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STAFFETTA 21 Ottobre Ott 2014 2142 21 ottobre 2014

Commissione europea, Barroso addio: arriva Juncker

Il portoghese lascia dopo 10 anni. In un'aula semivuota. L'Ue volta pagina.

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José Manuel Barroso.

In un'aula semivuota, José Manuel Barroso ha chiuso i suoi 10 anni alla guida della Commissione europea. Il portoghese, che verrà sostituito da Jean-Claude Juncker, ha tirato un bilancio dei suoi due mandati: sono stati 10 anni tutti di crisi, prima istituzionale per il 'no' di Francia e Olanda alla Costituzione europea, poi per le tensioni geopolitiche con la Russia per l'Ucraina e il vicinato orientale, infine per la crisi del debito sovrano. Barroso si è detto «fiero» di aver salvato l'euro, di aver creato da zero una governance che non esisteva. Ha ricordato che nel 2011 l'Europa rischiava la disintegrazione e «l'Italia era sull'orlo dell'abisso», mentre «alcuni Paesi rischiavano la bancarotta». Ma nei banchi dell'emiciclo c'erano larghi vuoti: segno evidente che ormai si guarda solo al futuro con Juncker.
INSEDIAMENTO IL PRIMO NOVEMBRE. Nella corsa contro il tempo per rispettare i tempi dell'insediamento previsto per il primo novembre, il parlamento europeo ha archiviato senza andare troppo per il sottile la pratica delle audizioni per il rimpasto reso necessario dalla bocciatura dell'ex premier slovena Alenka Bratusek. Dopo le tre ore d'esame davanti alle commissioni parlamentari, i coordinatori dei gruppi hanno messo il sigillo sulle candidature dello slovacco Maros Sefcovic a vicepresidente per l'Unione energetica e dell'eclettica slovena Violeta Bulc, neofita della politica, imprenditrice ed esperta tanto di 'new age' quanto di sciamanesimo e tae-kwon-do che si occuperà dei Trasporti. Una fretta ispirata anche dalle capitali, come Roma e Parigi, più interessate al nuovo corso.
PITTELLA BOCCIA BARROSO. Il capogruppo socialista, Gianni Pittella, non ha usato mezzi termini per spiegarla: la presidenza Barroso è stata «disastrosa e non può continuare oltre il 31 ottobre, quindi i tempi stretti sono stati accettati perché vogliamo che la nuova Commissione entri in forze il primo novembre, non vogliamo che Barroso sopravviva politicamente».
VOTO DI FIDUCIA PER JUNCKER. Nel negoziato parallelo con la grande coalizione Ppe-S&D-Alde che dovrà sostenerlo nei prossimi cinque anni, Juncker si è mostrato anche duro, mantenendo l'equilibrio nello scontro tra la flessibilità richiesta dai socialisti e la linea del rigore voluta dal Ppe e da Berlino. I socialisti hanno posto condizioni per avere la garanzia che il piano di investimenti da 300 miliardi sia dotato di denaro fresco e sia avviato già dal vertice di dicembre. Quali saranno le promesse finali però Juncker lo dirà solo nel discorso programmatico del 22 ottobre prima del voto di fiducia della plenaria di Strasburgo.

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