Berlusconi Fitto 141007155953
PERSONAGGI 10 Ottobre Ott 2014 0900 10 ottobre 2014

Fitto, da pupillo di Berlusconi a traditore

Delfino di B. Lealista. E «nuovo Fini». Perna racconta la parabola di Raffaele.

  • ...

Silvio Berlusconi e Raffaele Fitto nel 2010.

Ha più di una ragione, Raffaele Fitto, per essere a disagio. Nel novembre del 2013 era lui il capofila dei lealisti berlusconiani durante la scissione di Alfano. Berlusconi, deluso per il voltafaccia di Angelino, era d’umore crepuscolare tra voglia di mollare e desiderio di rivincita.
L'OPPOSIZIONE DURA E PURA. Fitto fu la sua anima di ferro. Lo incoraggiò a tenere duro. «La tua posizione», diceva, «è giusta. Dobbiamo opporci al governo di centrosinistra di Enrico Letta, per mantenere accesa la fiaccola del centrodestra e la speranza del ricambio». Quello cui gli scissionisti rinunciavano, buttandosi nelle braccia del Pd.
Così Fitto, con Daniele Capezzone e altri, furono il baluardo del berlusconismo combattente.
«TU, COME GIANFRANCO». Cos'è successo da allora perché oggi Raffaele sia invece relegato ai margini e quasi con un piede fuori? Addirittura, nell’Ufficio di presidenza Forza Italia del 2 ottobre l'ex Cav gli ha tolto la parola e lo ha sfidato a uscire dal partito, paragonandolo a Gianfranco Fini, il suo personale Belzebù.

Il nuovo cerchio magico e l'isolamento del lealista Fitto

Raffaele Fitto.

È semplicemente accaduto che Berlusconi, avvalendosi della autoproclamata facoltà di decidere da solo, ha cambiato in un pugno di mesi strategia e persone di cui si circonda.
Il nuovo corso politico è quello del patto del Nazareno: totale appoggio al governo di Matteo Renzi per le Riforme e liberi di allearsi o no su altre questioni. Il contrario esatto dell’opposizione dura fatta a Letta. Già questo ha scavato un solco con Fitto e i lealisti della prima ora, i quali continuano a pensare che un partito di centrodestra dovrebbe opporsi a un governo di sinistra. Tanto più che l’economia peggiora e Fi rischia, non prendendo chiaramente le distanze, la corresponsabilità negli insuccessi.
L'ARRIVO DI TOTI. Inoltre, negli ultimi tempi, l'ex Cav ha covato nuove simpatie e cambiato pupilli. L’ingresso più pesante è stato quello di Giovanni Toti, il giornalista Mediaset, diventato suo consigliere personale e vero portavoce. È lui che, di fatto, ha scalzato Fitto. Peso hanno anche avuto gli altri del cosiddetto cerchio magico, l’entourage stretto del leader: dalla fidanzata, Francesca Pascale, alla tesoriera, Maria Rosaria Rossi. Ormai - con l’aggiunta del marmoreo, Denis Verdini - è questo il sinedrio che influenza Silvio sempre più indisposto ad ascoltare voci dissidenti.
«DEMOCRISTIANITÀ GENERAZIONALE». Nel già accennato battibecco con il ribelle Fitto all’Ufficio di presidenza, l'ex Cav lo ha accusato di «democristianità generazionale» con riferimento alla militanza che fu di suo padre e alla sua. In cui l’aspetto curioso, non è tanto il disprezzo per la Dc, di cui il Berlusca si è spesso professato erede, ma il dare del dc all’irruente Fitto quando Toti, il nuovo pupillo, ha caratteristiche dorotee molto più accentuate.
TRA UNTI DAL SIGNORE E STALINISTI. Al nocciolo, oggi nel partito ci sono essenzialmente due atteggiamenti. Quello, sia pure macchiettistico, del senatore Antonio Razzi, che dice: «Berlusconi è stato mandato dal Signore per guidarci e dobbiamo segirlo come Gesù Cristo». E quello di Fitto che, sfogandosi dopo l’indelicato riferimento al suo defunto padre, ha esclamato: «Siamo peggio di un partito stalinista».

Silvio: «Tu, Raffaele, sarai la mia protesi»

Silvio Berlusconi e Raffaele Fitto nel 2003.

Quarantacinque anni, pugliese di Maglie (come Aldo Moro), Raffaele è sempre stato anticomunista e di centrodestra. Suo padre, Salvatore, fu presidente dc della Regione Puglia. Morì il 29 agosto del 1988 in un incidente stradale. Il giorno prima, Raffaele aveva compiuto 19 anni.
Fin lì era stato un figlio di papà. Giocava a pallone, era arrogante a scuola, ciondolava nelle discoteche e faceva a botte con i comunisti. Morto il padre, svoltò. «Sarò governatore della Puglia», ripromise a se stesso.
STILE FORZISTA DOC. Cambiò stile: camicia e cravatta, abiti di Caraceni, sbarbato e pettinato. Il prototipo del berlusconiano che va a fagiolo a Berlusconi. Gli salì in grembo nel 1998, fuggendo dal Ppi (ex Dc) quando il geniale segretario di allora, Rocco Buttiglione, entrò nel governo diessino di Max D’Alema. Fu il conterraneo di An, Pinuccio Tatarella, a presentare Fitto a Silvio.
L’aitante giovanotto, un po' ombroso ma non banale, incantò il Berlusca che lo arruolò al motto: «Tu sarai la mia protesi». Fu così che Raffaele, 29enne, entrò tra i primi nella trafficata scuderia dei pupilli.
L’immediato riconoscimento fu un seggio Ue nel 1999. Raffaele lo occupò un anno solo poiché nel 2000 - trionfalmente eletto - optò per la presidenza della Puglia.
LA CONDANNA A 4 ANNI. Fece una Riforma sanitaria, benemerita per i conti, ma impopolare. Così, alla successiva elezione, i pugliesi gli preferirono Nichi Vendola. Lascito di quella esperienza, un condanna a quattro anni - pronunciata nel 2013 - per finanziamento illecito. È solo un primo grado e Fitto si dice sicuro di sé.
Tornato a Roma e in parlamento, Raffaele ebbe ancora un momento di auge come ministro delle Regioni del Berlusconi IV. Poi, più per umori altrui che colpe proprie, galleggiò tra alti e bassi.
Il più basso dei bassi, è adesso.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso