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SALUTE 21 Ottobre Ott 2014 1210 21 ottobre 2014

Sprechi sanità, persi 4 miliardi all'anno

Un terzo degli ospedali sperpera denaro pubblico. Campania maglia nera, male anche l’Alto Adige.

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Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

Reparti da chiudere o riaccorpare. Sprechi di risorse e poca pratica medica, tanto da mettere in pericolo i pazienti.
Questi sono i problemi più gravi che caratterizzano gli ospedali italiani, così come è stato rilevato dal Piano esiti del ministero della Salute. E che riguardano circa un terzo dei nosocomi della penisola.
RAPPORTO DELL'AGENAS. Tra reparti da sbaraccare e ricoveri inutili l'Agenas, l'Agenzia per i servizi sanitari regionali, ha stimato uno spreco tra i 3 e i 4 miliardi. Guarda caso gli stessi che Matteo Renzi ha chiesto alle regioni e che per il ministro Beatrice Lorenzin «non possono intervenire sul Fondo sanitario che la legge di stabilità conferma per il 2015 a 112 miliardi». Due in più di quest’anno.
Nonostante alcuni miglioramenti rispetto agli anni precedenti, la situazione continua a essere desolante.
Stando all'analisi sviluppata dall'Agenas, ogni anno sono 48.500 le persone che corrono più rischi perché si ricoverano in reparti che trattano meno casi degli standard minimi di sicurezza, fissati dagli studi internazionali.
Sono malati che hanno bisogno di interventi come il by pass aortocoronarico (il 77% degli ospedali resta sotto la soglia dei 200 interventi), operazioni al colon (79% sotto la soglia di sicurezza di 50 interventi), al polmone (84% sotto i 100 interventi), alla mammella (76% sotto i 150 interventi), allo stomaco (84% sotto i 20 interventi).
SI MUORE DI PIÙ DOVE SI CURA MENO. I grafici, come ha rivelato il quotidiano La Stampa, dimostrano che la curva della mortalità sale proporzionalmente con il diminuire dei pazienti trattati.
Oltre ai rischi per i pazienti, si aggiunge il danno alle casse dello Stato perchè circa un terzo dei nosocomi italiani mantiene in piedi reparti inutili e costosi.
A questi sprechi poi si aggiungono i ricoveri inappropriati. Ad esempio una colecistectomia operata in via laparoscopica, ossia senza bisturi, andrebbe trattata senza ricovero, ma solo il 15% degli ospedali lo fa. Tanto che in qualche ospedale si occupano letti persino per una banale gastroenterite pediatrica.
«DISPARITÀ INACCETTABILI». Alla luce dei risultati, il ministro della Salute Lorenzin ha espresso forti critiche: «Disparità e differenze tra regioni non sono più accettabili», ha detto sottolineando che se i direttori generali delle Asl non si dovessero adeguare agli standard virtuosi del Piano esiti «sarà il ministero questa volta a commissariarli».
A questa minaccia il presidente della federazione di Asl e ospedali (Fiaso), Francesco Ripa di Meana, ha replicato ricordando che «nonostante i coni d’ombra un miglioramento delle performance c’è stato, e questo è frutto della spending condotta dalle aziende sanitarie in questi anni».
LA QUALITÀ DELLA SANITÀ VARIA TRA LE REGIONI. Certo è che la sanità viaggia a velocità diverse da un’area all’altra del Paese, così come è stato dimostrato una elaborazione della regione Toscana basata sui dati del Piano esiti.
Gli ospedali che offrono le migliori performance si trovano in: Valle d’Aosta, Toscana (che sarebbe prima calcolando che ha anche il minor numero di quelli sotto gli standard) e Trento.
I risultati peggiori riguardano Calabria, Puglia e, a sorpresa, Bolzano, ma la maglia nera va alla Campania.
Ciò significa che un by pass coronarico è un intervento 'semplice' al San Michele di Gemona in Friuli e all’Ospedale di Orbetello in Toscana, dove la mortalità è pari a zero, ma è invece un'operazione chirurgica da evitare se si è ricoverati ai Santissimi Anna e Sebastiano di Caserta, dove muore un paziente ogni 10 persone che finiscono sotto i ferri.
SCARSA TEMPESTIVITÀ PER GLI INTERVENTI. Disparità tra una struttura e l’altra si registrano anche per la tempestività con cui si agisce in caso di emergenza.
Ad esempio una frattura al femore è da operare entro le 48 ore per evitare di rimanere in carrozzella o peggio, ma in base ai dati raccolti dal ministero della Salute oltre la metà degli ospedali italiani non rispetta quel termine per intervenire.

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