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MAMBO 22 Ottobre Ott 2014 1224 22 ottobre 2014

Destra italiana, Salvini è il vero leader

Più credibile e meno titubante: il segretario leghista sta respingendo l'assalto di Grillo al suo elettorato. E ampliando il territorio in cui pescare voti.

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Il leader del M5s Beppe Grillo e il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini.

La gara più divertente non è quella fra Renzi e Cuperlo, o Bersani o Civati o Fassina o il mitico Landini. No, la gara più divertente è fra Beppe Grillo e Matteo Salvini. Vittorio Feltri, che il suo mondo di destra lo conosce, pensa che a Salvini manchi solo un buon sarto. Fosse solo questo.
Tuttavia non è giusto fare gli schizzinosi con gli uomini politici che non voteresti mai. Salvini, infatti, che tanta idiosincrasia provoca nell’elettore di centrosinistra come me, sta facendo un’operazione (Maroni è il suo Grande Vecchio o è farina del suo sacco?) di eccezionale portata. Sta in pratica sradicando la Lega dalle sue origini separatiste, la sta incastonando a destra, così allargando il territorio in cui pescare voti; sta aprendo le porte a tutte le organizzazioni estreme e xenofobe, pur evitando toni fascistici, sta respingendo l’assedio di Grillo al suo elettorato.
GRILLO NON È MAI STATO DI SINISTRA. È una bella gara. In primo luogo perché si vede a occhio nudo che l’equivoco del grillismo come costola della sinistra si sta consumando. Grillo, e il suo mentore Travaglio, non sono mai stati di sinistra, sono stati antiberlusconiani, cosa che ha procurato loro simpatie e persino qualcosa di più, in una sinistra senza più patrie. Salvini, però, rispetto a Grillo, appare più credibile come uomo di una nuova destra che voglia ereditare un po’ di voti di Berlusconi, tutti i voti di Bossi e lanciare la battaglia per contendere al renzismo, non subito ma in prospettiva, il voto che una volta si sarebbe detto moderato.
SALVINI CAMBIA LINGUAGGIO. I moderati italiani, paradosso nazionale, in verità moderati non lo sono mai stati. Il centro moderato è stato il focolaio di tutti gli estremismi politici che abbiamo conosciuto in questa sorta di anarchia antistatale che è nata nel cuore dello Stato. Salvini, mutando linguaggio, referenti, ma non sarto (per ora), ha capito che c’è un grande spazio europeo in cui la destra può agire. Questo spazio è di diverso tipo. Può essere limpidamente semi-fascista come in Ungheria. Può sognare una correzione dell’immagine fascista come nel caso del lepenismo femminile della figlia del vecchio capo francese. Può essere qualunquismo alla Farage.
CON FI O CON CASAPOUND NON FA DIFFERENZA. Grillo guarda a una parte di questi movimenti, cioè a quello britannico e a quegli spezzoni neo-fascisti con i quali si è alleato per fare il gruppo parlamentare europeo. Il leader del Movimento 5 stelle, tuttavia, pur con i suoi discorsi anti-emigranti, ha sempre un’esitazione a spingersi oltre una certa soglia. Esitazione che non ha Salvini, che può dire quello che gli va e andare indifferentemente con pezzi di Forza Italia e con CasaPound. Questo ribollire confuso dice quanto sia ormai interessante il campo di centrodestra in cui non emerge né una linea né un leader ma si afferma l’esigenza storica di esserci. Salvini, qualunque sia il suo destino, come politico o come indossatore, ha avuto il merito di sdoganare la destra più destra.
IN CERCA DELL'ESTREMISMO PIÙ IDENTITARIO. Berlusconi sdoganò i finiani, cioè quel gruppo di ex fascisti che avevano una gran voglia di governo e in cui c’erano anche moderati veri e intellettuali interessanti. Salvini, invece, va in profondità e cerca l’estremismo più identitario per dare al suo popolo in termini di radicalità quello che gli toglie con la rinuncia al separatismo. Forse il leader della Lega sta arando la terra per altri, forse l’Italia di destra si scoprirà più di destra del passato avendo rinunciato al buonismo berlusconiano e al tiki-taka senza palla di Fini. Renzi pensa forse nel suo movimentismo totale di poter assorbire una parte di elettorato di destra. Forse ci riuscirà. Non si deve illudere di riassorbire tutta la destra, così come di sciogliere la sinistra, entrambe le posizioni esisteranno e si estremizzeranno. Un tempi si sarebbe detto che avrebbero vinto i migliori, oggi si può ragionevolmente, e infelicemente, pensare che vinceranno i peggiori. Ragion per cui, turandomi il naso, nel senso che per ragione di età e di storia mi guarderei bene dal dirmi renziano, tifo per il premier e per il suo fattore C.

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