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VERSO L'EUROGRUPPO 11 Ottobre Ott 2014 1511 11 ottobre 2014

Legge di Stabilità, fonti Ue: «Chieste modifiche a Francia e Italia»

«Chieste modifiche a Francia e Italia». Valls: «Niente lezioni».

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Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio Ue, e Matteo Renzi, premier italiano.

Intervistato dalla Cnn, il ministro Pier Carlo Padoan aveva detto di non temere una bocciatura della legga finanziaria da parte dell'Unione europea. E aveva negato l'esistenza di un negoziato con i piani alti della Commissione sulla legge di Stabilità. E invece, secondo fonti Ue riportate dall'agenzia Reuters, Bruxelles sta facendo un tentativo dell'ultimo minuto per convincere l'Italia e la Francia a cambiare i disegni di legge prima che vengano inviati alla Commissione per evitare un probabile respingimento.
LA RICHIESTA AL VERTICE SUL LAVORO. Secondo le indiscrezioni, il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, in colloqui privati a margine del vertice Ue sull'occupazione a Milano mercoledì scorso, avrebbe chiesto al premier Matteo Renzi e al presidente francese François Hollande di modificare le manovre per il 2015.
Il portavoce della Commissione, interpellato dai giornalisti, si è trincerato dietro a un «no comment». Ma la replica del primo ministro francese Manuel Valls sembra confermare il pressing Ue.
VALLS: «NON ACCETTO LEZIONI». L'Europa deve «rispettare la Francia», ha detto il premier d'Oltralpe, in risposta agli 'avvertimenti' della Commissione. «Siamo noi a decidere del budget. L'unica cosa che noi chiediamo agli europei è di tenere conto della realtà che purtroppo ci è imposta: la crisi dell'eurozona». «Bisogna rispettare la Francia, che è un grande Paese. Io non accetto lezioni di buona gestione», ha insistito Valls.
I progetti devono essere presentati ufficialmente a Bruxelles entro il 15 ottobre. Se rileva «deviazioni importanti» dalle raccomandazioni Ue, la Commissione può rinviare la bozza per revisioni. In questo caso, entro settte giorni deve avvertire il governo interessato e entro quindici presentare parere motivato.

L'Italia richia la procedura di infrazione per debito eccessivo

Manuel Valls.

Con tutta probabilità i piani di bilancio dei Paesi dell'Eurozona e in particolare di Francia e Italia, sono destinati a dominare la riunione dell'Eurogruppo di lunedì 13 ottobre, nonostante non siano sull'agenda. È probabile che più di qualche ministro sia interessato ad avere maggiori dettagli sulle manovre di Parigi e Roma. «Perché», hanno spiegato fonti europee, «gli impegni di bilancio che ognuno ha preso approvando le raccomandazioni di Bruxelles, sono impegni nei confronti di tutti i 18 Paesi euro.
L'EUROGRUPPO AVVERTE PARIGI. Sulla Francia, il pressing dell'Europa è evidente: il presidente dell'eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, da Washington, ha infatti bocciato senza mezzi termini i piani di finanziaria francesi, giudicati «insufficienti», e ha invitato Parigi a rimettere mano alla legge prima di farla arrivare a Bruxelles. Ma anche per l'Italia il clima è teso. Nonostante il suo deficit sia sotto il 3%, l'annuncio di rinvio al 2017 del pareggio di bilancio e il nuovo aumento del debito pubblico, non sono ben visti dalla Commissione che almeno sul debito avrebbe voluto vedere dei progressi. L'aggiustamento strutturale di 0,7% richiesto è dunque rinviato di due anni, e questo metterebbe l'Italia anche a rischio di una procedura per debito eccessivo.
ITALIA E FRANCIA ISOLATE. L'Italia e la Francia invocano le 'circostanze eccezionali', cioè la recessione, ma in base alle regole del Patto vale solo se è una condizione in cui versa tutta l'Eurozona. Per questo i contatti tra Bruxelles e Roma e Parigi sono intensi in questi giorni. La speranza anche per l'Italia, hanno spiegato fonti europee, è che riconsideri i numeri della legge di Stabilità per evitare che la Commissione riscontri quella 'deviazione importante' dagli obiettivi concordati che la porterebbe a bocciare la legge.
Nonostante la ripresa sia rallentata, Italia e Francia sono sole nella loro richiesta alla Ue di tenere conto dei fattori straordinari, come la crescita negativa: dai Paesi baltici all'Irlanda, dalla Grecia agli altri sottoposti a programmi di aiuto come Spagna e Portogallo, sono tutti scettici a concedere 'sconti' che a loro non sono stati fatti. La stessa Olanda, che aveva chiesto un anno in più per il taglio del deficit, ci tiene a ricordare che alla Francia non solo furono già concessi due anni in più, ma non le sono serviti a nulla perché non ha fatto gli sforzi promessi che invece l'Olanda ha portato a termine in un anno soltanto.

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