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MAMBO 16 Ottobre Ott 2014 1210 16 ottobre 2014

Renzi e il rischio di semplificazione del fenomeno

In Italia si giudica un premier per il carattere, i tic, la simpatia. Così non si capisce la portata dell'azione di governo.

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Il premier Matteo Renzi.

C'è un modo di ragionare attorno alla politica e ai suoi protagonisti che andrebbe abbandonato perché è il più intriso delle vacuità culturali della Seconda Repubblica.
LO SCHEMA PSICOLOGICO-CRIMINALE. Penso allo schema psicologico-criminale che ha avuto grande fulgore negli anni trascorsi. Leader e partiti venivano giudicati a seconda dei tic e delle tendenze psichiatriche dei primi, e il metro dell'affidabilità morale era, invece, affidato a pm dello spessore di Ingroia, De Magistris e il loro coro apologetico sui media.
Quindi i leader erano tendenzialmente in malafede quando non già protagonisti del malaffare ovvero personaggi di fragile tenuta psicologico-morale. Così si sono date mille spiegazioni attorno alla personalità di Berlusconi, per esempio, e nessuna spiegazione sul suo successo elettorale. Sia chiaro: chi era contro o pro l'ex Cavaliere (io ho sempre votato contro di lui) aveva le sue ragioni. Quelle che non sono state indagate sono le ragioni del suo popolo.
IL TRITACARNE IN FUNZIONE. Con Renzi è partita la stessa operazione. L'uomo si presta a essere interpretato psicologicamente: è narciso, facondo, rissoso, sfrontato. Qualche magistrato ha tentato o sta tentando di metterlo nel tritacarne giudiziario: il suo papà inquisito, la sua mamma in bilico.
Il 16 ottobre Il Fatto - poteva succedere a un giornale diverso? - annuncia che il comandante interregionale della Guardia di Finanza Michele Adinolfi indagato dalla procura di Napoli si era sentito telefonicamente con il fedelissimo di Renzi Luca Lotti.
Ecco come la pigrizia intellettuale degli analisti e lo spirito di Casta della magistratura rischiano di non farci capire chi è Renzi e se avrà successo. Ma, soprattutto, se farà bene all'Italia.
I DESIDERATA DI RENZI. Renzi vuole nell'ordine: un sistema politico molto occidentalizzato con una sola Camera decidente; un mercato del lavoro in ci la tutela crescente sostituisce gli automatismi ormai indeboliti, del vecchio articolo 18; liquidare un'intera classe politica e sindacale.
E, ancora, polemizza su Casta e burocrazia così da togliere voce a Grillo; è passato dalla promessa di una manovra leggera a una pesante che per la prima volta abbatte le imposte sul lavoro a carico delle aziende e incentiva le assunzioni a tempo indeterminato; continua a cercare di sostenere i redditi; e poi ancora non trascura la legislazione civile sui diritti.
Infine vuole fare tutto da solo. Uno così può stare molto sulle scatole. A uno così si può credere o no. Uno così, però, ormai va preso sul serio perché, lo scrivo per Vendola e Fassina (D'Alema lo sa, ma non lo ammetterà mai) sta lavorando per creare un blocco elettorale che può diventare un blocco sociale: ceto medio imprenditoriale, famiglie economicamente border line, largo mondo di chi non ha niente e non vuole perdere tempo a difendere quello che c'è, articolo 18 compreso.
IL PESO IN UE. Uno così pesa in Europa più del pallido Hollande, può irritare pezzi dell'establishment tedesco ma non spiace più di tanto a Merkel. Peccato che il suo governo non abbia avuto né un ministro né una politica estera.
Con queste premesse, ovviamente discutibili, la conseguenza è che Renzi va meno demonizzato, meno indagato per la sua caratterialità e più analizzato nei fenomeni sociali, compresa la psicologia di massa, che provoca.
Con questa manovra ha bisogno di tempo prima di tornare a votare. Peccato che le ultime votazioni al Senato rivelano che la sua maggioranza si sta sfarinando. Le crepe sono nel Pd. Sarebbe auspicabile, per il Paese, che queste prese di posizioni ostili non siano manifestazioni di «bertinottismo» tardivo, proprio ora che l'ex presidente della Camera sembra impegnato in una riflessione autocritica che, comunque la si giudichi, è profonda e seria.

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