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AL NAZARENO 20 Ottobre Ott 2014 1500 20 ottobre 2014

Pd, Renzi in Direzione sulla forma partito

Il premier apre ai transfughi di Sel e Sc: «Venite tutti». La minoranza: «Partiti paralleli? No, grazie».

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Matteo Renzi alla Direzione Pd.

Il Pd non è un club di anarchici e filosofi, deve aprirsi a realtà diverse e deve darsi delle regole sui voti di fiducia. Con queste parole Matteo Renzi è intervenuto alla Direzione nazionale del 20 ottobre, incentrata sul tema della forma partito.
In un clima di sospetti incrociati con la minoranza, il segretario ha comunicato il suo progetto per 'mettere casa' nel 40% ottenuto alle Europee: una vocazione maggioritaria di veltroniana memoria, invitando tutti alla Leopolda che la sinistra guarda con diffidenza.
APERTURA A REALTÀ DIVERSE. Il Pd «deve essere un partito che vince e che, avendo una vocazione maggioritaria, sia in grado di contenere realtà diverse: da Gennaro Migliore (Sel) ad Andrea Romano (Scelta civica) ci sia spazio di cittadinanza piena. Uno spazio certo non esclusivo che però nel Pd non ce l'ha nessuno, neanche il segretario».
REGOLE SUI VOTI DI FIDUCIA. Renzi ha quindi fissato dei paletti sui margini di manovra dei parlamentari nelle votazioni: «Io immagino libertà di coscienza non solo su materie eticamente sensibili, ma anche sulle riforme costituzionali. Non espelleremo mai chi fa battaglie serie sulle riforme. Ma dobbiamo darci regole sui voti di fiducia e decidere qual è il punto dove una comunità sta o no sta».
LEOPOLDA DELLA DISCORDIA. La minoranza accusa il leader di scarso coinvolgimento e mancato attaccamento alla 'ditta' come dimostra, per la sinistra, il fatto che Renzi preferisca organizzare per il weekend del 24-26 ottobre la quinta edizione della Leopolda invece che promuovere una conferenza. «La Leopolda è un partito parallelo?», ha chiesto Gianni Cuperlo. Ma Renzi ha replicato: «Venite alla kermesse, io sono contro le correnti».
LA MINORANZA CON LA CGIL. La distanza tra renziani e minoranza sarà netta sabato 25: da una parte il presidente del Consiglio, assieme ai fedelissimi riuniti a Firenze per una tre giorni di confronto tra politica e cittadini; dall'altra esponenti della sinistra, da Fassina a Cuperlo a Damiano, a Roma per la manifestazione della Cgil contro il Jobs act del governo. Una sorta di conta interna che di certo non aiuta l'armonia nel Pd.
RISPETTO PER LA PROVA DI PIAZZA DELLA CGIL. «Questo fine settimana un importante sindacato riunisce centinaia di migliaia di persone. Abbiamo un profondo rispetto indipendentemente dal dibattito che c'è tra di noi. C'è rispetto ogni volta che un'organizzazione importante affronta una prova di piazza», ha detto Renzi riguardo alla manifestazione della Cgil.

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«Parlamento in stallo, anche il Pd è responsabile»

Il premier ha poi ammonito i suoi per la situazione di stallo in Aula: «Napolitano ha sfidato il parlamento sui giudici della Consulta, anche noi siamo corresponsabili. Il parlamento deve riflettere sulla situazione di stallo nella quale ci siamo venuti a trovare», ha affermato Renzi. «Questo è un parlamento che da 18 mesi è bloccato, nei quorum costituzionali è messo in difficoltà da un blocco che dice 'no' a tutto, ma è in corso un costante sgretolamento» di questo blocco.
PREMIO AL PRIMO PARTITO. Secondo il premier, il Pd deve avere «gli strumenti elettorali» per affermarsi e in tal senso è «meglio il premio alla lista che non il premio alla coalizione».
«OK PRIMARIE, MA NO PASTICCI». Quanto alle primarie, per Renzi «il combinato disposto tra primarie ed esperienza amministrativa ha in alcuni casi prodotto pasticci: difendo le primarie, ma senza adeguata preparazione qualcuno dei nostri si è trovato arreso. Il tema esiste, ma formazione politica significa studio, discussione e capacità di ascolto». In molti casi «si sceglie con le primarie». In altri, «sceglie il gruppo dirigente».

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