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ANALISI 21 Ottobre Ott 2014 0559 21 ottobre 2014

La famiglia gay divide Chiesa e politica

Il dibattitto sui diritti omosex spacca Vaticano, partiti ed elettorato cattolico. Che è pronto per le unioni civili, ma dice no alle adozioni.

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Roma, il bacio di una coppia gay in Campidoglio dopo la convalida del loro matrimonio.

Sembra essere il tema divisivo del momento, quello che alimenta battaglie e lotte intestine, quello che lacera partiti, comunità religiose, élite culturali e società civile, spesso strumentalizzato e abusato per finalità particolari.
La famiglia omosessuale è al centro del dibattito pubblico, terreno di scontro fra ideologie e interessi di parte., Per la Chiesa in gioco c’è soprattutto quel «dialogo con la modernità» che animò il Concilio Vaticano II e che rappresenta oggi forse l’arma più efficace contro la secolarizzazione che avanza.
NOZZE OMOSESSUALI, LA POLITICA SI SPACCA. Un dibattito che, tuttavia, spesso si ferma solo alla superfice, procede per slogan, forzature e provocazioni, si nutre nel mondo digitale di hashtag, fake e commenti prossimi all’insulto. La sintesi che ne fanno i mass media non facilita certo la comprensione del fenomeno ma a volte sottrae preziosi elementi di analisi, talvolta distorcendo la rappresentazione della realtà.
La classe politica pare appassionarsi per lo più al tema delle cosiddette nozze gay, e le dichiarazioni di leader ed esponenti di partito mettono in luce divisioni e contraddizioni interne. A sollevare il polverone è stata l’iniziativa del ministro dell’Interno Angelino Alfano volta ad annullare la trascrizione nei Comuni italiani dei matrimoni gay contratti all’estero: «Ho solo applicato la legge», si è difeso il leader del Nuovo Centrodestra (Ncd) contestato da colleghi di governo ed esponenti della sinistra e della destra, uniti in una corale difesa dei diritti civili.
LE FRIZIONI NEL GOVERNO: LUPI STOPPA RENZI. Sulla convergenza inedita fra i partiti non c’è nulla di definitivo. L’apertura recente di Forza Italia alle unioni civili e ai diritti delle coppie omosessuali più che una scelta di campo sembra un mossa strategica per isolare l’ex delfino.
Ma produce spaccature all’interno di un partito già lacerato da lotte intestine: l’incontro ad Arcore fra Silvio Berlusconi e Vladimir Luxuria, mediato da Francesca Pascale, ha scatenato le ire degli azzurri più tradizionalisti. Lapidario Maurizio Gasparri: «Seguire queste suggestioni porta alla rovina».
E nemmeno nel governo si respira un clima di concordia. La disponibilità annunciata da Matteo Renzi a colmare il vuoto normativo sulle unioni civili si scontra con la resistenza del Ncd: secondo il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi «non è una priorità».

Il premier raccoglie il 43% del voto cattolico

I sondaggi realizzati in occasione delle elezioni europee di maggio registrano un’inversione di tendenza del voto cattolico in favore del centrosinistra.
Le rilevazioni dell’istituto di ricerca Swg mostrano che tra i cattolici praticanti il Pd ha ottenuto il 43% delle preferenze, Forza Italia il 22% e il Movimento 5 Stelle il 14%. Per il partito del premier un dato che supera anche quello del consenso generale, che pure ha raggiunto il gradimento record del 40,8%. Il confronto con le rilevazioni degli anni precedenti mostra una crescita significativa: nel novembre 2012 Swg rileva un gradimento per il Pd non superiore al 27%, e in occasione delle politiche del 2013 il consenso dei cattolici è fermo al 23%.
LO SFALDAMENTO DI SC E LA CRISI DI FI. Numeri che risentono probabilmente anche della credibilità attribuita ai diversi leader e delle dinamiche politiche degli ultimi mesi, che hanno visto lo sfaldamento di Scelta Civica, che raccoglieva il consenso di molti cattolici, poi confluiti nel Pd di Renzi e in parte in Ncd.
Cattolici che hanno abbandonato in alcuni casi le fila di Fi, probabilmente in seguito all’evoluzione del partito, oggi polarizzato sui “falchi” e sostenitore di politiche in fatto di famiglia che si allontanano da quelle tradizionali, più gradite all’elettorato cattolico.
Numeri che in definitiva descrivono un elettorato cattolico in sé variegato e dinamico, per nulla omogeneo, ma certamente riconoscibile, e che in fatto di famiglia difende l’istituto del matrimonio tradizionale ma è aperto al riconoscimento dei diritti per le altre forme di unione.

Il Sinodo è diviso: i vescovi bocciano Francesco

Ma il tema della famiglia ha diviso anche i porporati riuniti per il Sinodo voluto da papa Francesco: la relazione sulla prima settimana dei lavori a firma del cardinale Péter Erdö (quella che mostrava un'apertura verso le condizioni cosiddette “irregolari” delle coppie di fatto e delle unioni civili, eterosessuali e omosessuali, e dei separati risposati e non) è stata definita «indegna, vergognosa, sbagliata».
A parlare è stato il prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, Gerhard Mueller, portavoce di un gruppo di presuli che hanno chiesto fermezza sulla dottrina in tema di matrimonio, famiglia e sessualità.
Una relazione che, al netto di equivoci e forzature, non teorizzava un condono generalizzato ma esortava all’accoglienza e all’accompagnamento dell’altro, a prescindere dall’orientamento sessuale e dallo status sociale, in un cammino volto alla maturità umana e cristiana.
Un confronto che tuttavia non ha ancora trovato una sintesi definitiva, se la Relazione finale votata a conclusione del Sinodo ha visto mancare la maggioranza dei due terzi (necessaria per l’approvazione) su alcuni fra i temi cruciali, dall’omosessualità alla comunione per i divorziati risposati. E se il messaggio conclusivo pone l’accento soprattutto sul tema dell’amore coniugale, definito come «unico e indissolubile», «uno dei miracoli più belli» e anche «il più comune».
SOLUZIONE RINVIATA: APPUNTAMENTO AL 2015. Papa Francesco è però riuscito ad avviare una discussione aperta e collegiale su temi di grande attualità per la Chiesa, come non accadeva dal Concilio Vaticano II. Dio «non ha paura delle novità», ha detto parlando ai fedeli in Piazza San Pietro, a conclusione del Sinodo, «abbiamo seminato e continueremo a seminare con pazienza e perseveranza».
Una discussione che continuerà ora nelle chiese in vista del prossimo appuntamento, il Sinodo ordinario sulla famiglia nell'ottobre 2015.
Intanto il papa ricorda quale atteggiamento è auspicabile che accompagni questo confronto, e lo fa citando le parole con le quali Paolo VI, il «grande timoniere del Concilio», istituiva il Sinodo dei vescovi nel settembre del 1965: «Scrutando attentamente i segni dei tempi, cerchiamo di adattare le vie e i metodi [...] alle accresciute necessità dei nostri giorni e alle mutate condizioni della società».
PAOLO VI, IL VALORE POLITICO DELLA BEATIFICAZIONE. A conclusione del Sinodo, la beatificazione di Papa Montini, quell’«instancabile apostolo» che ha lavorato per «una Chiesa umile, amorevole verso tutti gli uomini e dispensatrice di salvezza», ha valore «politico».
Ma se questo è il dibattito nella Chiesa e in parlamento, non è superfluo chiedersi in che misura tale confronto rifletta la reale sensibilità dei cattolici, sul tema della famiglia. In altre parole, politici ed ecclesiastici sanno cogliere e rapportarsi al sentire della comunità dei fedeli oppure si registra uno scollamento improduttivo?

Sondaggio tra i credenti: sì alle unioni civili, no alle adozioni gay

Vescovi e cardinali all'assemblea del Sinodo.

Per comprendere quale sia davvero la sensibilità dei cattolici sul tema della famiglia, indicazioni utili vengono da uno dei documenti preparatori del Sinodo: quell’Instrumentum Laboris che sintetizza le risposte al questionario sulla famiglia che un anno fa il pontefice ha voluto spedire alle diocesi di tutto il mondo. Uno strumento per comprendere come si caratterizza la famiglia oggi, come è mutata nel tempo, quali sfide, attese e contraddizioni l’attraversano. E comprendere anche come la Chiesa possa porsi con essa in un dialogo rinnovato e più efficace.
Premesso che non è possibile individuare un pensiero unico dei cattolici, che piuttosto esprimono sensibilità diverse nei diversi contesti socio-culturali, religiosi e politici, l’Instrumentum afferma che «nei Paesi in cui esiste una legislazione delle unioni civili, molti fedeli si esprimono in favore di un atteggiamento rispettoso e non giudicante nei confronti di queste persone, e in favore di una pastorale che cerchi di accoglierle».
Il documento precisa però che «questo non significa che i fedeli siano a favore di un'equiparazione tra matrimonio eterosessuale e unioni civili fra persone dello stesso sesso» e che «alcune risposte e osservazioni esprimono la preoccupazione che l’accoglienza nella vita ecclesiale delle persone che vivono in queste unioni potrebbe essere intesa come un riconoscimento della loro unione».
CONTRO LE ADOZIONI GAY. Nei Paesi dove tale legislazione manca e dove si registra una spinta verso l’approvazione «di leggi che prevedono le unioni registrate o il cosiddetto matrimonio tra persone dello stesso sesso» i credenti e gran parte dell’opinione pubblica percepiscono tale orientamento «come un’imposizione da parte di una cultura politica o estranea».
Sul tema delle adozioni da parte delle coppie gay i cattolici «si pronunciano contro una legislazione che permetta l’adozione di bambini da parte di persone in unione dello stesso sesso, perché vedono a rischio il bene integrale del bambino. […] Tuttavia, nel caso in cui le persone che vivono in queste unioni chiedano il battesimo per il bambino, le risposte, quasi all’unanimità, sottolineano che il piccolo deve essere accolto con la stessa cura, tenerezza e sollecitudine che ricevono gli altri bambini». In generale, emerge la raccomandazione a non far coincidere l’identità di una persona con espressioni quali «gay», «lesbica» od «omosessuale».
LA SPINTA PER UN INTERVENTO DELLO STATO. Un atteggiamento che trova conferma nelle parole del vaticanista Andrea Tornielli: «Nonostante sia prevalente fra i cattolici una logica di accoglienza delle persone, cosa che non è una novità nella Chiesa, questo atteggiamento non comporta la legittimazione di situazioni come i matrimoni gay o il riconoscimento legale delle unioni che non sarebbero equiparate al matrimonio. Ancor meno consenso c’è sul tema delle adozioni».
Rispetto alla prospettiva di leggi che regolamentino la condizione delle unioni civili, Tornielli sottolinea che «anche dal Sinodo si sono levate voci per dire che è giusto che lo Stato legiferi in materia, ma i cattolici sono liberi, in nome della loro fede, di non approvare queste unioni. Tra l’altro nell’ambito della morale cattolica non sono approvati nemmeno i rapporti sessuali al di fuori del matrimonio, e ciò significa che c’è un livello che è quello della fede, e un altro livello che è quello dello Stato».

Dal lavoro alla giustizia sociale, temi cari ai credenti

Matteo Renzi.

Come dire che la morale cattolica non si esaurisce nell’etica pubblica, e che nonostante l’impegno di una parte della classe politica, le due dimensioni non di rado si scoprono dissonanti. Secondo Tornielli «non c’è oggi un partito che possa essere considerato interprete della sensibilità dei cattolici su tutti temi: sulla solidarietà e l’attenzione al mondo del lavoro, un cattolico può trovarsi più vicino alle formazioni del centrosinistra, mentre sulla difesa dei principi non negoziabili c’è maggiore sintonia con i partiti del centrodestra».
Ma il pensiero di riferimento del mondo cattolico, la Dottrina della Chiesa, è fortemente incentrato sui temi della solidarietà, del lavoro, della giustizia sociale e, appunto, della famiglia. «I pronunciamenti dei vescovi italiani, soprattutto dall’inizio della crisi economica, hanno sottolineato spesso questi temi».

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