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CONTI 20 Ottobre Ott 2014 1813 20 ottobre 2014

Regioni, 450 milioni in meno con taglio Irap

Si acuisce lo scontro col governo: Chiamparino media. Manovra attesa al Colle. Polemiche sul bonus bebè.

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Un riunione alla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.

Oltre ai 5,8 miliardi di tagli (tra Salva-Italia, dl Irpef e legge di Stabilità) le Regioni dal 2015 dovranno far fronte anche a un calo del gettito di 450 milioni per effetto del taglio dell'Irap proposto dal governo Renzi. È la stima fatta dal coordinatore degli assessori al Bilancio, Massimo Garavaglia.
Non bastasssero, poi, questi fronti a inasprire il confronto sono arrivate anche le polemiche sull'ultimo annuncio del premier, il nuovo bonus bebè. Si allarga, dunque, ogni giorno il fronte dei mal di pancia sulla manovra targata Renzi-Padoan, mentre si prolunga l'attesa per conoscere il testo definitivo.
MANOVRA ATTESA AL COLLE. Il provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri non è infatti arrivato al Quirinale e al momento il testo non è ancora all'esame del capo dello Stato. Il ddl, limato fino all'ultimo minuto, ancora deve perciò passare il vaglio (e la firma) del Colle prima di essere consegnato alle Camere e cominciare il suo iter parlamentare. Ma si scaldano sia il fronte internazionale, sia quello interno. Continua il delicato dialogo con Bruxelles, da dove filtra l'intenzione di Manuel Barroso di insistere con la richiesta di un aggiustamento strutturale dello 0,5% (l'Italia ha programmato solo lo 0,1%): chiaro che la trattativa è in corso e una soluzione intermedia sarebbe possibile con il «cuscinetto» da 3,4 miliardi che il governo ha approntato. E su questo livello di correzione sarebbe orientato anche il falco Jyrki Katainen, ora commissario agli Affari economici ma, nel nuovo esecutivo in arrivo, vice presidente della Commissione.
CHIAMPARINO TENTA LA MEDIAZIONE. L'attenzione del governo è orientata anche a smussare il confronto interno. Certo le Regioni, dopo la levata di scudi, hanno abbassato i toni: «Non rifiutiamo i tagli ma stiamo lavorando perché siano compatibili» con il mantenimento dei servizi, ha gettato acqua sul fuoco il presidente della Conferenza delle Regioni Sergio Chiamparino, sottolineando però che il dialogo va avanti sì, ma «a testa alta». Se ci saranno le condizioni, insomma, «si troverà un accordo altrimenti ognuno dovrà assumersi le sue responsabilità». Un incontro con il governo (chiesto da tutti gli enti locali) ancora non è stato fissato e potrebbe slittare alla prossima settimana (probabilmente lunedì 27), ma una prima occasione di confronto tra Chiamparino e Renzi ci potrebbe già essere in settimana, al Salone del Gusto di Torino. Intanto le diplomazie sono al lavoro per cercare di ricomporre lo strappo. La proposta su cui le Regioni starebbero ragionando, potrebbe essere quella da un lato di rinunciare al promesso aumento di 2 miliardi del Fondo sanitario nazionale per il prossimo anno, e dall'altro di non procedere con veri e propri tagli, ma di recuperare risorse rinunciando anche a trasferimenti attesi (a vario titolo) dall'amministrazione centrale e non ancora arrivati a destinazione.
SPACCATURA TRA I GOVERNATORI. Peraltro Chiamparino dovrà cercare una mediazione anche tra le posizioni dei governatori, in particolare i leghisti Zaia e Maroni, che insistono sulla necessità di non penalizzare le Regioni già virtuose (non sia «legge di stupidità», ha detto il governatore della Lombardia). I governatori leghisti hanno criticato anche gli 80 euro alle neomamme («l'avevo inventato io 10 anni fa allora tutti a dire uno scempio, oggi tutti ad applaudire Renzi», ha twittato sempre Maroni), che non sono piaciuti nemmeno a Nichi Vendola («solo propaganda televisiva», Renzi «regala alle neomamme pannolini e biberon e noi siamo obbligati a tagliare gli asili nido per finanziarlo»). Secondo i conti della Cgil, con le stesse risorse in un triennio si potrebbero invece aprire mille asili per 60 mila bebè, creando tra l'altro, 12 mila nuovi posti di lavoro. Posizione che ha trovato sponda anche all'interno del Pd, con Pippo Civati che ha ricordato come gli asili nido fossero un pallino dello stesso premier, che adesso propone invece «un messaggio sicuramente forte sotto il profilo del marketing elettorale spintissimo» ma «di un maschilismo certamente involontario e sbagliato».

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