Sheikh Tamim Hamad 140204175439
ACCUSE 11 Ottobre Ott 2014 1831 11 ottobre 2014

Isis, Emirati, Giordania e Arabia contro il Qatar

«Pubblicamente sostiene lo sforzo degli Usa, segretamente aiuta i suoi nemici».

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L'emiro del Qatar, Sheikh Tamim bin Hamad bin Khalifa al-Thani.

Dopo alcune settimane di bombardamenti in Iraq e in Siria, la coalizione anti-Isis scricchiola. Arabia Saudita, Giordania e Emirati Arabi accusano il Qatar di fare il doppio gioco: pubblicamente, affermano, sostiene lo sforzo degli Usa, ma segretamente aiuta i suoi nemici.
I tre Paesi arabi, secondo quanto hanno affermato funzionari arabi e americani citati in forma anonima dal Wall Street Journal, hanno ammonito la Casa Bianca che la coalizione rischia di spaccarsi se tutti i suoi membri non si impegneranno allo stesso modo per combattere in particolare contro i finanziamenti e il flusso di denaro verso lo Stato Islamico.
GIORDANIA CHIEDE TOLLERANZA ZERO. Il re giordano Abdullah II è stato anche più esplicito quando a settembre, parlando alle Nazioni Unite, ha dichiarato che è necessario adottare «una politica di tolleranza zero» nei confronti di qualsiasi forma di sostegno ai gruppi terroristi, in un messaggio che è stato interpretato come diretto al Qatar, ma anche alla Turchia. In particolare preoccupano e suscitano sospetti i rapporti di Doha con gruppi come il filo-al Qaida al Nusra, Hamas e i talebani afghani.
Anche il dipartimento del Tesoro Usa ha espresso preoccupazione per finanziamenti a gruppi del genere che arrivano dal Qatar, apparentemente attraverso uomini d'affari e organizzazioni umanitarie e islamiche. Funzionari del dipartimento, ha scritto il Wsj, sostengono, ad esempio, che nel 2013 un uomo d'affari ha trasferito due milioni di dollari a un comandante dell'Isis incaricato di reclutare combattenti stranieri.
DOHA, MEDIATRICE PER GLI USA. La situazione è però particolarmente delicata perché Washington ha stretti rapporti diplomatici con Doha, che ha mediato per gli Usa in diverse situazioni proprio grazie ai suoi rapporti con i gruppi radicali, mentre dalla base militare al Udeid, nel deserto del Qatar, partono molti dei cacciabombardieri americani impegnati nei raid in Siria e Iraq. Doha inoltre respinge ogni accusa e si mostra determinata a proseguire la sua politica. «Il Qatar può solo seguire una politica che è indipendente e al di fuori di influenze esterne», ha affermato di recente il ministro degli Esteri Khalid bin Mohammed al Attiya, aggiungendo che «a volte pesanti critiche sono il prezzo da pagare per avere preso un ferma posizione su ciò in cui crediamo».

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