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MANOVRA 24 Ottobre Ott 2014 2053 24 ottobre 2014

Legge di stabilità di Renzi, sorprese nel testo finale

Disavanzo di 7 miliardi, non 11 come annunciato. Sgravi per assunti solo nel 2015. Aumento delle entrate grazie al Tfr tassato. Tagli ai ministeri scesi da 5 a 1,7 miliardi. I calcoli su lavoce.info.

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Pier Carlo Padoan e Matteo Renzi.

Confrontando il testo finale della legge di Stabilità con le slide renziane ci sono discrepanze su numeri annunciati, tagli e disavanzi.
La tabella diffusa dal ministero dell'Economia e delle finanze ha riassunto i numeri per il 2015: interventi per 36,2 miliardi, coperti per 25,8 da spending review, nuove tasse e lotta all'evasione e per 10,4 miliardi dal deficit.
Il bonus da 80 euro destinato ai lavoratori dipendenti viene conteggiato, per ragioni di classificazione statistica, come maggiore spesa anziché minori entrate. Se fosse classificato come sgravio fiscale le minori entrate diventerebbero 24,2 miliardi e le maggiori spese diventerebbero 12 miliardi.
Ma ci sono alcune differenze rispetto alle intenzioni. Le ha notate un'analisi su lavoce.info.
DISAVANZO DI 7 MILIARDI. Il disavanzo aggiuntivo, per esempio, è appena al di sopra dei 7 miliardi rispetto agli 11 delle diapositive mostrate a Palazzo Chigi.
Questo anche per 'colpa' di aggiustamenti successivi richiesti per la bollinatura della Ragioneria dello Stato, chiamata a dare l'ok alle coperture.
DECONTRIBUZIONE, 3 MILIARDI DI COSTI. In tema di decontribuzione (riduce di un terzo il costo del lavoro) dei nuovi assunti con contratti a tempo indeterminato ci sono delle novità. Sarà in vigore per il solo 2015.
Questo condizionerà le assunzioni, destinate a calare fino a fine 2014, per poi impennarsi a inizio 2015 e a fine anno, prima che l'agevolazione scada.
Ma se così fosse, la stima dei costi sarebbe nettamente superiore a quella del governo, attorno ai 3 miliardi per il 2015.
TFR, PRELIEVO NETTO MAGGIORE. La cifra alla voce entrate è di 10 miliardi. Di queste 2,5 miliardi vengono dalla tassazione ordinaria del Trattamento di fine rapporto (Tfr) in busta paga.
La relazione tecnica ipotizza che siano soprattutto i lavoratori delle grandi imprese a portare il Tfr in busta paga, quelli che alimentano il flusso verso l'Inps.
Tuttavia se il Tfr venisse smobilizzato in misura superiore a quanto ipotizzato dall'esecutivo dai lavoratori delle imprese con meno di 50 dipendenti (quelli per cui non opera il fondo Inps), che hanno i salari e tasse Irpef più basse e un più alto rischio di fallimento della loro impresa, lo smobilizzo del Tfr in busta paga può portare ad aumentare e, non di poco, il prelievo netto operato dallo Stato con questa operazione.
TAGLI AI MINISTERI DI 1,7 MILIARDI, NON 5. Infine i tagli alle spese dei ministeri. Voci che hanno più dettagli rispetto a precedenti manovre.
Il guaio è che la somma di questi provvedimenti porta risparmi per 1,7 miliardi al posto dei quasi 5 miliardi annunciati inizialmente.
Le Province devono fare i conti con un taglio di 1 miliardo di spesa. Anche per i Comuni la decurtazione è di 1,2 miliardi. Ma si vedono anche sbloccare 3,3 miliardi dal Patto di stabilità interno, compensati però dai 2,3 miliardi di spese non più effettuabili sulla base di crediti difficilmente esigibili. L'effetto netto è dunque +1 miliardo che accoppiato alle riduzioni di 1,2 miliardi dà un saldo netto negativo di soli 200 milioni per il comparto.

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