comunicato le sue dimissioni, puntuale è arrivato infatti il comunicato del Pse: «La presidenza del partito socialista europeo supporta Tanja Fajon», ovvero la slovena dell'S&D che era la seconda candidata nella lista consegnata a Jean-Claude Juncker dall'allora premier Bratusek.
ALDE IN RIVOLTA. Un “suggerimento” condiviso anche dai verdi e dai popolari ma subito condannato dall'Alde che ha definito vere e proprie «molestie» quelle rilasciate dai leader dei tre partiti. In un comunicato l'eurodeputato liberale sloveno Ivo Vajgl ha definito «inaccettabile la proposta, perché la nuova candidata deve essere decisa dal governo democraticamente eletto della Slovenia».
I liberali parlano di una «sfida alla sovranità del Paese», ma in realtà è la loro sovranità a essere stata calpestata dentro il parlamento europeo. Al posto della liberale Bratušek è stata infatti proposta una socialista.
COMMISSIONE SBILANCIATA A DESTRA. Una mossa che da tempo veniva accarezzata per “riequilibrare” una Commissione europea troppo spostata verso il centrodestra, e che aveva portato numerosi politici di centrosinistra a lamentarsi per i pochi portafogli assegnati loro da Juncker. Oltre ai 13 commissari dati al Ppe (vincitore delle elezioni), solo otto sono andati ai socialisti e ben cinque ai liberali, tra cui due vicepresidenti (Bratušek e l'estone Andrus Ansip). Un potere inaspettato che faceva gola a tanti.

La resa dei conti di Verhofstadt dopo la decisione del governo sloveno

Guy Verhofstadt.

Peccato che a fare quei nomi fossero stati proprio gli Stati, in base al colore del loro governo. Il «colore della democrazia», che rivendicano ora i liberali. Come ha ribadito lo stesso Juncker spetta infatti al neo primo ministro della Slovenia, Miro Cerar (il suo governo di centrosinistra ha preso il potere il 12 settembre), indicare il nome del candidato. Per quanto quindi si cerchi di spingere per usare la stessa lista fatta da Bratušek, Cerar potrebbe non riconoscere Fajon e fare un altro nome al di fuori dei classici schieramenti (il suo partito Stranka Mira Cerarja è stato fondato a inizio giugno, ndr).
Un rischio per i socialisti e i popolari che sinora, dopo le audizioni dei commissari, sono riusciti a trovare un accordo su tutta la linea. Una possibilità invece per i liberali, che sperano di avere un altro portafoglio nell'esecutivo europeo.
IL LEADER LIBERALE NON COMMENTA, PER ORA. Scelta che riporterebbe in asse gli equilibri parlamentari inclinati dalla “pugnalata” inferta all'Alde dai due più grandi gruppi. E davanti alla quale per ora il leader Guy Verhofstadt ha preferito rispondere con un assordante silenzio. Certo è che il liberale belga non ha gradito assistere alla spartizione della poltrona del suo commissario designato «ma prima di fare qualsiasi commento aspetta che sia il primo ministro della Slovenia a fare un nome alternativo, come vuole il processo democratico», spiega una fonte liberale.
Solo dopo che Cerar avrà espresso il suo candidato, Verhofstadt potrebbe arrivare alla resa dei conti con gli alleati della Große Koalition. Che di grosso, per ora, ha solo un problema di tenuta.

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