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PARTI SOCIALI 24 Ottobre Ott 2014 1110 24 ottobre 2014

I Giovani industriali alla Cgil: «No alla manifestazione, collaboriamo»

Il leader Gay si rivolge a Camusso: «C'è un'Italia da ricostruire. Basta ideologie».

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Il presidente dei Giovani industriali, Marco Gay.

I Giovani di Confindustria provano a convincere la Cgil a rinviare la manifestazione di sabato 25 ottobre. Anche se, ormai, è una missione impossibile, visto che il sindacato di Susanna Camusso ha promesso lo scontro con il governo di Matteo Renzi soprattutto sul Jobs act.
CONVINCERE LA CGIL. «Convinciamoli che, invece di scendere in piazza domani per difendere ideologie, possono collaborare con noi per difendere il lavoro», ha detto il presidente dei Giovani di Confindustria, Marco Gay da Napoli. L'idea è di «aprire una fase nuova di confronto con il sindacato per aumentare la produttività» e «scommettere sul futuro dell'Italia».
PAESE DA CAMBIARE. Secondo Gay, infatti, «c'è un Paese da cambiare e da ricostruire» e per questo, secondo il leader degli industriali Under 40 «c'è disperatamente bisogno che alle parole seguano più fatti».
«Bene aver aperto i grandi cantieri delle riforme strutturali», è la tesi di Gay, «ma siamo convinti che all'appello ne manchi uno: il cantiere delle imprese».
COMPLETARE LA MANOVRA. E proprio quest'ultimo, a detta del presidente dei Giovani industriali, è ciò che «completerebbe la legge di stabilità»: «La nostra ambizione è dare avvio a questo cantiere mancante. Quello della politica industriale, che è fatta di 'scelte che devono tenere conto del contesto in cui si opera: non vuol dire privilegiare un settore ma favorire filiere, investimenti e crescita».
TROPPE TASSE SUL LAVORO. Quindi Gay ha ricordato, rilanciando l'allarme sul Fisco, come l'Italia sia un «paradiso fiscale per chi vive di rendite e un inferno fiscale per chi ci lavora». Anche se poi il il leader degli industriali Under 40 non ha lesinato un attacco con 'una parte della nostra imprenditoria», che ha portato i capitali all'estero. E che, per colpa loro, hanno costretto gli imprenditori «a pagare tasse sempre più alte e a fare i conti con un mercato interno in ginocchio».

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