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FINE MANDATO 21 Ottobre Ott 2014 1317 21 ottobre 2014

Commissione Ue, l'addio di Barroso

Il presidente portoghese lascia dopo 10 anni. Il bilancio di Strasburgo. Il live.

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da Strasburgo

Il presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso.

È stato il suo ultimo discorso al parlamento di Strasburgo. Dopo 10 anni di guida della Commissione europea, il presidente José Manuel Barroso lascia la guida dell'esecutivo che, dopo il voto dell'Aula del 22 ottobre, dovrebbe passare nelle mani del lussemburghese Jean-Claude Juncker.
Prima del passaggio di testimone c'è stato, però, il momento dei saluti. E delle critiche.
IL BILANCIO DEL DECENNIO. Il 21 ottobre Barroso ha infatti esposto un resoconto del suo operato davanti ai pochi europarlamentari rimasti in aula ad ascoltarlo, che a loro volta hanno risposto con un bilancio di questi ultimi 10 anni. «Ineccepibile» per il presidente del gruppo Ppe Manfred Weber; «disastroso» per il presidente dell'S&D Gianni Pittella.
Nel 2004, «l’anno in cui ho iniziato questo lavoro», ha raccontato Barroso in un discorso tenuto il 20 ottobre a Londra, «il mondo era molto diverso. Eravamo appena usciti dal boom delle dot-com, ma gli smartphone erano ancora fantascienza. L’invasione dell’Iraq era appena finita, la questione del post-Kyoto era da poco entrata nell’ordine del giorno. I diplomatici delle nostre allora 15 capitali ancora comunicavano con i telegrammi».
Ora gli Stati membri dell'Ue sono diventati 28, ma l'euroscetticismo è cresciuto proporzionalmente all'estendersi dei suoi confini. Così come la disoccupazione: «Tre milioni di disoccupati in più rispetto a 5 anni fa», ha ricordato Philippe Lamberts, co-presidente dei Verdi. La crisi economica ha cambiato radicalmente le politiche comunitarie. E ora è venuto il momento di cambiare anche la sua governance.

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15.00 - INZIA LA SEDUTA AL PARLAMENTO. Martin Schulz dà il benvenuto a Barroso e ai commissari: «Oggi è l'ultima riunione in cui questo parlamento vi incontra come commissione in carica».

15.15 - BARROSO RACCONTA 10 ANNI DI CRISI. «Vi presento il nostro bilancio di questi ultimi 10 anni», esordisce Barroso nel suo discorso di fine mandato, «Non ho preparato un discorso scritto, online c'è un testo che sarà distribuito insieme ai documenti ufficiali del lavoro svolto in questi ultimi 10 anni», continua.
«Abbiamo vissuto dei periodi eccezionali e unici: 10 anni di crisi e la risposta dell'Ue a questa crisi, che non è stata solo economica, ma anche costituzionale, quando due membri fondatori dell'Ue (Francia e Olanda) hanno respinto con un referendum il trattato costituzionale. Molti dicevano che non saremo riusciti a trovare un nuovo assetto istituzionale, ma con il Trattato di Lisbona, ratificato da tutti gli Stati membri, ci siamo riusciti.
A ciò si aggiunge la crisi geopolitica tra Russia e Ucraina. In questo momento la crisi non è ancora finita ma siamo orgogliosi di essere riusciti a condannare in maniera univoca la Russia, il cui comportamento nei confronti dell'Ucraina è inaccettabile. E ora stiamo mediando tra Russia e Ucraina sul tema dell'energia.
LA CRISI SOCIALE E POLITICA. Siamo stati colpiti fortemente anche in termini sociali e politici, non solo economici, è stata la principlae crisi dal processo di integrazione europeo dalla fine degli anni '50.
Ora cerchiamo di mettere le cose in prospettiva e ricordare che cosa si diceva: si prevedeva l'implosione e l'uscita della Grecia dalla zona euro, ma non è successo, anzi ora si aggiungerà nel 2015 anche la Lituania. Insomma gli analisti si sbagliavano. Siamo riusciti a restare uniti e aperti in questo forte periodo di crisi.
L'ALLARGAMENTO: DA 15 STATI A 28. Dieci anni fa eravamo 15, ora siamo 28 Stati membri. C'è chi pensa che si stava meglio quando eravamo sotto il comunismo totalitarista, ma non penso sia così. C'era chi diceva che l'Ue sarebbe stata paralizzata con l'allargamento, certo è stato più difficile mettere d'accordo alcuni membri storici dell'Ue con i 28, ma alla fine è riuscita a stare compatta e aperta anche nei confronti del mondo, come per esempio quando abbiamo promosso un'agenda commerciale pro-attiva.
IL COMMERCIO: LA CHIAVE DELLA CRESCITA. Il commercio è uno dei modi migliori per sostenere la crescita a livello globale.Ora possiamo chiederci siamo più forti o deboli? I critici diranno che siamo più deboli, in effetti quando è scoppiata la crisi non avevamo gli strumenti per affrontarla. Poi insieme abbiamo creato un nuovo sistema di governance che oggi è molto più forte rispetto al passato.
L'UNIONE BANCARIA CHE NON C'ERA. Oggi la Commissione ha più poteri in termini di governance della zona euro: la Bce oggi ha la supervisione delle banche europee, una cosa impensabile un tempo. Oggi abbiamo una unione bancaria, quindi, se guardiamo in prospettiva gli eventi e riflettiamo dove eravamo 10 anni fa, possiamo dire che oggi l'Ue almeno nella zona euro è più integrata e ha più strumenti per affrontare la crisi dell'eurozona. Abbiamo una legislazione per socongiurare gli abusi in termini finanziari, siamo più equipaggiati per affrontare crisi se queste dovessero ripetersi.
Ricordiamoci dove eravamo: molti Paesi erano vicino alla bancarotta. Paesi come Irlanda e Portogallo sono invece usciti dal programma. Solo due Paesi stanno realizzando ancora i loro piani di aggiustamento.
NON SERVE UNA RIVOLUZIONE, MA COMPROMESSI. Per un'Europa unita e trasparente non servono scontri tra istituzioni e Paesi, continua Barroso, non serve una rivoluzione ma servono compromessi. L'Ue è una unione di valori e per questo il momento più emozionante è quando abbiamo ricevuto il premier Nobel per la pace. Il valore della pace all'origine dell'Ue è fondamentale e dobbiamo lottare per questi valori.
Barroso conclude salutando gli europarlamentari in inglese, tedesco, portoghese e francese.

15.40 - IL COMMIATO DI WEBER, PPE. Il bilancio del mandato di Barroso è straordinario, dice il capogruppo dei popolari. Noi europei ce la facciamo, noi europei potremo farcela se siamo creativi, se rimaniamo insieme possiamo forgiare il nostro destino. Per questo vorrei ringraziare Barroso a nome di tutto il gruppo Ppe. Barroso è stato un buon presidente all'altezza del suo compito. La governance è stata rafforzata.

15.45 - PITTELLA, S&D: BILANCIO CRITICO. Sono sicuro apprezzerà la schiettezza con cui mi rivolgo a lei oggi, dice il presidente dei socialisti europei Gianni Pittella. Il bilancio del mio gruppo è critico. Dieci anni fa ci invitava in questa aula a non abbassare la guardia contro l'apatia e il rischio euroscetticismo. Oggi l'Ue sprofonda nella disoccupazione e sfuma la speranza del sogno europeo. Ci sono stati seri errori e il peccato originale si chiama: austerità. Ora stiamo male, ammettiamolo. Anche se riconosco che molto è stato fatto sia per quanto riguarda i cambiamenti climatici che per le politiche commerciali.
ora serve un cambio di passo per salvare l'Europa prima che sia troppo tardi.

16.10 - I LIBERALI CRITICANO LA DEBOLEZZA. Pavel Telicka parla a nome dei liberali e dice a Barroso di aver contribuito alla stabilizzazione, ma non c'è stata la crescita, nè le riforme strutturali. Abbiamo agito in modo debole nelle politiche del clima, dell'industria, dell'energia. Mi aspettavo la Commissione adottasse l'inziativa. Abbiamo vinto la battaglia della stabilità ma non quella della ripresa, che mi sarei aspettato da una commissione più forte. Sui trasporti avete raggiunto buoni risultati, ma altre sfide potevano essere adottate diversamente.

16.16 - LA SINISTRA UNITA E IL NON FUTURO DEI GIOVANI. Non capisco come gli europei non si rendano conto di vivere nel mondo migliore possibile, dice ironico il leader della sinistra unita, Patric Le Hyaric, che osserva come in 10 anni è riuscito a far odiare l'ideale europeo, ha deregolamentato, è riuscito a trasformare i debiti privati in debiti pubblici e a chiedere all'Fmi delle terapie d'urto con una violenza inaudita che hanno colpito i giovani di Iralnda, Portogallo Grecia e ora colpiranno quelli di Italia e Francia. Di recente ha rifiutato il progetto di salario minimo europeo, la direttvia sui lavori distaccati, quella sul congedo maternità.
Il futuro significa invece uscire da queste scelte di austerità

16.20 - I VERDI: LA GIUSTIZIA SOCIALE DIMENTICATA. Secondo il belga Philippe Lamberts, co-presidente dei Green, Barroso ha fatto alcune scelte, prima di tutto ha risposto alla crisi con la Troika e la revisione della governance economica dell'Ue, azioni che non hanno ascoltato le ingiustizie, le ineguaglianze, le scelte ecologiche.
Ha scelto di non porre fine al ricatto permanente esercitato dalle imprese e dai mercati finanziari, dalle multinazionali a cui vuole dare più diritti con gli accordi commerciali. Il risultato è che il 25% degli europei, uno su 4, è a rischio di emarginazione sociale, il 4% in più rispetto a 5 anni fa.
Tre milioni di disoccupati in più rispetto a 5 anni fa. E in compenso dov'è la crescita? Dov'è la riduzione del debito pubblico?
Sarebbe ingiusto dire che è tutta colpa sua, ma mi sarei aspettato che avrebbe difeso di più il Trattato che dice che la giustizia sociale deve essere il cuore dell'Ue, una parte dei trattati dimenticata e che lei in quanto tutore avrebbe dovuto ricordare e difendere.

16. 25 - PER FARAGE IL CAPO È BARROSO. L'espansione della zona euro ha incluso paesi mediterranei che non avrebbero mai dovuto aderire», esordisce il leader dell'Ukip, presidente dell'Efddm, che ha poi ringraziato Barroso per aver confermato che il vero fantasista non è lei ma Cameron che ritiene che possiamo limitare la libera circolazione rimanendo nell'Ue, ha fatto capire a tutti che è lei il capo, non Cameron. La ringrazio e buona pensione.

16.30 - SCHULZ ELOGIA BARROSO. La ringrazio per gli sforzi da lei profusi per difendere l'idea di Europa, così il presidente del parlamento europeo Martin Schulz si rivolge al presidente uscente della Commissione Barroso. Indipendentemente dalle differenze sul merito, a tutti i commmissari va il mio ringraziamento per il lavoro svolto. Bisogna riconoscere anche i meriti degli altri. Spesso siete stati usati come capro espiatorio. Per questo, a nome di questa istituzione, il parlamento, vi ringrazio.

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