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MAMBO 23 Ottobre Ott 2014 1746 23 ottobre 2014

Renzi, la sinistra e la guerra civile

L'avversione tra sindacati e gauche tradizionale contro il premier-segretario porterà a una scissione simile a una guerra civile. E a perdere saranno molti elettori.

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Il presidente del Consiglio Matteo Renzi.

La manifestazione sindacale di sabato 25 ottobre potrebbe essere il giorno più lungo e inaugurale della nuova guerra a sinistra. Non c’è dubbio che ormai vi sia una componente rilevante della sinistra, che solitamente si usa definire di tradizione, che ha rotto con Renzi.
IL BISOGNO DI UN NEMICO. In verità non aveva mai avuto un buon rapporto con il premier, non l’ha mai sostenuto e l’ha sempre combattuto. Ora lo considera un vero avversario. È successo altre volte nella storia della sinistra. Successe all’epoca di Craxi, forse il leader più odiato da una vasta area della gauche. Successe al povero Nenni quando si imbarcò nel primo centrosinistra e si trovò bella e confezionata una scissione in cui confluirono amici dell’Urss e della Siria, luxemburghiani, operaisti e tutte le sinistre di questo mondo.
La frattura, un vero divorzio, fra Renzi e la sinistra di tradizione prima o poi troverà uno sbocco in un nuovo partito. Nessuno può sapere quanto varrà elettoralmente questa formazione politica né lo diranno i manifestanti di sabato perché c’è sempre uno scarto fra piazza e voto elettorale. Il problema è capire dove si è consumata questa rottura e perché.
RENZI E IL RAPPORTO COL PD. Renzi porta avanti molti temi del Pd, prima e dopo Veltroni. Alcuni erano bandiere anche dei vecchi Ds. Renzi ha poi aderito al Partito socialista europeo, mentre i suoi predecessori traccheggiavano. Ha un forte culto della personalità, come tutti i suoi predecessori, tranne l’onesto Bersani. Ha un rapporto di amore-odio con il sindacato come avviene a sinistra da qualche decennio (chiedere a D’Alema, e se proprio vogliamo scatenare la memoria, potremmo evocare Di Vittorio e i suoi contrasti con il Pci). Insomma a parte la giovane età, un modo brusco di fare, un privilegiare la comunicazione sul dibattito, la prevalenza dello staff (i Lothar di genere femminile dell’ex sindaco di Firenze) c’è materia per non amare Renzi ma non c’è materia per una «espulsione» di Renzi dalla sinistra.
IL SEGRETARIO-AVVERSARIO. Invece il dramma psicologico che si sta consumando ha proprio queste caratteristiche. La sinistra che non ama Renzi lo considera un avversario in senso tecnico. E paradossalmente avrebbe preferito un nuovo Berlusconi a cui potersi opporre con la limpidezza di ostilità di questi lunghi, e sprecati, 20 anni.
Da dove nasce questa avversione? Nasce dal fatto che Renzi porta a compimento il più radicale mutamento genetico della sinistra. È un uomo senza passato, che non vuole il passato. Questa posizione è culturalmente assai banale e conservatrice, non sarebbe piaciuta a Benedetto Croce, ma è la posizione tipica dei nuovi gruppi che prendono il potere e aspirano a conservarlo.
IL MODELLO AMERICANO. Renzi ha capito che il modello americano che ha in testa si può costruire solo sulle macerie della sinistra, sulla rottura del rapporto di familiarità con il sindacato, sullo svuotamento del concetto stesso di militanza.
La sinistra che lo avversa sente «a pelle» che in questo muoversi spesso confuso del premier c’è una forza distruttiva che travolgerà le ragioni su cui la sinistra di tradizione si è costruita e sperava di continuare a vivere.
Il problema che è di fronte ai due contendenti non è che l’uno ha vinto e l’altro spera di vincere al prossimo congresso. Il problema è che queste due sinistre non si capiscono, si sentono reciprocamente estranee, non vogliono in alcun modo mescolarsi. Fino a dissolvere l’idea stessa di sinistra.
UNA ROTTURA INSANABILE. La scissione nascerà da questo stato d’animo, avrà un fondamento e un radicamento di tipo sindacale, si nutrirà di utopie, se riuscirà a scoprirle. La nuova forza politica di Renzi, partito del Paese o della nazione che dir si voglia, e la vecchia sinistra che gli si oppone difficilmente potranno convivere e più difficilmente ancora potranno collaborare.
L’uno vivrà nutrendosi del cadavere dell’altro. È un linguaggio macabro, ma le guerre a sinistra sono sempre state piene di vittime civili. E chi ha perso è uscito di scena.
Quelli che si metteranno alla testa del corteo di sabato spero abbiamo contezza che stanno giocando questa partita e che soprattutto la stanno facendo giocare a centinaia di migliaia di persone. Come in tutte le guerre civili ci sarà chi combatterà e chi tornerà definitivamente a casa. E ci saranno le scie di odio.
Non l’avete già visto questo film? Io sì.

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