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DIASPORA 13 Ottobre Ott 2014 1535 13 ottobre 2014

D'Alì lascia Alfano e torna in Forza Italia

Il senatore siciliano deluso dell'esperienza governativa del Ncd.

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Antonio D'Alì.

Se un riavvicinamento tra Berlusconi e Alfano è lontano, dal Nuovo centrodestra c'è chi scegli di tornare alla casa madre.
È il caso di Antonio D'Alì che ha spiegato il suo cambio di casacca a Mix24 su Radio24. «Se io torno, e forse probabilmente tornerò, torno per le mie personali valutazioni», ha detto. E lo farà - a suo dire - da solo: «Ho sempre fatto scelte autonome con la mia coscienza e con i miei elettori. Io non faccio cordate. Certamente non c'è serenità complessiva in tutti quelli che hanno fatto la scelta, a suo tempo, del Nuovo centrodestra, ma non posso né quantificare né parlare a nome di altri».
L'IMPEGNO PER LA SICILIA. Questione, sostiene D'Alì di «storia politica e coerenza con i sentimenti degli elettori». Glielo chiede, si può dire, la Sicilia, sua terra d'origine. Perché proprio lo sviluppo dell'Isola, ha scritto il senatore in una nota, suggerisce «l'assunzione di una posizione più netta e il rilancio di una sfida della mia attività nel partito di Forza Italia che mi ha visto in prima linea sin dal 1994 e con Silvio Berlusconi nel cui governo ho avuto l'onore di militare e che mi ha consentito di concretizzare in opere e in positivi modelli di sviluppo socio-economico l'amore per la mia città e per la splendida terra di Sicilia».
Deluso dall'esperienza alfaniana di governo - «la componente di governo liberale che dovrebbe garantire l'equilibrio con le istanze della sinistra vi si trova decisamente minoritaria nei numeri e nella capacità di incidere nelle scelte importanti, nella riforma costituzionale è stata più volte addirittura ignorata dal nuovo partito democratico di Renzi e pur tuttavia ne ha assecondato senza reagire le più disparate e talvolta sconnesse scelte», continua la nota - D'Alì ha preferito tornare in casa berlusconiana, dopo aver «tentato», inutilmente, «di suscitare un dibattito sulla opportunità di modificare modi e posizioni di presenza nella maggioranza».

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