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CURIOSITÀ 14 Ottobre Ott 2014 0600 14 ottobre 2014

Renzi e i brevetti sul cognome

La fondazione Open ha registrato i marchi «Renzino» e «Renzini». Per cioccolate, tè e caffè. In modo da evitare brutti scherzi.

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Matteo Renzi.

Quel vulcano di Matteo Renzi ne sa davvero una più del diavolo. Contrariamente all'immagine di «annuncista» che i suoi detrattori tentano di appiccicargli addosso, il leader dem dimostra coi fatti di non voler lasciare mai nulla al caso. E non solo in politica.
UNA POSSIBILE EXIT STRATEGY. Spulciando nei meandri del renzismo, infatti, Lettera43.it ha scoperto che dopo essere diventato segretario del Partito democratico e presidente del Consiglio dei ministri, l'ex sindaco di Firenze ha deciso di lasciarsi aperta anche un'altra porta per il suo futuro... come maître chocolatier. Non si tratta né di uno scherzo, né di una boutade. È la pura verità, certificata addirittura dal registro dei Brevetti e dei Marchi di impresa del ministero dello Sviluppo economico.
I MARCHI «RENZINO» E «RENZINI». Riassumendo in breve i fatti, il 18 ottobre del 2013, poco meno di due mesi prima delle Primarie che incoronarono Renzi leader del Nazareno, la Fondazione Big Bang registrò presso l'Uibm due marchi di impresa: «Renzino» e «Renzini», entrambi con classe di prodotti 30, riconosciuti dalla classificazione di Nizza come «caffè, tè, cioccolato e cacao e prodotti a base o composti da essi; pasticceria e confetteria».
Le domande FI2013C001329 e FI2013C001330, presentate presso l'ufficio di via dei Tintori a Firenze, dopo aver superato le varie fasi dell'iter burocratico, sono state accolte e rilasciate lo scorso 13 maggio, e pubblicate sul Bollettino Uibm numero 36 dell'11 giugno 2014 (pagina 2547).



Nel frattempo la Fondazione Big Bang ha cambiato nome in Fondazione Open, ma ha mantenuto la sua natura, come si legge sul sito internet: «Non ha fini di lucro e non ripartisce utili» ma «supporta le attività e le iniziative di Matteo Renzi, fornendo il suo contributo finanziario, organizzativo e di idee alle attività di rinnovamento della politica italiana, in particolare quelle articolate intorno alla figura di Renzi».


La domanda, dunque, sorge spontanea. Ma se l'ente è nato per «promuovere, supportare ed elaborare ricerche, analisi, studi e proposte (di natura normativa, amministrativa, istituzionale, organizzativa) volte a rinnovare la società italiana, in particolare nei settori dell’economia, dell’attività amministrativa, della rappresentanza, della ricerca e dell’innovazione, dell’educazione scolastica ed universitaria, della giustizia», cosa ha spinto il presidente Alberto Bianchi (Cda Enel), e i consiglieri Marco Carrai, Maria Elena Boschi e Luca Lotti a intraprendere questa nuova avventura?
NO ALLO SFRUTTAMENTO DEL NOME. Il motivo è facilmente intuibile, ma un renziano del Giglio magico comunque conferma: «Semplicemente per evitare che qualche buontempone, ispirato dalla parodia di Maurizio Crozza, potesse provare a creare un prodotto simile».
Nessuno scandalo, quindi. Tanto che la fonte, conversando con Lettera43.it, prova anche a ironizzare sulla vicenda: «Chissà se Matteo non si sia lasciato convincere dagli oppositori quando dicono che combina solo pasticci. E poi dicono che non ascolta nessuno!...».

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