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SUMMIT 17 Ottobre Ott 2014 1454 17 ottobre 2014

Vertice Asem, Putin protagonista

Si è fatto attendere. Ha dettato agende. E trovato l'accordo con Kiev. Ma non sul gas. Lo zar resta centrale per l'Europa.

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Quando il presidente della Mongolia, prossimo Paese ospite del vertice euroasiatico 2016, ha lasciato i padiglioni semivuoti della fiera di Milano, Vladimir Putin se ne era andato da quasi un'ora, a conferenza stampa non ancora cominciata.. In un summit che ha visto impegnati 53 capi di Stato, e decine di delegazioni, diplomatici, hostess e assistenti, giornalisti e troupe televisive, ha contato soprattutto questo: l'assenza (molta) e la presenza (poca) dello zar russo.
CONFRONTO RIAPERTO. Angela Merkel lo ha atteso per un intero pomeriggio, finendo per vederlo due ore nella notte, giusto prima che il leader di Mosca riabbracciasse l'amico Silvio Berlusconi. L'agenda dei colloqui è stata riscritta più volte e allungata oltre i tempi del summit Asem per cercare di trovare una soluzione alla crisi ucraina.
Il presidente del Consiglio Ue Herman Van Rompuy non aveva nascosto l'esistenza di «divergenze» in conferenza stampa, tra una dichiarazione sul disastro umanitario dell'ebola e la minaccia del terrorismo riportate nelle 20 pagine di conclusione del summit che non verranno ricordate.
KIEV-MOSCA: ACCORDO IN TRE PUNTI. Alla fine l'incontro tra Petro Poroshenko e Putin è terminato con un'intesa parziale: un aggiornamento del memorandum per il processo di pace e l'accordo sull'applicazione del protocollo di Minsk per le elezioni locali nell'Est del Paese. Sul gas, invece, le posizioni si sono riavvicinate, ma non c'è nulla di concreto. Putin ha annunciato che l'Ue aiuterà l'Ucraina a pagare le forniture russe. Ma i colloqui sono rimandati al vertice del 21 ottobre di Bruxelles: l'ennesimo confronto con i dirigenti europei, sempre più nervosi nei confronti di Mosca, ma costretti, almeno nel summit milanese, a inseguirla.
LA CENTRALITÀ DELLA RUSSIA. Dopo 48 ore passate a rincorrere il presidente russo e i suoi sgarbi, persino i giornalisti appollaiati sulle poltroncine della sala stampa si sono chiesti se la crisi ucraina non avesse messo in ombra un incontro in cui il Vecchio Continente si giocava le relazioni future con l'Asia.
Eppure senza la Russia è difficile parlare di Eurasia, ha cercato di spiegare con realismo il presidente della Commissione Ue José Manuel Barroso. Anche se di fronte ci sono le potenze del futuro, pronte ad aprire le tasche e tirare fuori miliardi.

Attesa per i colloqui sul gas di Bruxelles

La stretta di mano tra il presidente russo Vladimir Putin e il capo dello Stato dell'Ucraina, Petro Poroshenko.

Con l'incontro del 16 ottobre con il presidente Barroso, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e Federica Mogherini al Grand hotel et de Milan, il presidente ucraino Petro Poroshenko ha ottenuto l'invio di droni per il controllo delle frontiere - su cui la Russia non si è ancora pronunciata - e nuovi finanziamenti dall'Ue.
TENSIONE CON LA GERMANIA. Ma mentre in via Manzoni l'Unione si mostrava per una volta compatta, Merkel aspettava invano il presidente russo. La tensione tra Mosca e Berlino - che ha tutto l'interesse a tutelare il transito del gas dall'Ucraina - si è così prolungata per 48 ore.
«Good, positive», ha commentato Putin, varcando per la prima volta i padiglioni della fiera milanese la mattina del 17 ottobre, dopo l'incontro in prefettura con il leader di Kiev e degli altri Paesi Ue. Il premier Renzi aveva appena espresso la soddisfazione per avere in ogni caso riaperto i colloqui. Ma per capire che non si era trattato di una chiacchierata amichevole, è stato sufficiente osservare la camminata tesa e il silenzio con cui Merkel ha fatto il suo ingresso al summit.
NO A UNA NUOVA TRANSNISTRIA. Le «divergenze», come la ha chiamate Van Rompuy, riguardavano soprattutto le elezioni dell'Ucraina dell'Est. A parole Putin aveva dichiarato di non volere «una nuova Transnistria» e di pensare all'Ucraina come un Paese integro. Ma stando al commento della cancelliera ai cronisti - «Nessuna apertura» - le sue promesse non avevano suscitato la fiducia nei presenti.
Eppure le pressioni, la mediazione di Mogherini impegnata buona parte della mattinata a discutere con il collega Sergei Lavrov e i vertici blindati in prefettura devono avere avuto qualche effetto.
L'accordo almeno su questo nodo è stato trovato. Non è chiaro quanto solido, soprattutto considerando i colloqui sul gas che sono in programma a Bruxelles e il gelo della Germania difficilmente accantonabile.
Ma almeno la due giorni internazionale può, incassare, in extremis un risultato.
LA RUSSIA TORNI AL TAVOLO. E poco importa se il roboante sviluppo del Sud Est asiatico o l'esotica Mongolia, come l'ha definita il suo presidente invitando turisti e investitori, abbiano trovato poco spazio nella due giorni dell'Asem. Dalla crisi di Kiev, questa è la realtà, dipendono molti degli equilibri globali. «Risolvere la crisi in Ucraina», ha osservato Renzi, «è utile a tutti perché la Russia possa tornare a giocare un ruolo importante sui tavoli delle crisi internazionali, che sono molti e preoccupanti».

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