Giappone Yuko Obuchi 141020075929
TERREMOTO 20 Ottobre Ott 2014 2332 20 ottobre 2014

Giappone, due ministre lasciano travolte dagli scandali

Tradite da cosmetici con soldi pubblici e ventagli elettorali. Abe si scusa pubblicamente.

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Il ministro dell'Industria giapponese Yuko Obuchi.

Brutto colpo per il premier conservatore «decisionista» Shinzo Abe, che punta sulle donne per rinvigorire società ed economia giapponesi, ma ha perso due delle sue ministre-chiave, entrambe del suo partito, costrette a dimettersi perché personalmente coinvolte in scandali.
PUBBLICHE SCUSE. Abe si è dovuto pubblicamente scusare per la scelta da lui operata neanche due mesi fa - quando partorì il suo esecutivo in cui sette dicasteri su 18 sono occupati da donne - dopo che l'opposizione e la stampa lo hanno cannoneggiato: è infatti emerso che la giovane rampante Yuko Obuchi, 40 anni, titolare dello strategico dicastero dell'Economia, industria e commercio, suo fiore all'occhiello, era accusata di aver usato in passato 10 milioni di yen (74 mila euro) di fondi pubblici per comprarsi creme di bellezza. E che la ministra della Giustizia, la 58enne Midori Matsushima, inchiodata dall'opposizione, aveva violato le regole elettorali nipponiche distribuendo ventagli di carta col suo nome e la sua effigie agli elettori del suo distretto. «Sono io che le ho nominate. In quanto primo ministro me ne assumo la responsabilità e mi scuso profondamente», ha dichiarato Abe.
DIMISSIONI INEVITABILI. A giro sono seguite le scuse della Obuchi: figlia dell'ex premier liberal-democratico Keizo Obuchi, non ha ammesso quanto le viene addebitato, ma in una conferenza stampa ha annunciato le proprie dimissioni «perché» - si è giustificata - «non possiamo lasciare che le politiche per l'industria e l'energia ristagnino per colpa dei miei problemi», aggiungendo di «prendere molto sul serio l'impatto che ho creato» sulla cosa pubblica. Qualche ora più tardi la ministra della Giustizia Matsushima è stata silurata ed è stata vista uscire dall'ufficio di Abe scura in volto. Poi, in ossequio alla promessa fatta poche ore prima nel suo messaggio di scuse, Abe ha fatto conoscere i nomi delle ministre che sostituiranno le due dimissionarie: all'Industria Yoichi Miyazawa, parlamentare del partito liberal-democratico (Pld), e alla Giustizia l'ex ministra al Declino delle nascite, Yoko Kamikawa, politica esperta di 61 anni.
PRIMO INCIAMPO IN DUE MESI. Per Abe, conservatore liberista con una forte vena nazionalista, si tratta del primo inciampo in meno di due mesi di vita del suo secondo governo, dopo che il primo, nel 2006-07, fu schiacciato da una pesante catena di scandali. Ma soprattutto la perdita della Obuchi è un colpo alla sua strategia di governo. Abe crede che le donne in posizioni-chiave di potere e d'influenza siano fondamentali per «realizzare una società in cui le donne possano risplendere», aggiungendo di contare molto sul «vento di cambiamento che queste donne possono portare». Ma la figura che fungeva da perno della sua «womenomics» era proprio la giovane ministra economica. Per due motivi: la posizione da lei occupata nel governo voleva essere uno stimolo alle imprese, perché valorizzino le donne in ruoli di peso - l'obiettivo di Abe è una società in cui il 30% dei posti apicali è occupata da donne - e alla società civile, perché promuova il mercato del lavoro femminile, anche per rinvigorire una forza lavoro che s'infiacchisce sotto il peso dell'invecchiamento e del declino demografico del Giappone. Inoltre, contava sulla Obuchi perché riuscisse a trovare le parole giuste per «riconvertire» l'opinione pubblica giapponese all'energia nucleare, dopo lo choc del terremoto-tsunami del marzo 2011 e il conseguente incidente nucleare di Fukushima.

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