Sinodo Ottobre 141019073427
BASSA MAREA 21 Ottobre Ott 2014 0600 21 ottobre 2014

Sinodo sulla famiglia: la Chiesa ha due velocità

La confusione dei vescovi, divisi tra modernità e liturgia. E la strada del papa.

  • ...

Bene papa Francesco, piuttosto confusi i vescovi. Questo il messaggio che il Sinodo ha lanciato a chi osserva con interesse le cose vaticane. Il tema era la famiglia, cioè il nucleo primario del mondo cattolico, e di ogni chiesa. Dove le cose non vanno bene.
E i vescovi, sanno bene che cosa vogliono?
I NUMERI TENGONO. La Chiesa cattolica è così diversa da quella di 50 anni fa che alcuni confronti sono d’obbligo. Le cifre complessive sembrano buone, con i cattolici nel mondo cresciuti - è esplosa la popolazione mondiale - dai 654 milioni del 1970 agli 1,2 miliardi, con poco meno di 3 mila diocesi e 400 mila preti.
La Chiesa cattolica gestisce, al di fuori degli Stati sovrani, la più grossa rete di assistenza sanitaria e sociale al mondo. La frequenza religiosa invece, nel mondo occidentale, va dal maluccio al malissimo, anche in Paesi “praticanti” come l’Italia dove solo il 15-20% al massimo di quanti si dichiarano cattolici frequenta la messa. Germania e Francia sono ben sotto il 10%. I seminari sono vuoti. Sempre più parrocchie, in campagna soprattutto, hanno un prete "volante" che arriva la domenica per una Messa.
L'EVOLUZIONE DEL PECCATO. Cinquanta anni fa dire al confessore che la mano aveva sfiorato il ginocchio nudo di una compagna di scuola creava probabilmente più problemi che non dire oggi, se si vuole dirlo, di aver «giaciuto» nello stesso mese con quattro diverse compagne di scuola.
Oggi tutta o quasi l’assemblea dei fedeli si accosta alla comunione, in genere, e resta un mistero se siano, come tassativo una volta e in teoria anche adesso, «mondati» da ogni peccato grave (ma per molti confessori il peccato grave numero uno sembra essere aver perso una o due messe festive).
Cinquanta anni fa i cattolici vivevano in un mondo di regole infinite e strettissime e con una liturgia barocca complicata, antiquata, ridondante e a tratti affascinante, ma oggi impensabile. Cinquanta anni fa molti parroci a inevitabile educazione seminaristica sessuofoba non volevano organizzare gite miste con ragazzi e ragazze, ne vos inducam in tentationem, e oggi vari parroci si tengono pronti a organizzare incontri con coppie gay cattoliche, non appena ci sarà il via libera.
L'IMPASSE SUL MATRIMONIO. Ora sul centrale tema della famiglia nulla è più cruciale del matrimonio e qui i vescovi, chiamati come al solito su questi temi - matrimonio e sesso - a definire la posizione della Chiesa in modo teorico visto che di sesso e matrimonio non hanno se non extra moenia diretta esperienza, sono presi fra due fuochi. È uno strano mondo dove gli etero snobbano il matrimonio e i gay lo invocano e ne fanno un simbolo di pari dignità e piena accettazione. Insomma, non lo vogliono più in misura crescente quelli per i quali la Chiesa lo celebrerebbe così volentieri e lo vogliono quelli per i quali la Chiesa non può celebrarlo.
Ma parole di attenzione e rispetto per i gay, di rispetto per le unioni civili o di fatto se vissute con la retta intenzione, parole uscite dal Sinodo anche se emendate da “destra” dopo una prima “fuga in avanti”, fanno vedere che la Chiesa non è sorda.
EUROAMERICANI VS EMERGENTI. C’è chi contrappone non più destra e sinistra, o meglio aperturisti favorevoli all’aggiornamento di Conciliare memoria e tradizionalisti (categorie vecchie di mezzo secolo) ma euroamericani più tormentati da fughe in avanti e freni inibitori, e più ideologici, e chiese emergenti di America Latina soprattutto, ma anche Africa e Asia, più spontanee, meno rituali e liturgiche, dove l’accoglienza è un rito e la comunità una difesa. Bergoglio viene dall’Argentina e capisce quel mondo, si dice.
Il problema è che la Chiesa è nella sua essenza un ponte fra l’uomo e Dio, e quindi anche un ponte fra le generazioni, e Dio è il principio del bene e quindi la negazione del male, criteri che possono essere anche profondamente modificati ma non abbandonati.
IL RITARDO RISPETTO AL SECOLO. Ora la Chiesa romana si è fatta cogliere da un ritardo più che secolare nei suoi rapporti con il mondo moderno, ritardo di cui sono stati a lungo simbolo una liturgia immobile e l’ostinazione a voler usare una lingua morta, il latino (se Dante Alighieri avesse fatto lo stesso non avremmo avuto la Divina Commedia), simbolo di quella che è stata (ed è) sul piano umano e culturale la parabola del cristianesimo in genere e del cattolicesimo in particolare: la trasmissione nei secoli di alcuni principi e impostazioni del mondo giudaico ellenistico e romano, trasfigurati dal messaggio di Cristo.
ABBANDONO DEL LATINO, ERRORE ESTETICO. Ma hanno esagerato. Guardiamo la liturgia, che per una chiesa è sostanza e non forma. L’abbandono totale del latino, giusto in Africa e altrove, eccessivo in Europa e Nordamerica, non rispetta affatto i principi dichiarati dalla Costituzione liturgica Sacrosantum Concilium. È stato un eccesso di zelo, un errore estetico (Dio non è solo carità e amore, ma anche bellezza) e storico, una sorta di auto castrazione in nome di una «pienamente conscia e attiva partecipazione alle celebrazioni liturgiche» che è difficile vedere, pari all’ostinanzione precedente nel voler tenere in vita una liturgia, latina e barocca, per 100 e 150 anni più del dovuto.
Qualcosa, pochissimo, simbolicamente, andava salvato, per ragioni anche di identità, soprattutto di canti bellissimi limati dai secoli e sostituiti in genere da canti in volgare brutti. Nessuno sa perché, ogni parrocchia ama avere i suoi e nessuno è ancora riuscito dopo mezzo secolo a creare un corpus.
Risultato: nelle chiese non si canta più, almeno in Italia, o una o tre voci cantano cose che nessuno sa. Così come l’enfasi sulla «liturgia della parola», su cui molti sacerdoti diventano irrefrenabili così come mai e poi mai accetterebbero di intonare un canto in latino, dimentica l’antico detto (latino) verba volant.
Troppi vescovi alla rincorsa hanno premiato gli “innovatori” che avrebbero, si pensava, riempito le chiese, invece semivuote.
Insomma, il Sinodo lo ha confermato, c’è una certa confusione fra i vescovi, che non hanno poi la privativa dello Spirito Santo. Speriamo che papa Francesco abbia con la colomba bianca un rapporto migliore.

Correlati

Potresti esserti perso