Renzi 141019175248
MAMBO 20 Ottobre Ott 2014 1316 20 ottobre 2014

Renzi rompe con la tradizione di sinistra

Il dibattito sulla forma partito è vecchio. Il premier pensa a un nuovo blocco elettorale. Popolare e trasversale.

  • ...

Il premier Matteo Renzi ospite di Barbara d'Urso.

Il tema del partito appassiona da sempre la sinistra. La ragione è che la sinistra nasce come movimento operaio. Che i socialdemocratici si dividono dai comunisti quando questi avanzano l'idea dell'«avanguardia rivoluzionaria chiusa in se stessa»; che i socialisti prendono le distanze dai comunisti, ponendo la differenza tra una concezione dell'organizzazione di partito lasca e una di tipo religioso-militare. Infine la discussione vede contrapposti il modello sovietico, di tipo leninista, a quello di massa voluto da Togliatti.
MENO ISCRITTI, PIÙ CONSENSI. Oggi il Pd decide, ovvero, più modestamente, discute il suo modello di partito avendo alle spalle la fallita ditta bersaniania e il famoso 40% di Renzi, nella singolarità di una formazione politica più forte quando calano gli iscritti di quando ne aveva centinaia di migliaia in più. Infine avendo di fronte la contraddizione di un premier-segretario di partito che quando sceglie di dire una cosa al Paese, oltre ad andare da Barbara D'Urso, si fa il suo convegno costosissimo chiamato Leopolda buttando a mare, in verità in un posto più maleodorante, il suo Pd.
Che succede allora di quell'annoso dibattito e di che diavolo discutono i dem nella direzione di lunedì 20 ottobre al Nazareno?
FINITA LA SINISTRA, FINITA LA DISCUSSIONE. Succede che è finita quella discussione sul partito che ci ha accompagnato per tanti anni della nostra vita perché è finita la sinistra storica.
Renzi può legittimamente occupare il campo del centrosinistra, malgrado le contestazioni di Bersani, Cuperlo e Landini, perché lì dove sono loro non c'è più nulla e Renzi può occupare quello spazio dando il nome di sinistra a una Cosa interamente sua.
Leggo che ora si pensa di dar vita al Partito del Paese, che come acronimo darebbe PP, cioè la sigla più vicina al Partito popolare. Non c'è da stupirsi. La sinistra è stata il territorio più battuto in questi anni da tanti invasori. Pensate solo che una sua parte si è fatta dirigere da un uomo chiaramente di destra, per propria ammissione, come Marco Travaglio.
ADDIO ALLA TRADIZIONE. Oggi in fondo accade molto meno. Accade che un uomo di centrosinistra ritiene di poter convivere con il socialismo europeo perché vede che esso è in rapida trasformazione liberal-democratica e capisce che può decidere, ora o mai più, di rompere con ogni tradizione di sinistra.
La politica economica di Renzi è indicativa, non so quanto sia democristiana o neo-belusconiana, non mi interessano le definizioni nette. So che Renzi sta strutturando un blocco elettorale che comprende il ceto medio urbano in crisi profonda a cui dà pochi significativi vantaggi economici, la storia degli 80 euro ora anche alle mamme, di cui libera la voglia di fare impresa con gli sgravi fiscali e l'abolizione dell'articolo 18, e di cui riassorbe la protesta contro il pubblico. Non a caso i suoi due suoi ultimi bersagli sono stati indifferentemente la nemica Camusso e l'amico Chiamparino.
Non ha senso chiedersi se questo partito sia o no di sinistra, come non ha senso chiedersi quale sia il colore del gatto visto che ciò che conta è se riesce o no a prendere il topo.
RENZI GIOCA DA SOLO. Questa sinistra renziana paradossalmente traduce l'ambizione togliattiana di fare il partito del popolo. A Togliatti non riuscì perché c'era Stalin al suo fianco e De Gasperi e gli Usa di fronte. Renzi è da solo e può fare tutte le parti in commedia. Figuratevi che impressione gli fa un dibattito sulla forma-partito organizzato da Cuperlo, magari con l'intervento dell'ottimo professor Tronti e le citazioni di Gramsci (quale poi? Quello che aveva rotto con Pci?). Lui è oltre. È che ci siamo persi la sinistra. Cantando con la compianta Gabriella Ferri, potremmo urlare: «Dove sta Zazzà, oh Madonna mia!».

Correlati

Potresti esserti perso