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ANALISI 20 Ottobre Ott 2014 1515 20 ottobre 2014

Curdi, una storia di divisioni

Separati per secoli, ora possono unirsi. Ma contro uno Stato comune rema la Turchia. E i ribelli siriani accusano il Pyd di collaborazionismo.

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Fratelli in battaglia, divisi per storia e un po' anche per ideologia, nonostante un obiettivo comune.
Sulle frizioni tra le diverse anime curde giocano, da almeno un secolo, le potenze regionali e internazionali, per impedire quello che una Primavera araba potrebbe portare: la ridefinizione dei confini arbitrari tracciati dall'accordo segreto anglo-francese di Sykes-Picot (1916) e la ricostituzione di uno Stato curdo spaccato, nel corso del 1900, in quattro Paesi diversi.
Se la stella polare degli oltre 35 milioni di curdi nel mondo resta sempre quella di un Kurdistan unito, gli eventi esterni li hanno sempre costretti a fare i conti con un passato di dominazioni, spartizioni, frammentarietà.
TRA IRAN, TURCHIA, SIRIA E IRAQ. I più isolati restano i circa 8 milioni di curdi iraniani, separati nel 1600 da un accordo tra il regno persiano e l'impero ottomano, dove i curdi, islamizzati, vivevano in emirati vassalli di Istanbul.
Ma ancora nel 2010, i curdi di Turchia non avevano una regione autonoma come quella degli iracheni di Erbil, nata con il placet Usa dalle macerie della dittatura di Saddam Hussein. E dal suo confino nell'Asinara turca di Imrali, il leader del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) Abdullah Öcalan aveva infine deciso di rinunciare alla lotta armata separatista, nell'obiettivo di trattare con Ankara eguali diritti e forme di autonomia, per gli almeno 15 milioni di curdi sparsi nella Turchia.
LE RIVOLTE RIAPRONO I GIOCHI. In Siria, dopo decenni di repressioni alternate ad aperture e anche ad alleanze d'interesse con il regime, pure i curdi del Partito di Unità democratica (Pyd) avevano scelto il compromesso con il partito unico del Baath per ottenere concessioni.
Poi è arrivata la Primavera araba e, dal 2011, le carte si sono rimescolate.
I curdi iracheni e siriani hanno ripreso a sognare un grande Stato: aspirazione che finora ha riavvicinato movimenti anche distanti per orientamenti politici.

La Turchia spinge i peshmerga iracheni contro il Pkk e Kobane

  • Profughi curdi in Siria osservano le battaglie di Kobane (Getty).

Con le rivolte arabe, Ankara ha innanzitutto puntato ad allargare la sua sfera d'influenza islamica sunnita nella regione. Di conseguenza, ha remato anche per dividere i curdi siriani (e turchi) da quelli iracheni.
L'APERTURA DI ERDOGAN. Nei suoi 10 anni di governo Recep Tayyip Erdogan, promosso presidente, ha acquistato petrolio e fatto affari con il Kurdistan iracheno, aprendo, in patria, una trattativa con Öcalan per il riconoscimento dell'identità curda nella Costituzione.
L'obiettivo del “sultano” era inserire anche i curdi nel suo progetto di una Turchia e un Medio Oriente neo-ottomani. Per islamizzare la regione, Erdogan ha finito però per foraggiare i gruppi estremisti confluiti nell'Isis, da sempre antagonisti dei curdi e contro i quali si sono schierati, infine, anche gli Usa.
I CURDI ISLAMISTI. Ankara vede come fumo negli occhi le comuni socialiste nate dalla scuola di Öcalan a Kobane, lungo la frontiera siriana. E, mentre anche gli americani ne armano ormai la resistenza, i turchi cercano di frenare l'aiuto dei «fratelli curdi» di Erbil e dei peshmerga a Pyd e al Pkk (quest'ultimo ancora considerato organizzazione terroristica e clandestina).
In funzione anti-separatisti, Erdogan ha inoltre favorito movimenti islamici sunniti curdi come Hezbollah (diverso dagli sciiti libanesi). Curdo iracheno è poi l'emiro Abu Khattab al Kurdi, comandante dell'Isis dato per morto a Kobane a capo di un contingente di alcune centinaia di curdi islamisti.

I curdi di Kobane, eredi del Pkk di Öcalan accusati di collaborazionismo con Assad


  • Le armi, formalmente dei peshmerga curdi, sganciate dagli Usa su Kobane (Difesa Usa)


Paracadutare, come infine si sono decisi a fare, armi e aiuti ai curdi di Kobane, ha spostato gli Stati Uniti - loro malgrado - dall'orbita dell'islam sunnita, sponsorizzato dai turchi, a forze ideologicamente nemiche che, in passato, per necessità hanno anche gravitato attorno ai regime siriano di Bashar al Assad.
Repressi dal padre Hafez, che per indebolire gli indipendentisti arabizzò il Kurdistan siriano, dal 2000 attraverso il maggiore partito del Pyd (erede del Pkk) i curdi siriani hanno trattato con Assad figlio per il ritiro dell'apparato di sicurezza dai territori e ottenere una rappresentanza politica statale e l'autonomia regionale.
L'ESILIO SIRIANO DI ÖCALAN. Per 20 anni, Hafez Assad ha poi protetto il marxista Öcalan in funzione anti-turca e in linea con l'asse dei non allineati (Russia-Iran e Siria), permettendo al Pkk di operare in Siria. Nonostante l'alleanza politica, in Siria il popolo curdo non ha mai avuto libertà d'espressione e ogni volta che ha osato protestare, come nel 2004, anche il Pkk è stato attaccato e decimato.
Dopo le rivolte del 2011 le forze di autodifesa curde (Ypg), braccio armato del Pyd, si sono scontrate con l'esercito siriano. Ma anche, e sempre più, contro gli estremisti islamici.
Le forze di Assad si sono infine ritirate, permettendo la nascita della regione socialista di Rojava. E dai ribelli siriani - con al loro interno partiti curdi vicini anche alle forze del Kurdistan iracheno - il Pyd-Ypg è stato accusato di collaborazionismo.

Frizioni nel Pkk tra Öcalan e i guerriglieri. Ma la Turchia apre ai peshmerga iracheni

  • Padre e figlio curdi, profughi di Kobane in Turchia (Getty images).

Sulle spinte centrifughe, nelle crisi, prevale comunque sempre l'unione tra curdi.
Con altri 16 partiti curdo-siriani, dal 2012 l'auto-governo di Rojava, guidato dal Pyd, ha fondato nella città simbolica di Erbil l'Alto consiglio curdo di unità nazionale, invitato, nel 2013, alla Conferenza di pace sulla Siria di Ginevra.
Dopo l'attacco dell'Isis alla comunità yazida in Iraq e alla città di Kobane, i movimenti curdi transnazionali si sono ulteriormente ricompattati. Combattenti del Pkk turco attraversano i confini per combattere con i fratelli curdi in Iraq e in Siria.
SCONTRI NEL PKK. Un interventismo che rischia di aprire fratture anche in seno al Pkk, tra il fondatore e ideologo Öcalan, prudente nello stroncare i negoziati con Ankara a tutela dei milioni di curdi in Turchia, e i comandanti dei guerriglieri, pronti a riaprire la lotta armata.
I curdi di Siria e Turchia dovrebbero imparare dai curdi iracheni, riuniti dopo la guerra fratricida degli Anni '90 nei due principali movimenti: il Partito democratico del Kurdistan (Pdk) della famiglia Barzani e l'Unione patriottica (Upk) di Jalal Talabani.
L'occasione c'è: ingoiato il boccone amaro delle armi Usa a Kobane, anche la Turchia aiuterà i «curdi ad attraversare il confine». Formalmente solo i «peshmerga», però. Non il Pkk.

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