Giuliano Poletti 141004114153
RIFORME 10 Ottobre Ott 2014 0855 10 ottobre 2014

Lavoro, Poletti: «Stop al precariato, servono regole»

Il ministro: «Ok alla egge entro novembre. Puntiamo sulle tutele crescenti».

  • ...

Giuliano Poletti, ministro del Lavoro.

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti punta sulla velocità del governo. «Bisogna correre ma non per smania mia o dell'esecutivo a fare in fretta. È la condizione del nostro Paese che ci impone di fare al meglio, il più velocemente possibile».
Intervistato dalla Stampa, Poletti ha sottolineato: «Il nostro obiettivo è approvare la legge entro novembre, poi a inizio 2015 vareremo i decreti delegati».
«SEMPLIFICAZIONE E NORME CHIARE». L'esponente del governo indica gli obiettivi della riforma: semplificazione, norme chiare «perché altrimenti le imprese non investono», e riduzione della precarietà, con l'introduzione del contratto a tempo indeterminato a tutele crescente.
«Puntiamo a togliere dal campo», ha spiegato, «i contratti più permeabili agli abusi, quelli più precarizzanti e quelli che hanno meno tutele. Puntiamo molto sul nuovo contratto a tutele crescenti che potrà sostituire in meglio quelli cancellati».
«Tutta la discussione», ha continuato il ministro, «si è focalizzata sulla questione dell'articolo 18 ma a me preme molto far capire che l'operazione che stiamo facendo partire è rilevantissima e che per avere successo richiede che cambi la cultura del Paese».
STOP ALLE POLITICHE PASSIVE. E ha citato come esempio il caso degli ammortizzatori: «Passeremo da un sistema di politiche passive del lavoro, in cui lo Stato paga le persone per restare a casa, a un sistema di politiche attive, dove lo Stato e le sue strutture ti prendono in carico per offrirti nuove opportunità di impiego».
Poletti ha confermato quindi lo stanziamento di un fondo da 1,5 miliardi per gli ammortizzatori. «Teniamo conto», ha avvertito, «che proprio in questo momento stiamo chiudendo un rifinanziamento della cassa in deroga per altri 700 milioni di euro».
Infine un commento sul risultato del voto sul Jobs Act al Senato. «Buono. La discussione ha consentito a chi aveva elementi di dissenso, ad esempio sull'articolo 18, di valutare che magari per un cosa che non gli stava bene ce ne erano altre sei che apprezzava».

Articoli Correlati

Potresti esserti perso