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OLTREMANICA 23 Ottobre Ott 2014 1155 23 ottobre 2014

Gb, l'Ukip spopola sui social network

Ha più like dei Labour. E quasi gli stessi follower dei LibDem al governo. Ma gli esperti: «Non è su Twitter o Facebook che si conquistano i voti».

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da Londra

La pagina Facebook dell'Ukip.

Hanno guadagnato 276.435 like su Facebook, appena 18 mila in meno dei Conservatori al governo (294.588): gli indipendentisti dell’Ukip inglese spadroneggiano la politica social in Inghilterra.
In pochi anni il seguito online del partito antieuropeista guidato da Nigel Farage è più che duplicato: basti pensare che i Liberal Democrats, al governo con i Tory, hanno 104,132 like su Facebook, e l’opposizione Labour solo 82 mila.
Proporzioni simili valgono per Twitter, dove l’Ukip ha 69 mila follower, quasi come i 73.300 dei LibDem.
E questo a fronte di soli 39 mila iscritti al partito, e il 15% dell’elettorato secondo gli ultimi dati di YouGov: nulla a confronto dei 190 mila Labour e 134 mila Conservatori.
UKIP CALYPSO DIVENTA TRENDING TOPIC. Di fronte a cotanto seguito sui social media, e ai dati delle ultime elezioni amministrative che hanno visto il partito in crescita tra gli elettori e nei comuni, la domanda sorge spontanea: è possibile che tanto successo online si trasformi in effettivi voti dell’elettorato inglese alle prossime elezioni di maggio 2015?
Quando si parla di Ukip o di Farage, l’effetto social è in effetti travolgente: l’ultimo esempio è quello dell’ex dj di Bbc Radio, Mike Read, il quale ha richiesto che la canzone che ha scritto in supporto dell’Ukip venga tolta dal commercio poiché accusata di contenuto razzista.
In poche ore il video di Read che canta Ukip Calypso è diventato virale e numero uno nella classifica di vendita di singoli online; inoltre, lunedì 20 ottobre, l’hashtag #Ukipcalypso era trend su Twitter.
IL PARTITO PIÙ TWITTATO DURANTE LE ELEZIONI. Un partito dal potere così social non si era ancora visto in Inghilterra: l’Ukip è anche stato il più nominato in assoluto su Twitter nel corso della campagna elettorale per le elezioni europee (dato Impact Social), e a fronte delle prossime elezioni politiche inglesi, che secondo le previsioni saranno caratterizzate da inediti livelli di interazione online, il dato fa pensare.
C’è chi dice, ha riportato il giornale inglese the Guardian, che anche sui social valga una classica regola e il suo contrario: da una parte, se si parla tanto di qualcosa, non è detto che se ne parli per forza bene; dall’altra, l’importante è che se ne parli, anche se male.

Farage pesca dall'elettorato agée dei Tory

Sui social in realtà non è proprio così: Twitter ha dimostrato più volte come una critica possa diventare virale e creare un effetto domino in grado di abbattere anche il personaggio famoso più quotato.
Ciò che stupisce del seguito di Farage, però, è che la maggior parte sia su Facebook: se un follower su Twitter normalmente non fa primavera (spesso si seguono persone o organizzazioni a semplice titolo informativo, anche se non si apprezzano pienamente), il like su Facebook di solito parla chiaro.
L’Ukip, per di più, ha vinto un gioco che gli altri partiti non pensavano avrebbero perso: guadagnarsi un seguito online non tanto tra i giovani ma piuttosto tra le fasce più agée della popolazione, proprio quell’elettorato che i Tory hanno dato troppo per scontato. Le interazioni su Facebook di Conservatori e Labour sono principalmente tra 18 e 24 enni, mentre quelle dell’Ukip tra i 25 e i 34 enni, ma anche tra i 45 e i 54 enni.
«I SOCIAL DANNO VALORE ALLE VOCI INDIPENDENTI». «Quello che Farage e i suoi hanno portato in evidenza sui social è lo sfogo organico e spontaneo di un gruppo particolare di persone», ha spiegato Carl Miller, direttore della ricerca la Centre for the analysis of social media at Demos.
«Twitter e Facebook danno valore alle voci indipendenti e alle personalità forti», esattamente quelle su cui l'Ukip si fonda. La politica tradizionale invece lavora più di fino, cercando di installarsi pian piano nelle menti degli elettori.
L'EQUAZIONE IMPERFETTA: FOLLOWER UGUALE VOTI. Il rapporto tra il successo social e gli effettivi voti che i partiti prenderanno alle politiche sta proprio qui: «Le campagne elettorali hanno come target tutti gli indecisi, e anche le migliaia di persone che non hanno un vero e proprio credo politico e che probabilmente decideranno all’ultimo minuto per chi votare», ha continuato Miller. «Sui social invece prende voce una minoranza galvanizzata, sono i sostenitori più forti o coloro che sentono di avere qualcosa da dire e questo non equivale per forza a voti presi sulla scheda elettorale».
Una lezione che è stata imparata solo in parte dal Movimento 5 stelle in Italia; chissà se anche il premier più social di sempre, Matteo Renzi, ne farà tesoro.

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