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RIFORMA 11 Ottobre Ott 2014 1200 11 ottobre 2014

Jobs act, Damiano (Pd): «Servono correzioni alla Camera»

Il presidente della commissione Lavoro a Montecitorio vuole evitare un nuovo voto di fiducia.

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Il presidente della commissione Lavoro a Montecitorio, Cesare Damiano.

Per ora c'è stato l'ok del Senato - anche se con la fiducia - ma il percorso del Jobs act è ancora lungo. E ora è atteso alla Camera. Dove si annuncia una nuova battaglia, anche se i numeri, a differenza di Palazzo Madama, sono più favorevoli al premier Matteo Renzi.
Eppure, secondo il presidente della commissione Lavoro a Montecitorio, Cesare Damiano, «sono necessarie correzioni», nonostante al Senato si siano «compiuti passi avanti» (i lavori sono in agenda a partire da giovedì 16 ottobre).
NO ALLA FIDUCIA IN AULA. I miglioramenti apportati al testo, infatti, secondo l'esponente del Partito democratico «sono stati insufficienti» e per questo s'è augurato «ulteriori interventi alla Camera». E spiegando che «la fiducia in Aula sia da evitare»: «Non siamo di fronte a scadenze come il vertice a Milano», ha argomentato Damiano. Che sull'ipotesi accennata dal premier Matteo Renzi sul ricorso al provvedimento anche a Montecitorio è stato chiaro: «È l'ultima cosa a cui pensare adesso, se la poteva risparmiare».
CORREZIONI AL JOBS ACT. Tuttavia, sulle possibili correzioni da apportare al testo Damiano non si è sbilanciato: si baseranno, ha spiegato, «sulle proposte dei partiti, tenendo in considerazione l'opinione del governo, come sempre si è fatto». E ha aggiunto: «Le materie da toccare potrebbero essere parecchie», con possibili miglioramenti, per esempio, sul «controllo a distanza, sul ruolo del sindacato aziendale riguardo alle mansioni».
Inoltre, ha sottolineato Damiano, «si potrebbe anche tenere conto delle dichiarazioni del premier su rappresentanza sindacale, partecipazione dei lavoratori e contrattazione decentrata».
ART. 18, FATTI PASSI AVANTI. Poi c'è il nodo dell'articolo 18, su cui è stato fatto «un passo avanti nella direzione del Pd, che però non è stato incluso nel testo».
Sugli sgravi al contratto stabile, previsti dal testo uscito dal Senato, su oneri diretti e indiretti, a vantaggio del datore di lavoro, il presidente della commissione Lavoro a Montecitorio ha evidenziato che la «legge di stabilità certifichi il fatto che il governo metta risorse fresche sia per gli ammortizzatori sociali per i precari sia per abbattere il cuneo fiscale per i contratti a tempo indeterminato».
AL SENATO MIGLIORAMENTI. Comunque Damiano ha dato anche atto dei miglioramenti inseriti nel maxiemendamento al Senato, a partire dal «disboscamento delle forme più precarie, visto che si parla di superarle».
C'è poi, ha fatto notare, appunto un «paragrafo aggiuntivo sul contratto a tempo indeterminato, con sgravi».
Altri progressi, ha aggiunto il deputato democrat, si sono registrati «sulle mansioni, per quanto riguarda la tutela economica dei lavoratori, che permette di mantenere il livello salariale».
Riscontri positivi pure «sui voucher, il cui uso rimane plafonato alla vecchia normativa, ovvero a 5 mila euro annui».

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