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PERSONAGGI 24 Ottobre Ott 2014 0600 24 ottobre 2014

Adinolfi presenta La Croce

Ex Dc. Ex Pd. Ex Scelta civica. Attivista pro famiglia tradizionale e anti-aborto, ora Mario lancia un quotidiano «catto conservatore».

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Dagospia lo ha già bollato come un giornale catto-conservatore, avvisando «i feticisti» che sarà in edicola dal 13 gennaio 2015. Si tratta de La Croce, un «quotidiano contro i falsi miti del progresso» ideato e partorito dalla mente di Mario Adinolfi.
ANTICIPAZIONE SU INSTAGRAM. Una prima bozza del nuovo foglio è stata pubblicata il 22 ottobre sul profilo Instagram dell’ex deputato del Pd. «Vogliono rottamare la famiglia» è il titolo del pezzo di apertura scritto da Filippo Savarese, animatore di La Manif pour Tous Italia, l’associazione che ha come scopo quello di «garantire la libertà di espressione, preservare l’unicità del matrimonio tra uomo e donna e il diritto del bambino ad avere un padre ed una madre».

La prima pagina de La Croce.


Giornalista, blogger, politico - prima democristiano, poi popolare, piddino, montiano e infine renziano -, Adinolfi non passa certo inosservato.
All'attivismo anti-aborto e pro-famiglia, associa una certa abilità nel gioco del Poker. È stato il primo italiano, nel 2009, ad arrivare alla finale del World Poker Tour al Casinò di Venezia, aggiudicandosi il sesto posto. Nel 2011 è invece arrivato quarto al torneo viennese. Ben più di una passione, visto che come ha lui stesso ammesso a La Zanzara, gli ha fatto guadagnare dal 2009 al 2012 ben 250 mila euro.
Non stupisce, quindi, la sua battaglia per la legge sul gioco live con la quale, sempre parole sue, « potrebbero svilupparsi subito 50 mila posti di lavoro».

Il matrimonio social a Las Vegas

Mario Adinolfi e Silvia Pardolesi a Las Vegas nel giugno 2013.


Attivissimo sui social - solo su Twitter conta 66.200 follower - Adinolfi non poteva non condividere in Rete anche le scene del suo matrimonio con Silvia Pardolesi. E dove poteva celebrarlo se non a Las Vegas, patria dell'azzardo? «Una mezzanotte da leoni nell'unica cappella della Strip, tutta trasparente con i passanti a far festa con noi», scrisse nel giugno 2013 su Facebook. «Un'opera d'arte contemporanea, non una cerimonia».
«NON SONO STATO TROMBATO». L'ex deputato in polo, panama panna e Nike fluo lesse la formula su un tecnologicissimo iPad, cogliendo l'occasione per mettere qualche puntino sulle i della sua carriera politica. «Due sole cose voglio precisare», scrisse, «non sono mai stato trombato, da deputato uscente semplicemente non mi sono candidato alle elezioni 2013, pur potendo accedere di diritto alle primarie dei parlamentari del Pd proprio in qualità di parlamentare in carica, visto che per scelta politica dopo le primarie in cui ho sostenuto Renzi non volevo votare Bersani (come milioni di altri italiani hanno fatto, dopo le primarie il Pd era dato al 40% e alle politiche ha preso il 25%) e ho votato come qualcuno sa Scelta civica alla Camera e M5s al Senato».


La battaglia per la famiglia 'tradizionale'

Mario Adinolfi con il libro Voglio la mamma.


Negli ultimi tempi l'ex piddino ha concentrato il suo impegno nella battaglia per la famiglia tradizionale. Senza se e senza ma.
Nel libro, Voglio la mamma, ha scritto che «tra due gay ricchi che fanno strappare dal seno della madre il neonato appena partorito per far finta di essere madre e padre, e il neonato così platealmente violato fin dai suoi primi istanti di vita, chiunque non abbia un bidet al posto del cuore sta con il neonato. E con sua madre».
IL «PATTO DI SANTA CHIARA». Il testo ha fatto da apripista alla nascita di una rete di circoli territoriali contro matrimonio omosessuale, aborto, eutanasia, utero in affitto e fecondazione eterologa. Il 9 ottobre, poi, il nuovo Giuliano Ferrara ha stipulato insieme con Eugenia Roccella (Nuovo centrodestra) il «Patto di Santa Chiara».
«Intendiamo impegnarci reciprocamente a rappresentare, nella vasta area che si riconosce nell’attuale governo, la cultura della vita e della famiglia affinché non siano assunti provvedimenti in contrasto con la Costituzione e le leggi vigenti», hanno spiegato i due mettendo in guardia Matteo Renzi. «Chi altrove ha operato delle forzature, vedi Zapatero e Hollande, ha visto immediatamente crollare il proprio consenso».

L’attacco ai transessuali e quell’insulto via Facebook al direttore di Chi

Mario Adinolfi a Roma con le Sentinelle in piedi.

La Croce sarà, anche ma non solo, il quotidiano delle Sentinelle in piedi, gruppi di persone che negli ultimi mesi si sono riunite nelle piazze italiane per dire no (silenziosamente) alla proposta di legge anti-omofobia e all’estensione dei diritti alle coppie gay.
Lo scrittore Roberto Saviano lo ha definito un atto «oscurantista» e «di forte violenza culturale», Adinolfi lo ha addirittura accusato di essere «l’istigatore» della violenza subita nelle scorse settimane da alcuni partecipanti alla protesta.
«TRANS? MODERNI IRCOCERVI». L’autore di Gomorra non è comunque il solo ad essere finito nel mirino del politico-giornalista. Nell’agosto 2011, commentando l’intervista rilasciata a Repubblica dall’ex governatore del Lazio Piero Marrazzo - che dopo lo scandalo che lo travolse definì i transessuali come «donne all’ennesima potenza» - Adinolfi affermò che i trans «sono moderni ircocervi (animali mitologici per metà caproni e per metà cervi, ndr), uomini con finte tette di silicone che fanno solo tristezza, preda di un mondo fatto di degrado e squallore, compravendita del corpo, spesso di alcool e droga».
FRASE OMOFOBA CONTRO SIGNORINI. Qualche mese prima, sempre sui social network, Adinolfi aveva rivolto una battuta omofoba contro il direttore di Chi, Alfonso Signorini.
In una discussione con alcuni suoi fan, che lo mettevano in guardia dal pericolo di incontrare il giornalista (dichiaratamente omosessuale) facendo shopping, rispose caustico: «Quel frocetto me fa ‘na pippa a due mani».
Subito richiamato all’ordine dalle associazioni in difesa dei gay, Adinolfi si giustificò dicendo: «Era un momento in cui ero particolarmente arrabbiato con Signorini e avevo tutta la voglia di fare un’invettiva contro di lui». E poi, aggiunse: «Sono oltre ogni possibile sospetto di discriminazione perché la subisco ogni giorno sulla mia pelle in quanto obeso».
I CAMPANI? «UN POPOLO DI MERDA». Nel repertorio di Adinolfi c’è però un altro episodio rimasto negli annali. Un tweet, scritto nell’ottobre dello scorso anno a margine di una manifestazione a Napoli, in cui se la prendeva con gli abitanti della Campania: «Si sono fatti devastare tacendo dalla camorra che ha interrato per anni rifiuti tossici, ora fanno le manifestazioni. Che popolo di merda». In quell’occasione il blogger fu costretto a chiudere temporaneamente la sua pagina Facebook visto il corposo quantitativo di insulti che gli piovvero addosso.
Appuntamento alla prossima boutade.

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