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SCENARIO 13 Ottobre Ott 2014 1557 13 ottobre 2014

Ncd, Alfano contro la diaspora in Forza Italia

Angelino punta sull'intergruppo. Per frenare le fughe. In 10 pronti a lasciare.

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Antonio D'Alì.

Unirsi e sommarsi per evitare di morire e perdersi per consunzione. Angelino Alfano e il suo Nuovo centrodestra sono di fronte a un nuovo rischio diaspora.
D'ALÌ INAUGURA LA DIASPORA. La fuga dei senatori in rapido rientro verso la casa madre, Forza Italia, è cominciata domenica 12 ottobre quando è tornata all’ovile la prima pecorella smarrita, il senatore siciliano Tonino D’Alì.
Alfano, che lunedì 13 ha aperto la costituente del partito in Sicilia, non l’ha presa bene. Anche perché la notizia segue il diktat dell’onorevole assistente tuttofare di Silvio Berlusconi, la senatrice Mariarosaria Rossi, che chiude ogni prospettiva di alleanze locali tra Forza Italia e Ncd.
L'OPERAZIONE LASSIE. E al senatore trapanese D’Alì sarebbero pronti ad aggiungersi, nell’operazione Lassie (ritorno a casa) molti altri colleghi: cinque calabresi, capitanati da Tonino Gentile, e altri cinque tra cui Antonio Azzollini, Laura Bianconi e Federica Chiavaroli.

Intergruppo con Udc e Ppi: l'ultima carta di Alfano

Il ministro dell'interno Angelino Alfano.

Ad Alfano, dunque, non resta che una carta. Accelerare l’operazione gruppi unici neocentristi e far nascere, finalmente, un «gruppone» popolare composto da Ncd, Udc, Popolari per l’Italia (di Mario Mauro) che consentirebbe ad Alfano & Co di pesare ancora, dentro il governo e nei confronti di Matteo Renzi.
Ma l’operazione non è affatto semplice, congelata com’è da veti reciproci, rivalità e gelosie interne.
UN FRONTE DIVISO. Pier Ferdinando Casini - tramite il suo fidato braccio destro, Gianpiero D’Alia - frena mentre Lorenzo Cesa, oggi eurodeputato, vorrebbe accelerare. Poi c’è l’ex ministro Mauro che vorrebbe una posizione più critica nei confronti di Renzi. Infine, c’è una parte dello stesso Ncd, ministro Beatrice Lorenzin in testa, che sogna future alleanze col Pd e la capogruppo alla Camera, Nunzia De Girolamo, che punta ad allearsi con i democratici in Campania.
IL TAGLIA FUORI DELL'EX CAV. In difficoltà e spiazzata dal niet berlusconiano a ogni alleanza locale, annaspa quella parte di Ncd - rappresentata dal ministro Maurizio Lupi e dalla portavoce Barbara Saltamartini, che vorrebbe tornare, appena possibile, nel centrodestra. Berlusconi, infatti, ha chiesto il «taglia fuori» contro gli alfaniani da tutte le alleanze locali.
In Emilia Romagna Fi ha deciso si allearsi con la Lega, accettando come candidato governatore il sindaco di Bondeno Alan Fabbri, e Fratelli d’Italia, costringendo Ncd e Udc a correre da soli.
LA SFIDA CALABRA. E anche in Calabria (dove si vota il 23 novembre, come in Emilia) Forza Italia, grazie al lavorio della plenipotenziaria di Berlusconi, Jole Santelli, è riuscita a ‘svuotare’ del tutto il Ncd. Ben 56 circoli, infatti, appoggiano la candidatura del commissario straordinario della Provincia di Catanzaro, Wanda Ferro. Sarà lei a correre per Berlusconi, tagliando fuori, anche in questo caso, il Ncd che esprime il governatore uscente, Giuseppe Scopelliti, e Udc.

La guerra per i capigruppo: Schifani e D'Alia tra i mal di pancia

Angelino Alfano e Renato Schifani al Quirinale.

Per non dire del fatto che, nel nuovo insieme centrista che dovrebbe nascere alla Camera come al Senato, è guerra aperta su chi dovrebbe fare il capogruppo.
Ci sono, certo, le auto-candidature dell’ex presidente del Senato Renato Schifani per la poltrona di capogruppo a palazzo Madama e di Gianpiero D’Alia per lo scranno a Montecitorio, ma tra i molti mugugni di chi non li vuole.
NUOVI EQUILIBRI PARLAMENTARI. Se da un lato la nascita dell’intergruppo parlamentare Alfano-Casini-Popolari per l’Italia (annunciata, una prima volta, a fine luglio, e ri-annunciata ai primi di ottobre) sarebbe una onorevole via di fuga per gli alfaniani doc sempre più nervosi e irritati contro Berlusconi e i suoi, dall'altro cambierebbe - e non di poco - gli attuali equilibri parlamentari. Trentadue senatori di Ncd, più due senatori Udc (Casini e Antonio De Poli) e i due Popolari per l’Italia (Mauro e Tito Di Maggio) darebbero vita a un gruppo, al Senato, forte di almeno 36 senatori (almeno sulla carta).
Alla Camera, invece, il «gruppone» della Costituente popolare potrebbe contare su numeri anche più ampi: ai 27 deputati Ncd si sommerebbero i sei deputati eletti con l’Udc nella lista Monti (Ferdinando Adornato, Rocco Buttiglione, Paola Binetti, Angelo Cera, Giuseppe De Mita, D’Alia) e altri arrivi sono possibili da Scelta civica (Andrea Causin). Il totale fa, appunto, 33-35: vorrebbe dire far nascere il terzo gruppo più grosso dopo Pd e M5s, dato che Sel è tracollata a 25.

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