Chiamparino Renzi 141017124753
TENSIONI 17 Ottobre Ott 2014 1235 17 ottobre 2014

Legge di stabilità, scontro governo-Regioni sui tagli

Il presidente del Piemonte apre al dialogo dopo le polemiche. Il Colle col premier.

  • ...

Il presidente del Piemonte Sergio Chiamparino con il premier Matteo Renzi.

La legge di Stabilità varata dal governo di Matteo Renzi continua a scatenare proteste.
Dopo lo scontro di giovedì 16 ottobre e il tentativo di placare il conflitto del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha difeso la manovra dell'esecutivo, le Regioni sono tornate all'attacco.
Anche se dal grande accusatore del premier, il presidente del Piemonte Sergio Chiamparino è poi arrivato un messaggio distensivo.
CHIAMPARINO MEDIA. «Basta tweet: #tagli è tema complesso ma risolvibile se ci incontriamo con Mef e presidenza del consiglio», ha scritto il presidente della Conferenza delle Regioni sul suo profilo Facebook per provare a definire una mediazione con l'esecutivo (il presidente della commissione Bilancio della Camera Francesco Boccia s'è già detto disponibile a «modifiche importanti» anche se «finalizzate esclusivamente ad aiutare lavoratori e imprese»).

Pubblicazione di Sergio Chiamparino.

«Abbiamo detto al governo», ha poi aggiunto, «che siamo pronti con delle proposte che ci consentono di rispettare il saldo dei 4 miliardi di taglio. Ma il grado di complessità tecnico è molto elevato e richiede un confronto per il quale occorre un mandato politico che deve venire da un incontro a Palazzo Chigi». «È necessario» - ha spiegato il governatore piemontese e presidente della Conferenza delle Regioni - r«imodulare i 4 miliardi secondo lo spirito di Renzi, che condivido, che ognuno deve scegliere come stare dentro le misure». «Sprechi» - ha proseguito - «ce ne sono a casa di tutti. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, ma anche i ministeri è bene che accelerino su questo capitolo. Non sono convinto che i 6 miliardi di tagli affrontino completamente il fronte dei loro sprechi».
CRITICHE DA MARONI. Tuttavia, il governatore lombardo Roberto Maroni è restato critico nei confronti della manovra. Tanto che ha detto che se dovesse restare così la legge di stabilità «avrà conseguenze catastrofiche in Lombardia» (leggi la bozza del testo).
Per l'ex segretario della Lega Nord, da da una prima valutazione «si rischia la chiusura di almeno 10 ospedali, l'aumento dei ticket, delle addizionali Irap e Irpef e tagli a infrastrutture e trasporti».
VENDOLA CONTRO RENZI. Critiche alla manovra che impone agli enti locali di ridurre gli sprechi, sono arrivate anche dal presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, secondo cui le bacchettate sono una «lezione irricevibile».
«Mi ricordo che il ministero di Giustizia ha speso 1 miliardo per progetti di informatizzazione che sono falliti», ha spiegato il leader di Sinistra ecologia e libertà. Che poi ha precisato come la Puglia ha «speso 4 milioni di euro per un progetto di dematerializzazione del fascicolo giudiziario che è pronto, funziona e può rivoluzionare l'intero sistema dell'informatizzazione».
TOSCANA TAGLI REALIZZATI. Affondi alla legge di stabilità pure dal governatore Regione Toscana Enrico Rossi.
«Non ci sto a farmi mettere in un angolo nella lotta agli sprechi», ha spiegato il politico che, come Chiamparino, appartiene al Pd. «Ognuno guardi bene in casa sua», ha aggiunto Rossi, «a Palazzo Chigi e a Montecitorio, gli stipendi dei manager sono ancora altissimi, quelli dei direttori generali dei ministeri lo stesso».
Poi ha rivendicato il lavoro fatto in Toscana: «In Regione siamo 55 passeremo a 40 consiglieri, siamo 10 assessori arriveremo a otto. Dobbiamo ancora ridurci lo stipendio e lo faremo». Quindi l'appello: «Chiedo anche di farlo ai vertici dello Stato».
SERRACCHIANI OTTIMISTA. Ottimismo su un punto d'incontro è stato espresso dal vicesegretario Pd Debora Serracchiani, che ha dichiarato: «Penso che si riuscirà a trovare un punto di equilibrio in un incontro che, sono convinta, ci sarà tra il Presidente del Consiglio e le Regioni».

Articoli Correlati

Potresti esserti perso