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MAMBO 11 Ottobre Ott 2014 1440 11 ottobre 2014

Espulsioni nel Pd? Renzi si tenga i traditori

Scelta assurda buttare fuori chi non vota la fiducia. Sui ribelli decideranno gli elettori.

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Matteo Renzi nella sede del Partito democratico.

La sinistra è affollata da 'tragediatori', cioè personaggi che fanno pubblica scena di ogni loro gesto alla ricerca di compassione e consenso.
Adesso è il turno di quella piccola pattuglia di senatori che hanno votato contro la fiducia a Renzi, ovvero non gliela hanno data e che temono o sono minacciati di essere cacciati via dal Pd.
Fra di loro c'è, ovviamente, Corradino Mineo, che continua - è la seconda volta che gli capita - a dare del «bambino autistico» a Renzi non rendendosi conto, malgrado la prima volta sia stato costretto alle scuse, che quella definizione andrebbe evitata per rispetto dei bambini con quella patologia. Ma per lui è troppo difficile da comprendere.
CACCIARLI SAREBBE UN ERRORE. La loro espulsione è stata negata dal vice-segretario del Pd e da altri renziani, ma non dal radicale Roberto Giachetti (è impazzito?), tuttavia tutti hanno detto che i provvedimenti eventuali spetteranno al gruppo parlamentare.
È una risposta furba e ipocrita. La situazione invece è abbastanza semplice.
È del tutto evidente che non votare la fiducia al governo diretto dal segretario del proprio partito è una manifestazione di auto-esclusione. È altrettanto evidente che cacciare un parlamentare assume il valore della scelta di tipo autoritario che recentemente abbiamo contestato a Grillo e Casaleggio.
Renzi e i suoi dovrebbero sapere che nel partito che hanno in testa e che stanno, diciamo così, costruendo, non è possibile avere le maglie strette. Un partito allo stato gassoso prevede che le bollicine brillino quando si toglie il tappo.
Poi, come è noto, tutto si ferma ma le bollicine hanno una loro vita.
I DEM HANNO ANCORA PROBLEMI DI IDENTITÀ. Cacciare i tre senatori sarebbe inoltre inopportuno perché ne farebbe tre vittime, invece di essere tre parlamentari sleali. Viva infatti Walter Tocci!
Il Pd, anche nella versione renziana , purtroppo continua a non sapere che cosa è.
Mentre nella logica del partito tradizionale l'espulsione aveva una sua ragion d'essere nel trionfo della regola della disciplina, mentre nel partito-movimento alla Grillo l'espulsione è un rito intimidatorio di fedeltà, nel partito liquido-gassoso l'espulsione è un non senso, un vero e proprio sovrapporsi di forme di partito diverse.
A Renzi tocca tenersi i suoi protestatari, se saranno loro a far cadere il suo governo saranno gli elettori a decidere.
In fondo è capitato anche al senatore Franco Turigliatto di avere momenti di celebrità. Ma c'è qualcuno che ancora si ricorda di lui?

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