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POLVERONE 18 Ottobre Ott 2014 2000 18 ottobre 2014

La legge di stabilità spacca le Regioni, Maroni minaccia rivolta fiscale

Chiamparino intanto apre al premier. Testo al Quirinale il 20 ottobre.

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Roberto Maroni, governatore della Lombardia.

Dopo varie prove di disgelo è spuntato anche lo spettro della rivolta fiscale nell'acceso dibattito sulla manovra.
E le Regioni si dividono, fra chi si dice pronto al confronto «anche oggi» e chi invece richiama proprio il tante volte evocato sciopero delle tasse.
Sull'incontro si dice pronto anche il Governo, ma solo «nei prossimi giorni».
MINACCE DI MARONI. Intanto il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, ha alzato decisamente i toni dal palco di una manifestazione della Lega chiamando i sindaci alla protesta: «stiamo pronti a fare la rivolta fiscale contro una legge di stabilità che costringe ad aumentare le tasse o tagliare i servizi».
Tutto questo mentre il testo continua ad essere 'limato' e lunedì 20 ottobre sarà presentato al Colle per poi essere trasmesso in Parlamento.
APERTURA DI CHIAMPARINO. Insomma lo scontro sembrava attenuarsi con le parole di Sergio Chiamparino che apriva alla trattativa su come modificare i tagli che la legge di stabilità 'accolla' alle Regioni lasciandone comunque inalterato l'effetto (4 miliardi).
Ma si apre il 'caso lombardo'.
Anche perché il governo insiste: possiamo rimodulare, ma il 'saldo' quello deve rimanere.
Visto che la manovra è strettamente connessa alle riforme, Jobs Act in primis.
PREMIER DIFENDE MANOVRA. Lo stesso premier è tornato a parlare dello scontro con le Regioni e sottolinea come a fronte di una manovra così ampia siano state solo loro a protestare.
Il governo, secondo matteo Renzi, è pronto a confrontarsi ma si deve partire dagli sprechi delle Regioni e non scaricare i tagli sui cittadini.
A Bruxelles intanto procede a ritmo serrato l'analisi dei dati contenuti nella manovra e secondo alcune fonti potrebbe partire già all'inizio della prossima settimana una missiva 'tecnica' all'indirizzo di Roma.
GIUDIZIO FINALE IL 29 OTTOBRE. Questo per avere chiarimenti preventivi in vista del 'giudizio finale' sulla legge prevista solo per il 29 ottobre.
Nel frattempo anche i Comuni tentano una mediazione.
Ma la trattativa che inizierebbe la settimana del 20 ottobre, da quanto si apprende, avverrebbe su tavoli diversi.
Stando ai tempi 'istituzionali' dunque le modifiche potrebbero arrivare direttamente a Montecitorio dove l'esame partirà quest'anno.
TESTO BASE 21 OTTOBRE. Il testo 'base', sul quale il governo sta ancora lavorando arriverebbe a Montecitorio al massimo entro martedì 21 ottobre.
Poi, una volta assegnato alla commissione competente (la Bilancio) partirebbero le audizioni dal 27 ottobre. La trattativa preme a tutti. Le regioni, in molti casi impegnate a ristrutturare i propri bilanci ed a contenere le spese sanitarie, chiamano in ballo anche le amministrazioni centrali.
E paventano la necessità di tagliare servizi importanti ai cittadini come sanità e trasporti.
Anche i Comuni temono che così si troverebbero a dover alzare le imposte locali.
Ma diversi ministri, in testa il ministro del Lavoro Giuliano Poletti e quello dei Trasporti Maurizio Lupi, ricordano che i dicasteri uno sforzo notevole lo hanno già fatto.
CHIAMPARINO PUNTA A UN ACCORDO. Il presidente delle Regioni, Chiamparino, dopo le prese di posizione 'forti' dei giorni scorsi, spiega che «non c'è niente di irreparabile, la nostra volontà è di trovare un accordo, non fare i Masanielli per avere visibilità politica. Certamente non mi tiro indietro nel confronto credo anzi sia un mio dovere. Siamo animati da una volontà ferrea di trovare un'intesa».
Poletti ha spiegato che «ognuno deve fare la propria parte, anche i ministeri la faranno come l'hanno fatta le altre istituzioni».
DUBBI DEI SINDACATI. I sindacati continuano a esprimere dubbi: il numero uno della Cgil, Susanna Camusso, ha messo in dubbio la natura «espansiva» della manovra.
Poco convincente secondo Camusso anche l'operazione Tfr e l'aumento delle tasse sui Fondi mentre il segretario Cisl, Annamaria Furlan, teme che i tagli diventeranno aumenti delle tasse locali.
Ma già si studiano modifiche. 'Migliorie', nel caso del presidente Pd della Commissione Bilancio Francesco Boccia che indica soprattutto la norma sul Tfr e l'aumento sui Fondi.

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