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GIOCHI DI POTERE 15 Ottobre Ott 2014 1220 15 ottobre 2014

Unione europea, il Movimento 5 stelle messo ai margini

Esclusi dai ruoli chiave nelle commissioni Ue. E ora anche dalle delegazioni. Parlamentari M5s in rivolta: «Pse e Ppe violano le regole». E valutano il ricorso.

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da Bruxelles

L'aula del parlamento europeo. © Getty

Al parlamento europeo il cordone sanitario che la Große Koalition ha deciso di stringere intorno al Movimento 5 stelle (M5s) è sempre più stretto.
Tanto che rischia di strozzare prima di tutto il processo democratico.
Dopo che a luglio gli eurodeputati pentastellati erano stati esclusi dai ruoli chiave nelle commissioni parlamentari, adesso per loro arriva il secondo round di epurazioni: socialisti, popolari e liberali hanno deciso di estrometterli anche dalle cariche di rappresentanza.
BORRELLI: «VIOLATO IL PRINCIPIO DI RAPPRESENTATIVITÀ». L'operazione è iniziata lunedì 13 ottobre e si conclude con le ultime votazioni giovedì 16, ma la strategia è chiara: privarli di qualsiasi potere decisionale anche all'interno delle delegazioni. «Il tutto violando il principio fondante dell'Ue: quello della rappresentatività e della proporzionalità che il metodo d'Hont dovrebbe garantire», denuncia a Lettera43.it il grillino David Borrelli, copresidente del gruppo Efdd (formato da M5s e dal partito britannico antieuro di Nigel Farage, l'Ukip), che il 13 ottobre non è stato eletto alla vicepresidenza della delegazione Mashrek. I 5 stelle avrebbero dovuto aggiudicarsi anche la presidenza della delegazione Australia con Tiziana Beghin e le vicepresidenze della Panafrica con Ignazio Corrao, della Euromed con Fabio Massimo Castaldo e del Montenegro con Marco Zullo.

I conservatori difendono i grillini: «Un'ingiustizia flagrante»

Un'assegnazione certo non obbligatoria: l'unico vincolo è infatti la votazione a maggioranza durante l'elezione, ma a Bruxelles di solito viene usato il metodo d'Hont, ovvero un accordo informale che prevede la spartizione delle cariche parlamentari in modo proporzionale tra i gruppi politici, le nazionalità e la loro forza nei rispettivi Stati membri. «E noi in Italia siamo la seconda forza politica», ricorda Borrelli.
Invece la Große Koalition anche questa volta ha fatto quadrato per escludere i grillini. «Il patto» secondo il quale con le presidenze e vicepresidenze delle delegazioni ci sarebbe stato un equilibrio «non è stato rispettato», accusa Borrelli. «La spartizione dei posti altrui è stata la merce di scambio usata da Ppe, S&D e Alde per rafforzare la loro maggioranza».
«UNA SCELTA PRIVA DI QUALSIASI ALIBI». Una scelta secondo i pentastellati «priva di qualsiasi alibi. Quando siamo stati esclusi dalle cariche a luglio, dicevano che non ci conoscevano, e che facendo parte di un gruppo euroscettico non si potevano fidare», continua Borrelli. «Noi abbiamo comunque provato a lavorare, a collaborare, a mostrare il vero animo dei 5 stelle, ma non è servito».
Così come a nulla è valso, anche questa volta, il sostegno dei conservatori Ecr, dei Verdi e della Gue. «Non è possibile continuare a insistere su un'ingiustizia flagrante nei confronti del Movimento 5 stelle», ha tuonato Notis Marias, vicepresidente Ecr e presidente del movimento politico greco Cittadini anti-Memorandum.
IL M5S VALUTA IL RICORSO ALLA CORTE DI GIUSTIZIA. Ma adesso protestare non basta più. «La maggioranza parlamentare vive dentro una bolla», osserva Borrelli, «non si sono accorti che la metà dei cittadini europei non ha votato alle elezioni perché è euroscettica, mentre l'altra metà è già contro di loro. E noi faremo di tutto per mettergliela ancora più contro».
I pentastellati hanno intenzione di usare qualsiasi mezzo per denunciare l'esclusione dagli incarichi parlamentari, come «ricorrere anche alle vie legali», ovvero vedere se ci sono le condizioni per rivolgersi alla Corte di giustizia dell'Unione europea per il torto subito. Perchè, spiegano, «non è una questione di volere il potere, ma di poter far sentire la nostra voce, ricoprire dei ruoli che possono orientare alcune decisioni».

Nigel Farage, leader dell'Ukip. © Getty

L'alleanza con Farage danneggia il M5s, ma non è in discussione

Ma dentro il parlamento i 17 eurogrillini sono isolati. E a chi fa notare loro che ancora una volta il M5s sta pagando l'alleanza con l'Ukip rispondono in coro che «è tutto strumentale. Dicono di prendersela contro Farage invece si scagliano contro di noi», dice il copresidente grillino dell'Efdd. «All'interno delle commissioni siamo noi a essere presenti, a lavorare, perché l'Ukip non è interessato a seguire certe attività parlamentari e ha rinunciato lasciandoci i loro posti».
Ancora una volta per quanto sacrificati i grillini non rinnegano l'alleanza con gli euroscettici britannici: «L'Efdd è l'unico gruppo che al momento ci permette di votare come vogliamo, che garantisce la vera democrazia», ribadisce a Lettera43.it il capo delegazione M5s Ignazio Corrao, «negli altri gruppi esistono le voting list, entri in aula e sul tavolo ti trovi quello che devi votare».
LA SOLIDARIETÀ DEI COLLEGHI SOCIALISTI E POPOLARI. «Molti colleghi popolari e socialisti per esempio sono venuti a dirci che non erano d'accordo con la decisione di escluderci, ma hanno ricevuto l'ordine di non votarci. Insomma alla fine piegano tutti la schiena», aggiunge Borrelli. «Per questo non andremo con un altro gruppo».
Che sulla questione ci sia un dibattito interno è escluso: «Sin dall'inizio sapevamo che il nostro era un gruppo atipico, che ognuno votava per sè, che su alcune questioni non ci sarebbe stato nessun tipo di accordo o convergenza con gli inglese», spiega Corrao.
CORRAO: «SAPEVAMO A COSA ANDAVAMO INCONTRO». «Una scelta che certo ci sacrifica», ammette qualcuno, «che certo è frustante per molti di noi che lavorano tutti i giorni nelle proprie commissioni, fanno interventi e poi magari non riescono ad avere il sostegno dell'intero gruppo».
Ma Corrao ribadisce: «Lo sapevamo sin dall'inizio che sarebbe stato così. In fondo se fossimo stati nell'S&D o nel Ppe ci avrebbero sbattutto fuori dopo un mese», dice il capodelgazione M5S, che preferisce vedere il bicchiere mezzo pieno. «Preferisco non avere il sostegno dell'Ukip su alcune questioni, piuttosto che essere costretto a votare a favore di cose che non condivido, come succede a molti colleghi dei grandi gruppi».

Jyrki Katainen durante le audizioni al parlamento Ue. © Getty

L'asse con i Verdi? «Nelle audizioni hanno promosso Katainen»

Quello di unirsi ai Verdi, tentare un'altra strada, un'altra politica, è il grande miraggio che da mesi viene sventolato sotto gli occhi dei grillini. E a molti fa pure gola.
Ma c'è chi ricorda che alla fine anche con gli ambientalisti per eccellenza non sarebbe stato tutto rosa e fiori: «Nelle audizioni dei commissari per esempio i Verdi hanno promosso Katainen, cosa per noi impossibile da immaginare».
Non è «una questione di avere un gruppo forte», ribadiscono i grillini, «la questione è che di quello che fanno gli europarlamentari qui a Bruxelles, in Italia non frega niente», è lo sfogo generale.
«MESSORA? NON ERA IL NOSTRO PORTAVOCE». «Ogni volta si dice solo che i grillini europei sono in crisi, che c'è malumore. E per farlo ogni scusa è buona. Quella del siluramento di Claudio Messora è solo l'ultima», sbotta un eurodeputato.
La linea è sempre la stessa: stare uniti, minimizzare, fare spallucce. «Ma poi chi è Messora?» A Bruxelles sono infastiditi anche solo dal sentirsi chiedere per l'ennesima volta come è andata la vicenda dell'uomo mandato da Gianroberto Casaleggio per curare la comunicazione degli eurodeputati e rispedito in Italia insieme al suo staff di 15 persone per una incompatibilità con i parlamentari 5 stelle.
«Non c'è niente di scandaloso, non era il nostro portavoce, si occupava di comunicazione ed evidentemente è stato giudicato non adatto», commentano.
ANCHE GLI EPURATI EPURANO. Certo è che «la comunicazione non dipende da noi», ammettono, «ma se anche Grillo e Casaleggio hanno ritenuto necessario mandarlo via, vuol dire che non ha lavorato bene, tutto qua», cercano di minimizzare gli eurodeputati consapevoli di aver contato non poco nella partita.
«L'aver voluto fare politica da solo, più che cercare di comunicare prima di tutto con noi, non gli ha giovato», taglia corto qualcuno. Che Messora ai pentastellati europei non sia mai piaciuto era chiaro sin dall'inizio. Insomma anche gli epurati a loro volta epurano.

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