Senato Riforme 140808140034
PROVVEDIMENTO 22 Ottobre Ott 2014 1929 22 ottobre 2014

Giustizia, governo pone fiducia su decreto civile

L'annuncio in Senato del ministro Boschi. Fi e M5s in trincea. Alla Camera il voto sullo Sblocca Italia.

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Maria Elena Boschi nell'Aula di Palazzo Madama.

Il governo ha chiesto il voto di fiducia sul decreto di riforma del processo civile. Lo ha annunciato nell'Aula del Senato il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi.
«A nome del governo e autorizzata dal Consiglio dei ministri», Boschi ha spiegato che l'esecutivo chiede il voto di fiducia sul maxiemendamento «integralmente sostitutivo» del disegno di legge per la conversione in legge del dl sulla riforma della giustizia civile.
Una modifica che ha recepito gli aggiustamenti apportati al testo iniziale dalla commissione Giustizia, introducendo inoltre, sul delicato capitolo del 'divorzio facile', alcuni elementi dell'orientamento della maggioranza e, in particolare, di Ncd.
L'esecutivo si prepara dunque ad affrontare un nuovo voto di fiducia nell'incandescente Aula di Palazzo Madama.
E in trincea è già scesa Forza Italia dopo l'alta tensione già emersa martedì 21 ottobre con Pd e governo sulla responsabilità civile dei magistrati.
BOSCHI ATTACCATA DAL M5S. Che il governo fosse pronto a chiedere la fiducia sul dl sulla giustizia civile - che scade il 12 novembre - era nell'aria già da 24 ore. E, dopo l'intervento in Aula del guardasigilli Andrea Orlando, è stato appunto il ministro Boschi ad annunciare la richiesta del voto di fiducia tra le grida del M5s, con la senatrice Paola Nugnes che ha attaccato: «Defenestratela!».
MODIFICHE SU NEGOZIAZIONI NEI DIVORZI. Il voto di fiducia è stato come detto posto su un maxi-emendamento presentato quasi contestualmente e che, rispetto al testo iniziale, va ad incidere su uno dei capitoli più caldi - assieme a quello delle ferie - del provvedimento, la negoziazione assistita, le separazioni e i divorzi consensuali. Il maxi-emendamento prevede che, anche in assenza di figli minori o con handicap, l'accordo al quale le parti giungono attraverso la negoziazione assistita dei legali venga trasmesso al pm del tribunale competente che, se non avvisa irregolarità, dà il nulla osta. Anche in presenza di figli minori o con handicap, il ruolo del pm è previsto con una tempistica piuttosto stringente: l'accordo va trasmesso entro 10 giorni al procuratore della Repubblica che, se giudica non rispondente all'interesse dei figli, dovrà a sua volta inviarlo entro 5 giorni al presidente del Tribunale. Quest'ultimo, entro 30 giorni dovrà chiedere la comparizione delle parti.
RISCHIO FUOCO INCROCIATO DI FI E M5S. Il maxi-emendamento, che prevede tra l'altro il ripristino degli uffici dei giudici di pace di Ostia e Barra (punto non presente nelle modifiche approvate in Commissione), rischia il 23 ottobre - la prima chiama è prevista alle 13 - di incontrare il fuoco incrociato di Fi e M5s, nonostante Orlando abbia respinto tutte le obiezioni emerse nei giorni scorsi, sottolineando come il provvedimento rappresenti «il primo passo di una riforma» che dovrà essere più ampia e organica anche con la legge delega che presto «sarà incardinata» alla Camera. Il dl, ha rilevato il guardasigilli, cerca di rispondere al «peso» di una giustizia civile su cui, anche più del penale, «c'è stata una caduta verticale delle istituzioni nel rispondere alle domande dei cittadini». Parole che non soddisfano i senatori azzurri.
Per il presidente della commissione Giustizia del Senato, Francesco Nitto Palma, il governo «non ha alcun rispetto per il lavoro del Senato». Mentre il collega Ciro Falanga ha incalzato: l'esecutivo pone la fiducia «perché ha paura di un voto segreto che sui temi del diritto di famiglia era ammissibile».

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