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APPUNTAMENTO 24 Ottobre Ott 2014 2127 24 ottobre 2014

Renzi apre la Leopolda

Il premier torna a Firenze per la quinta edizione. «La piazza è contro di me. Ma non fermerà il governo».

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Matteo Renzi durante il suo intervento alla kermesse Leopolda 5.

Camicia e jeans, battute, gag, scherzi con il pubblico.
Lontano dalle snervanti trattative con l'Europa, Matteo Renzi è tornato a casa.
Lasciata Bruxelles, dove ha discusso della manovra, ha riabbriacciato la sua Leopolda, a Firenze, durante una prima serata a cui hanno partecipato 2.500 persone.
Il premier segretario ha aperto la quinta edizione della convention, trasformata in un garage proprio per emulare Steve Jobs e i tanti giovani che, partendo da un'idea, sono riusciti a cambiare il mondo. Senza paura di paragoni, credendo ancora di poter cambiare l'Italia.
«SIAMO QUI E NON MOLLIAMO». «Eravamo un'allegra brigata di sognatori, ora siamo qui e non molliamo», ha assicurato mettendo una diga tra la Leopolda «dove si propone» e la piazza della Cgil «dove si protesta». «Si protesta contro il governo, contro di me», ha detto il premier, «ma non ci fermeranno».
Mezzo esecutivo parteciperà alla due giorni di dibattiti e interventi dal palco nella vecchia stazione fiorentina. Alcuni ministri, come Giuliano Poletti, parteciperanno anche ai tavoli di discussione e di confronto con i cittadini, che per il premier sono l'anima della kermesse.
«SONO UN PO' INGRASSATO». Quello di Renzi è stato un intervento 'informale'. Si è rammaricato per essere «un po' ingrassato», negli ultimi mesi, poi ha invitato chi era in platea a sedersi: «Che manifestazione politica è se ci sono le sedie e nessuno le occupa?».
Non sono mancate le consuete scaramanzie verso che rema contro: «Daremo un futuro al Paese nonostante i gufi. Avresti mai detto che alla Leopolda cinque si arrivava al governo?», ha poi chiesto scherzando. «Io non pensavo nemmeno di arrivare alla Leopolda cinque».
Nel 2012, dopo la sconfitta alle primarie «Farinetti mi parlò della bellezza della sconfitta con uno di quei suoi discorsi che durano 12 minuti. Lo interruppe Baricco, con un: 'Ma va...'. E qua evito di dirvi le parole che seguirono».
E poi, in chiusura, per invitare a resettare le edizioni precedenti della Leopolda, per non 'gongolare' nel «come siamo stati bravi»: «Non so se vi è mai capitata una delle disgrazie peggiori. Scrivere un file e perderlo perché non lo avete salvato. Terribile: non lo augurerei nemmeno a Gasparri».
«A CASA PER RIPARTIRE». Reduce dalla battaglia con l'Ue sui conti pubblici, Renzi si è catapultato alla Leopolda senza neppure passare da casa. «Oggi si torna a casa ma solo per ripartire», ha cinguettato su Twitter di prima mattina il premier già proiettato all'appuntamento simbolo della battaglia rottamatrice che ha lanciato il sindaco di Firenze sulla scena nazionale.

«L'ITALIA SCALABILE». In un anno ha scalato il Pd ed è arrivato a Palazzo Chigi dopo che nel 2011 capì che «l'Italia era scalabile». Ma non vuole perdere lo spirito del pioniere, ha detto.
E pur davanti alle responsabilità di governo, Renzi non sembra aver perso la voglia di cambiare le cose privilegiando più gli strappi e le rotture che le mediazioni. Il difficile rapporto con i sindacati è il simbolo del metodo del premier che non vuole piegarsi ai riti dell'establishment: si ascolta tutti ma alla fine è il governo a decidere.
LA PIAZZA DELLA CGIL. Contro questo stile, oltre che contro i contenuti del Jobs act, la Cgil è convinta di portare in piazza, sabato, centinaia di migliaia di persone, forse addirittura 1 milione. E una larga fetta della minoranza Pd, da Stefano Fassina a Pippo Civati, da Cesare Damiano a Guglielmo Epifani, sfileranno per le vie di Roma contro le politiche del governo.
Renzi, però, non sembra affatto preoccupato dalla contrapposizione né teme che la Cgil offuschi la sua Leopolda o peggio l'attività di governo. «Ho grande rispetto per la manifestazione della Cgil», ha sottolineato, «ma il fatto che Vendola la usi per annunciare uno sciopero generale dimostra come quella piazza si stia caricando di grandi significati politici. Quella piazza è di protesta sindacale e politica e io la rispetto ma la Leopolda è un'altra cosa: non si protesta ma si propone».
È inevitabile, ha osservato il premier, che una piazza sindacale sia anche «contro di me». Ma non saranno certo le proteste a fermarlo. «È finito il tempo in cui una manifestazione blocca il governo e il Paese», ha messo in guardia il premier alludendo ai veti alzati in passato dai sindacati contro le riforme dei governi di sinistra.
IL PARTITO DELLA NAZIONE. D'altra parte la Leopolda è la prova plastica del Pd a cui punta il leader dem: trasversale a età e ceti e oltre le ideologie. Un partito della nazione che faccia il pieno di voti e che vada oltre il bacino elettorale tradizionale della sinistra, dove gli iscritti della Cgil facevano una parte da leone. Ma se la Leopolda è il simbolo del Pd di Renzi, spicca l'assenza della sinistra del partito: ci sarà il ministro della Giustizia Andrea Orlando e qualche esponente dei Giovani turchi ma il resto della minoranza, sabato, o sarà in piazza con la Cgil o, come Pier Luigi Bersani e Massimo D'Alema, altrove. Ma non a Firenze.

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