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EUROPA 21 Ottobre Ott 2014 0600 21 ottobre 2014

Commissione Juncker, tanti nodi da sciogliere

Europarlamento al bivio: votare l'esecutivo o continuare la transizione con Barroso? Troppe nomine sono contestate. Ma la crisi impone tempi stretti.

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da Strasburgo

Il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker.

Il primo novembre la Commissione Juncker deve insediarsi a palazzo Berlaymont.
Più che una data da rispettare sul calendario europeo, è ormai diventato un obiettivo da raggiungere. Costi quel che costi. E non solo perché il decennio di José Manuel Barroso ha sfiancato un po’ tutti, ma perché la crisi economica, sociale, geopolitica e sanitaria ha già messo in ginocchio gli Stati membri. E l’Unione europea non può permettersi un periodo di stallo.
EUROPARLAMENTO AL BIVIO. Per questo, nonostante il parlamento abbia sinora cercato di esercitare - e soprattutto rivendicare - il suo potere di veto, chiedendo a Jean-Claude Juncker alcune modifiche della sua squadra, è arrivato per tutti il momento della resa dei conti.
Mercoledì 22 ottobre gli europarlamentari devono votare a Strasburgo la Commissione europea e decidere se dare il via libera all’esecutivo del lussemburghese, oppure bloccare tutto, lasciando Barroso al comando del periodo di transizione sino a un ulteriore accordo.
NOMINE CAMBIATE ALL'ULTIMO MINUTO. Un pericolo che Juncker ha cercato di scongiurare sino all’ultimo, venendo incontro alle richieste che gli sono state poste. Dopo la bocciatura della commissaria designata slovena Anna Bratušek, ha nominato Violeta Bulc. E vista l’inesperienza anche di quest'ultima candidata, ha deciso di cambiarle il portafoglio dandole i Trasporti al posto della vicepresidenza sull’Unione energetica, affidata invece al più navigato slovacco Maros Sefkovic (nella Commissione uscente è vicepresidente per Rapporti istituzionali e amministrazione e aveva già superato l'audizione per la commissione Trasporti e spazio, ndr).

È finito il tempo delle audizioni e dei rimpasti

Violeta Bulc.

Una scelta che il 20 ottobre è stata esaminata dai parlamentari, che hanno sottoposto Bulc e Sefkovic a due ultime audizioni. E per quanto lo slovacco abbia convinto Strasburgo delle sua capacità, non si può dire altrettanto della slovena, che non si è mostrata altrettanto all'altezza della mission.
Alcuni però storcono ancora il naso, non tanto per la scelta di Bulc, ma soprattutto per quella dello spagnolo Miguel Arias Cañete, designato alla commissione Clima ed Energia e accusato di essere troppo vicino alle lobby petrolifere, oltre che ad aver posseduto azioni di aziende coinvolte nel business.
La decisione di Juncker di affidare la vicepresidenza per l’Unione energetica al socialista Sefkovic sembra aver rasserenato la compagine di sinistra della maggioranza, che vede così una sorta di cordone sanitario stretto attorno a Cañete. Ma per molti lo sforzo di Juncker non è sufficiente: sia alll'interno dell'S&D che tra i Verdi e i deputati della Gue la speranza è che il lussemburghese tolga la delega per lo Sviluppo sostenibile allo spagnolo e la affidi a qualcun altro.
DUBBI SU NAVRACSICS. Così come non sono ancora del tutto soddisfatti coloro che vedono nel commissario ungherese Tibor Navracsics, designato alla Cultura, un pericolo per la libertà di pensiero, visto l’autoritarismo che ha spesso contraddistinto la politica del governo di Viktor Orban, di cui Navracsics era ministro. Il leader liberale dell'Alde Guy Verhofstadt ha chiesto esplicitamente al presidente del nuovo esecutivo di cambiare direttamente il portafoglio all'ungherese.
La possibilità che il 22 ottobre Juncker, nel suo discorso prima del voto in parlamento, tolga all'ungherese la delega della cittadinanza e la affidi al vicepresidente Frans Timmermans potrebbe però tranquillizzare, almeno in parte, l'Aula di Strasburgo.
Ma se così non fosse, gli europarlamentari saranno comunque costretti ad abbassare la testa e votare l'esecutivo. Anche perché, alla fine, non c’è più tempo per chiedere un ulteriore rimpasto.
SI RESPIRA UN CLIMA DI URGENZA. Come ha suggerito il 15 ottobre l’editore di NewEurope, Basil Coronakis, in una lettera indirizzata a Juncker, «se la Slovenia non è riuscita per due volte a nominare un commissario accettabile dal parlamento, si proceda senza la Slovenia». Il presidente della Commissione «potrebbe anche prendere in carico il portafoglio di Bulc lasciando che il direttore generale se ne occupi solo a livello pratico», è l'escamotage suggerito.
Una opzione consentita dai Trattati, secondo i quali il numero dei commissari deve essere inferiore a quello degli Stati membri, ma senza specificare quanti devono essere.
Quel che è certo è che se venisse seguita questa strada si potrebbe accelerare l’iter legislativo in caso di una ennesima bocciatura della candidata slovena. Una soluzione che, per quanto estrema e improbabile, interpreta perfettamente il clima di urgenza che si respira a Bruxelles e a Strasburgo. A partire dai corridoi del parlamento.

A rischio anche la valutazione delle Finanziarie degli Stati europei

Pierre Moscovici.

Sebbene le audizioni dei commissari abbiano messo in luce aspetti negativi e contradditori di alcuni candidati, la Große Koalition ha la stessa necessità dell’esecutivo di avviare quanto prima la nuova legislatura. Da un lato i popolari perché vogliono incoronare il loro spitzenkandidat Juncker e assicurarsi che si metta al lavoro il prima possibile, soprattutto sulle questioni economiche.
Dall'altro i socialisti dell’S&D - in particolare i governi di Francia e Italia - perché sperano che Pierre Moscovici prenda in consegna il portafoglio Affari economici, ora in mano al rigorista Jyrki Katainen, prima che la Commissione presenti a novembre le sue raccomandazioni in politica economica rivolte ai singoli Stati membri.
COMMISSIONE SENZA PIÙ TEMPO. I tempi di insediamento del nuovo esecutivo possono infatti essere decisivi per la valutazione dei progetti di bilancio, a partire proprio da quelli di Parigi e Roma.
Al momento i team di Barroso (ovvero Katainen) e Juncker (con Moscovici in prima fila) «stanno collaborando» per gestire la transizione e i «giudizi» che l'esecutivo dovrà presentare tra circa un mese. Ma in caso di ulteriori problemi in parlamento, l'insediamento slitterebbe e la squadra di Juncker si sfilerebbe dal processo di valutazione delle finanziarie.
Un rischio che nessuno vuole correre. Per l'Italia, ha osservato il sottosegretario Sandro Gozi, «è importante che la nuova Commissione cominci a lavorare il primo novembre perché vogliamo che il piano di investimenti ed i suoi tratti fondamentali siano presentati già al Consiglio europeo di dicembre».
SI ASPETTA IL PIANO DI INVESTIMENTI. Non bisogna dimenticare infatti che Juncker ha vinto le elezioni grazie a un punto del programma che ora tutti vogliono vedere realizzato il prima possibile: il piano da 300 miliardi di euro di investimenti di cui sinora, a parte gli annunci, non si conosce alcun dettaglio.
La speranza è che, una volta insediato a Berlaymont, Juncker passi dalle parole ai fatti. E il parlamento, proprio per vedere realizzato questo obiettivo, potrebbe dare il suo assenso, nonostante tutto.

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