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SCENARIO 15 Ottobre Ott 2014 1615 15 ottobre 2014

Pd, la minoranza cerca un leader

La sinistra dem non ha un capo da opporre a Renzi. Che pensa a una nuova forma partito.

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Achille Occhetto.

Dalla caduta del Muro di Berlino in poi, la sinistra italiana è sempre stata alla ricerca continua di un leader che la trasformasse da movimento di lotta in forza di governo.
Dal 1989 a oggi la storia non è mai cambiata, e quelli che ci hanno provato, o hanno fallito o sono finiti nel dimenticatoio.
IL DIMENTICATOIO GAUCHISTA. Da Achille Occhetto a Nichi Vendola, passando per Oliviero Diliberto, Fausto Bertinotti, Paolo Ferrero e Franco Giordano, di loro ormai si sono perse le tracce o quasi. Se non per improvvisi colpi di fulmine per questo o quel volto «nuovo», selezionato comunque con i soliti due criteri: essere rigorosamente nato nelle vecchie strutture del Pci e essere stato allevato coi dettami delle Frattocchie.

Renzi vince ma non convince la sinistra

Matteo Renzi e Maurizio Landini.

All'alba del 2014 il problema sembrava finalmente risolto, con l'arrivo di Matteo Renzi e del suo Pd, capaci di conquistare uno storico 40,8% alle ultime Europee.
Invece, niente da fare. Alla sinistra dura e pura il premier-segretario proprio non va giù.
LA SUGGESTIONE LANDINI. Ecco perché ldopo aver sperato in Gianni Cuperlo, strizzato l'occhio a Pippo Civati e coltivato l'idea di creare una «cosa rossa», ora l'ultima suggestione si chiama Maurizio Landini, sindacalista, leader Fiom (l'ala più organizzata e incisiva della Cgil) e bestia nera della Fiat.
La voce di corridoio deve essere arrivata fino ai piani alti di Euromedia Reserch, la società della sondaggista di fiducia di Silvio Berlusconi, Alessandra Ghisleri, che nella puntata di martedì 14 ottobre di Ballarò ha presentato i risultati di un sondaggio sul consenso ai leader, inserendo nella lista anche Landini. Il numero uno dei metalmeccanici attrae il 21% del campione, ma la stessa Ghisleri si è affrettata a specificare che «si è trattato di una evidente provocazione».
GHISLERI: «UNA PROVOCAZIONE». La presidente di Euromedia, infatti, non ha specificato di che orientamento politico fosse il campione a cui è stato sottoposto il nome di Landini, né se si trattasse di intenzioni di voto: elementi importanti per scegliere una guida politica. Eppure a qualcuno in Sel e in parte del Pd la proverbiale lampadina si è accesa lo stesso.
Il diretto interessato, però, respinge a monte le possibili avance. E lo fa senza mezzi termini: «Mi sono rotto le balle! Tutte le volte che c'è una mobilitazione viene fuori questa storia. Io faccio e continuerò a fare il sindacalista».
Il leader Fiom, che resta comunque un abile comunicatore, capisce che sovrapporre adesso più ruoli può essere non solo controproducente ma anche inutile.
LA SMENTITA DEL LEADER FIOM. «Se qualcuno pensa di usare questo argomento per indebolire le nostre posizioni si è sbagliato», ha ribadito infatti Landini, «sono sette anni che c'è questa storia in giro, ma dovrebbero aver capito che io non ho nessuna intenzione di entrare in politica e faccio il sindacalista. Sono voci che lasciano il tempo che trovano...».
E dire che Landini con Renzi si è confrontato più volte in questi ultimi mesi. Tanto che a un certo punto sembrava che tra i due fosse nato una sorta di patto per cambiare l'intera Cgil. Il sindacalista però ha avuto modo di testare la forza politica e mediatica del premier, e ha capito da solo che lanciarsi come un ariete contro di lui gli avrebbe fatto solo male.

Sel all'angolo e l'ipotesi Civati

Pippo Civati.

Discorso a parte, invece, va fatto per la sinistra che fa riferimento a Sinistra ecologia e libertà. Nel partito di Nichi Vendola la buriana provocata dall'uscita di Gennaro Migliore sembra essersi finalmente calmata, ma la lotta alle politiche del governo di Matteo Renzi non accenna a rallentare. O,comunque, all'opposizione non c'è alternativa, almeno in questo momento.
IL RISCHIO ITALICUM. Anche perché il premier ha tentato di apportare modifiche all'Italicum che rischiano proprio di abbattersi sul futuro di Sel.
Se anche Silvio Berlusconi accettasse che il premio di maggioranza fosse assegnato alla lista e non più alla coalizione, per Vendola e compagni si aprirebbero infatti le porte del dimenticatoio, a meno che non gettino la spugna confluendo nel mare magnum del Pd.
Il segretario dem, in questo modo, prenderebbe due piccioni con una fava: rinforzerebbe l'ala sinistra del suo partito e spegnerebbe sul nascere ogni tentativo di scissione (vedi alla voce Patto degli Apostoli con Pippo Civati, che comunque non convince più di tanto proprio la dirigenza di Sel).
IL DOSSIER TONINI. Al Nazareno, però, le idee non sono ancora chiare. Nemmeno a Renzi, che attende la Direzione nazionale del 20 ottobre per studiare a fondo le conclusioni del lavoro commissionato a Giorgio Tonini. Il neo responsabile Autonomia, sussidiarietà e federalismo regionale ed ruropeo del Pd ha ricevuto l'incarico di studiare una nuova formula che faccia diventare il Pd un partito aperto e inclusivo, cancellando per sempre liturgie e caminetti del passato.
IN CERCA DI UN LEADER. In base a questo dossier anche la minoranza dem proverà a riorganizzarsi. Sempre che si riesca, alla sinistra di Renzi, a trovare la quadra su temi, azioni e leadership. Per ora tutti i capicorrente sentono di avere il quid ma a ogni scontro diretto con il segretario sono stati loro a uscire piuttosto malconci.
La ricerca del messia della sinistra italiana appare, dunque, una roba ancora lunga.

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