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ESTERI 16 Ottobre Ott 2014 1327 16 ottobre 2014

Usa, studio interno: «Armare ribelli non serve»

Un report Cia, presentato alla Casa Bianca, critica la scelta di Obama in Siria.

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Barack Obama.

Dall'Angola al Nicaragua, passando per Cuba e arrivando sino alla Siria. In 67 anni di attività la Cia, l'agenzia di spionaggio per l'estero degli Stati Uniti, non s'è mai risparmiata quando s'è trattato di addestrare gruppi di ribelli stranieri per sovvertire lo status quo in Paesi strategici. È accaduto sotto John F. Kennedy, è accaduto sotto Ronald Reagan, è accaduto sotto George W. Bush, e sta accadendo ora sotto Barack Obama, con Washington impegnata ad armare i miliziani siriani.
INTRUSIONI INEFFICACI. E proprio al 44esimo presidente degli Stati Uniti è rivolto un rapporto interno, ancora classificato ma di cui è stato informato il New York Times, che sottolinea come in tutte queste operazioni la Cia non sia mai riuscita ad avere un impatto sensibile sull'andamento dei conflitti.
Lo studio, presentato nella Situation Room della Casa Bianca, evidenzia come l'efficacia delle «intrusioni» americane risulti ancora inferiore nei casi in cui le forze straniere armate e/o addestrate da Washington non vengono affiancate sul campo dai contingenti dell'esercito Usa. Esattamente come sta avvenendo in Siria.
L'ECCEZIONE AFGHANA. Tra le (poche) eccezioni figura l'operazione in Afghanistan, in cui i mujaheddin addestrati dagli Stati Uniti riuscirono a cacciare le truppe sovietiche, nel 1989, salvo poi confluire in al Qaeda e diventare nemici giurati proprio di Washington.
E il rischio di andare a rafforzare gruppi terroristici, come il Fronte al Nusra (legato proprio ad al Qaeda), è concreto - spiega il report - anche adesso, con le armi inviate dalla Cia che potrebbero finire nelle mani sbagliate.
LE CRITICHE A OBAMA. Obama ha autorizzato la Cia a rifornire e addestrare i ribelli siriani contro il dittatore Bashar al Assad nell'aprile 2013: il programma, inizialmente legato a un'unica base situata in Giordania, è stato successivamente ampliato dal Pentagono anche all'Arabia Saudita e ora uno parallelo è stato messo a punto per sostenere i miliziani anti-Isis, i jihadisti che a giugno 2014 hanno iniziato a seminare il terrore prima in Iraq, poi in Siria.
I risultati del rapporto, ha scritto il Nyt, hanno scatenato la reazione critica di alti funzionari dell'amministrazione nei confronti di Obama, accusato di essere intervenuto a Damasco e dintorni nel momento sbagliato, in cui il fronte dei ribelli era più sfaldato.

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