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INTERVENTO 12 Ottobre Ott 2014 1530 12 ottobre 2014

Silvio Berlusconi: «Non siamo più in una democrazia»

Il Cav torna e attacca il governo. Sollevando sospetti sulle elezioni.

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L'ex premier Silvio Berlusconi.

Torna alla carica Silvio Berlusconi, intervenendo il 12 ottobre telefonicamente al convegno organizzato a Saint-Vincent da Gianfranco Rotondi.
L'ex premier si è scagliato ancora una volta contro l'uso 'politico' della giustizia e contro un sistema parlamentare, minato alle fondamenta.
DEMOCRAZIA FALLITA. «Siamo tutti consapevoli che in questo momento non siamo più in una democrazia», ha detto Berlusconi. E ha aggiunto: «Siamo governati da un parlamento dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale e da un governo non eletto dal popolo».
Durante il suo intervento la parola «brogli» è tornata a far capolino: «La maggioranza uscita dalle ultime elezioni politiche è prevalsa su di noi solo per lo 0,32%, cioè 130 mila voti che siamo sicuri che non corrispondevano al risultato vero dell'elezione». E ancora: «Abbiamo l'esigenza di presidiare concretamente le operazioni di voto e di scrutinio in tutta Italia dove ci sono stati tolti troppi voti con i brogli».
FI ANCHE NEI COMUNI SOTTO I 5 MILA ABITANTI. Quindi ha dettato la rotta che il partito deve seguire: «Siamo ancora di gran lunga il primo partito del centrodestra. Dovremo piantare una propria bandiera in ogni Comune italiano, anche in quelli con meno di 5 mila abitanti dove mai era stata presentata una lista. La mia follia è di riuscire a far sì che si occupino della cosa pubblica quei milioni di persone che non hanno votato alle Europee, sono circa 24 milioni, e che vivono la politica con fastidio, disgusto e indifferenza».
IL CASO MEDIASET. Il patron di Fininvest ha parlato anche della condanna al processo Mediaset e si è lamentato di aver subito un trattamento 'speciale': «In 20 anni mi hanno fatto di tutto, hanno attentato alla mia serenità, al mio tempo, alla mia famiglia, alle mie aziende, al mio patrimonio, ai miei diritti politici perché io non posso votare e non posso essere votato e infine anche alla mia libertà».
Silvio Berlusconi si è detto pronto a ridare slancio a Forza Italia attraverso un superamento delle scissioni interne e a un cambio di rotta.

Attacco a Ncd: «Traditori»

Silvio Berlusconi e Raffaele Fitto nel 2010.

Parole di fuoco sono state rivolte anche ai 'cugini' del Nuovo centrodestra, che il Cavaliere è tornato a chiamare «traditori», riaccendendo lo scontro con Angelino Alfano e allontanando la prospettiva di una 'reunion' per le Regionali. «Il governo è tenuto in piedi da 32 senatori che erano stati eletti dai nostri elettori», ha attaccato.
ALLEANZA IMPROBABILE. Parole che hanno incendiato Ncd, riunita nella prima festa nazionale dalla sua nascita, in Puglia. Se avessimo dato retta «a chi voleva affondare il governo oggi l'Italia sarebbe nelle mani di Grillo», ha replicato Alfano da Ceglie Massapica mentre Fabrizio Cicchitto ha reagisto: «Se ci considera traditori, come possiamo allearci?»
L'ipotesi oggi appare infatti remotissima, come confermato da uno dei 'big' azzurri più vicini al Cavaliere, Maria Rosaria Rossi: «Credo che non ci potranno essere accordi espliciti con chi ha tradito il proprio padre politico», ha spiegato, rimarcando tra l'altro il contro-esodo di diversi esponenti alfaniani in atto in questi giorni dalle Marche alla Calabria: «Berlusconi non ha mai chiuso le porte a nessuno e molti dei membri del Ncd stanno tornando con noi».
OPPOSIZIONE AL GOVERNO SUI TEMI ECONOMICI. Le distanze con Ncd si riflettono inoltre anche in un'opposizione «matura e visibile» che Berlusconi vuole imprimere al partito. Sulla durata del governo cresce infatti lo scetticismo e se sulle riforme il Patto del Nazareno è a prova di bomba, la virata anti-governativa di Fi sui temi economici, evocata da tempo dalla fronda fittiana, sembra ormai avere il placet del Cavaliere, che guarda con cauta ma crescente speranza anche a una sentenza favorevole da Strasburgo.

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