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OCCUPAZIONE 15 Ottobre Ott 2014 1746 15 ottobre 2014

Contratto a tempo indeterminato con zero contributi: conviene anche alle aziende

Risparmio di 7-10.000 euro per il datore di lavoro. In busta 1.600 euro in più.

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Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti.

Zero contributi per i primi tre anni, e assumere a tempo determinato diventa più conveniente per tutti.
Per l'imprenditore, considerato un reddito medio, il risparmio si potrebbe attestare tra i 7.500 e i 10.600 euro l'anno. E il lavoratore si ritroverebbe con una busta paga netta lievitata di circa 1.600 euro in 12 mesi.
La norma fortemente voluta dal premier Matteo Renzi è sul tavolo del Consiglio dei ministri del 15 ottobre, e molto dipende anche dai dettagli finali ancora da introdurre.
Ma secondo l'elaborazione del Caf nazionale Cisl, il nuovo contratto indeterminato può diventare davvero competitivo sul fronte del costo del lavoro per chi vuole assumere, rivelandosi più conveniente non solo dei contratti indeterminati attuali ma anche di quelli a tempo e delle collaborazioni.
Ecco nella simulazione del Caf Cisl cosa potrebbe accadere.

Retribuzione lorda 25.000 euro

NEO ASSUNTO CON ZERO CONTRIBUTI. Il Caf Cisl calcola un risparmio di circa 7.600 euro rispetto al contratto attuale, e anche il lavoratore vedrebbe la retribuzione netta annuale salire di 1.600 euro, più del bonus Irpef da 80 euro.
Alla retribuzione lorda da 25.000 euro non si applica il prelievo di 2.462 euro di contributi dovuti dal lavoratore, ma vanno tolte le tasse (5.126 euro) e la previdenza complementare. Alla fine rimangono 19.736 euro di salario netto (contro i 18.139 del contratto con contributi).
Per il datore di lavoro, invece, c'è un risparmio di circa 7.600 euro di contributi che fanno scendere il costo del lavoro globale a 27.587 euro.
CONTRATTO INDETERMINATO 'PIENO'. Per il lavoratore da 25.000 euro vanno sottratti 2.462 euro di contributi, si arriva a un lordo di 22.537 euro al quale si tolgono circa 4.260 euro di tasse. Alla fine in busta paga arriva un netto di 18.139 euro.
Per il datore di lavoro, invece, ai 25.000 euro lordi si aggiungono 7.616 euro di contributi previdenziali e 353 di Inail. Alla fine tra Tfr, Assistenza sanitaria e previdenza complementare il costo lievita a 35.204 euro.
CONTRATTO A TEMPO. Non si discosta molto da quello indeterminato. Per il lavoratore i prelievi di contributi e tasse non cambiano e alla fine dai 25.000 euro lordi si arriva a 18.139 euro netti.
Per il datore di lavoro i contributi previdenziali sono appena più alti: 7.990 euro contro i 7.616 di quello a tempo indeterminato. Il costo del lavoro finale sale a 35.577 euro.
COLLABORAZIONE. A rimetterci, in questo caso, è solo il lavoratore. La retribuzione netta, dai 25.000 euro lordi, scende a 18.057 euro per i contributi pagati e per i prelievi di tasse. Il datore di lavoro, invece, spende meno dei vecchi contratti indeterminati ma più di quelli zero contributi: alla fine l'esborso per il costo del lavoro e' di 30.155 euro.

Retribuzione lorda da 35.000 euro

TEMPO INDETERMINATO. I nuovi contratti a zero contributi per i neo assunti aumentano la loro convenienza al salire del reddito. Sui 35.000 euro lordi il costo del lavoro sarebbe di 38.575 euro contro i 49.271 dell'attuale contratto.
Anche la retribuzione netta del lavoratore sale, in caso di azzeramento dei contributi anche per la quota del dipendente: passa da 24.270 a 25.856 euro: poco meno di 1.600 euro.
CONTRATTO A TEMPO. Partendo da 35.000 euro lordi si arriva a un netto in busta paga di 24.270 euro, tra tasse (7.089 euro) e contributi (3.447 euro). È questa la formula più onerosa per l'imprenditore: il costo del lavoro sale a 49.760 euro, quasi 15.000 euro in più del lordo in busta paga.
COLLABORAZIONE. A conti fatti per il collaboratore non rimane il contratto meno conveniente. Secondo le stime del Caf Cisl dal lordo di 35.000 euro si arriva a un netto di 27.026 euro. Mentre per il datore di lavoro il costo globale si attesta a 42.217 euro.

Partite Iva

Difficile equipararle a un contratto, ma certamente il ricorso a partite Iva è una delle anomalie del sistema italiano, che il legislatore ha tentato di correggere, tanto che ora aumentano i rischi di ricorso per il datori di lavoro.
Ma, a guardare i conti, rimane il contratto meno conveniente per il lavoratore e più conveniente per il datore.
Il salario lordo di 25.000 o di 35.000 euro rimane lo stesso per chi paga, ma il lavoratore, pagati contributi e tasse, incassa un netto che rispettivamente è di 12.600 e 16.159 euro, meno della metà del lordo.

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