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MAMBO 21 Ottobre Ott 2014 1457 21 ottobre 2014

Renzi, il Partito nazione e la mancanza di intellighenzia

Per americanizzare l'Italia e superare il berlusconismo occorrono gli intellettuali. Pro e contro.

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Il premier Matteo Renzi ospite di Barbara d'Urso.

Nella Prima Repubblica i partiti erano quattro. La Dc, il Pci, il Psi, il Msi. Poi c’erano partiti minori, molto minori, che esistevano nella galassia democristiana: i socialdemocratici, i liberali, i repubblicani. Questi piccoli partiti avevano leader importanti, da Saragat a La Malfa, a Spadolini, a Malagodi. Ma se fossero spariti, i partiti, of course, nessuno li avrebbe rimpianti.
I quattro partiti erano in realtà due. Il Msi era fuori gioco. Il Psi non è mai riuscito, neppure con Craxi, a uscire da una condizione di minorità, malgrado abbia dato sulle riforme contributi eccezionali.
Dei due uno governava, l’altro no.
PRO E CONTRO BERLUSCONI. Nella Seconda Repubblica i partiti sono rimasti due, il partito di Berlusconi e quello contro Berlusconi. Questi due partiti avevano articolazioni interne. Nel fronte berlusconiano c’era la Lega che giocava in proprio e c’erano Fini e Casini che hanno inutilmente tentato di farlo.
Nel fronte opposto c’erano gli ex comunisti con le diverse sigle che, sentendosi figli di un Dio minore, non solo cercavano, saggiamente, alleanze ma cercavano un leader esterno che, una volta trovato, Romano Prodi, impose loro di sparire per fondersi con la Margherita.
Poi c’era un partito antiberlusconisano «dell’esterno», fatto di giornali, magistrati, gente di spettacolo. È stato per anni il più forte partito della sinistra fino a che Grillo non lo ha spostato su un territorio oscuro e ambiguo.
VERSO IL PARTITO NAZIONE. Ora che Berlusconi sta svanendo, si rischia che il partito sia uno solo, quello di Renzi. Sicuramente il premier a questo obiettivo punta.
Nel mondo partiti che, in regime democratico, funzionavano come partiti unici di governo ne abbiamo avuto almeno tre: la Dc italiana, il Partito rivoluzionario istituzionale in Messico, i conservatori giapponesi.
Renzi a quale modello si ispira? Il premier ha bisogno di tenere il campo del centrosinistra perché, malgrado quello che pensano i suoi detrattori, non è un populista. È un uomo ambizioso che vuole tutto il potere per sé, che ha un progetto che a lui sembra moderno e progressista. Per realizzarlo cerca di formare un blocco elettorale urbano fatto di ceti medi che rischiano di essere declassati e che resistono, di famiglie, di cittadini che mal sopportano lo Stato, il sindacato, tutti gli apparati pubblici. Un partito prudente ma netto sui diritti, protagonista della fase liberaldemocratica del futuro socialismo europeo.
In questo partito, con tutta evidenza, non c’è posto per una sinistra di tradizione o di profumo classista. Il progetto di Renzi modifica la costituzione materiale del Paese.
L'AMERICANIZZAZIONE DELL'ITALIA. Prima di Berlusconi abbiamo avuto la repubblica dei partiti; con l’ex Cavaliere il partito che ha trasformato il cittadino in pubblico entusiasta; con Renzi siamo di fronte al primo vero tentativo di americanizzare l’Italia dal lato del sistema politico.
La biografia di Obama scritta dal direttore del New Yorker, D. Remnik, dice quanti debiti Renzi e il entourage hanno contratto con gli schemi del presidente americano (il cui successo è tutto da discutere). L’americanizzazione definitiva della politica italiana modifica l’anomalia italiana ed europea nel senso che la stravolge.
Ho già scritto che la democrazia, a mio parere, non corre alcun rischio. Tuttavia la democrazia deve cercare basi più solide di quelle ormai fragilissime di questa transizione da un sistema traumatizzato da due cambi, l’era democristiana e quella berlusconiana. Mi sorprende che non vi sia alcun politologo e alcun intellettuale che rifletta sul renzismo.
INTELLIGHENZIA CERCASI. Ci sono libri utili su di lui ma poche riflessioni. Forse non le conosco io, forse loro non lo prendono sul serio, forse sono stati messi in guardia dagli inutili volumi dell’era berlusconiana su quel partito di plastica che non è mai esistito.
Però è un problema per Renzi: mancano gli intellettuali, attorno a lui, con lui, contro di lui.

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