Chiamparino Renzi 141017124753
GOVERNO 17 Ottobre Ott 2014 2029 17 ottobre 2014

Renzi-Regioni, prove di disgelo dopo le polemiche

Chiamparino smorza i toni: «Vediamoci, abbiamo una contro-proposta». Il premier: «Ok, ma dovete farvi perdonare». Napolitano blinda la manovra.

  • ...

Il presidente del Piemonte Sergio Chiamparino con il premier Matteo Renzi.

Prove di disgelo tra Matteo Renzi e le Regioni dopo la polemica sulla legge di stabilità. Il 17 ottobre è arrivata l'apertura al dialogo dal governatore piemontese Sergio Chiamparino, che ha cercato di smorzare i toni annunciando una contro-proposta per ridurre le spese. Renzi ha detto ok ma ha avvertito: «Discutiamo con tutti, figuriamoci se non discutiamo con i presidenti delle Regioni, ma facciano la loro parte perché hanno qualcosa da farsi perdonare».
Intervistato dal Tg1, il premier ha affermato che «è da 20 anni che pagano solo le famiglie, è ora che paghino anche Comuni e Regioni. Stiamo restituendo ciò che la gente ha diritto di avere».
NAPOLITANO DIFENDE RENZI. In suo soccorso è arrivato anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha difeso la legge di stabilità e ha blindato di fatto la manovra. «Ci sono misure importanti per la crescita, sia direttamente per quel che riguarda le politiche di investimenti, sia indirettamente per quello che riguarda la riduzione della pressione fiscale», ha detto il capo dello Stato.
PADOAN: PRONTI A DISCUTERE, MA DENTRO I 'SALDI'. Anche il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, si è detto «assolutamente pronto a discutere, ma nel disegno dei 'saldi'. Poi come si raggiunge la cifra è da discutere nelle Regioni e nei Comuni così come sono stati i singoli ministeri a decidere».
RENZI: APRIRE LE FABBRICHE. In merito alle tensioni a Torino al corteo della Fiom, invece, secondo Renzi «l'unico modo per combattere la disoccupazione non è scendere in piazza a protestare ma mettere le aziende in condizione di assumere. C'è chi vuole occupare le fabbriche. Ecco: io voglio aprirle».
ESCLUSA PROCEDURA D'INFRAZIONE. Sul fronte europeo, il premier ha escluso l'apertura di una procedura di infrazione Ue riguardo alla legge di stabilità. «Noi comunque siamo a disposizione, pronti al dialogo e abbiamo fatto una manovra che va in direzione dei bisogni del Paese e rispettando tutte le regole».

Previsti tagli per 4 miliardi di euro

Champarino ha riposto le armi e ha chiesto un confronto a Renzi. «Basta coi tweet, incontriamoci», ha scritto su Facebook. La controproposta delle Regioni sarebbe già pronta: resterebbero i 4 miliardi di tagli. Ma si interverrebbe con rimodulazioni delle entrate, tali da consentire di reggere la sforbiciata. Tra i governatori e i primi cittadini, però, i toni sono anche accesi. Fino al presidente della Lombardia Roberto Maroni che minaccia la chiusura di almeno 10 ospedali.
SINDACATI IN ALLARME. Anche i sindacati sono decisamente in allarme: la leader Cgil, Susanna Camusso, dal corteo dello sciopero generale per la Ast di Terni, ha sottolineato come a suo parere sia sbagliato in tempo di crisi tagliare i servizi sanitari. Il segretario della Cisl, Annamaria Furlan, si preoccupa degli statali: «Inaccettabile la mancanza di fondi per rinnovare i contratti». Mentre per il segretario della Uil, Luigi Angeletti, «non convince che la riduzione delle tasse vada a tutte le imprese». Sempre la Uil ha fatto due conti: ci sarebbe un rischio stangata per i contribuenti di oltre 95 euro medi pro capite se le addizionali fossero portate al massimo per riequilibrare i tagli della legge di stabilità.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati