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INTERVISTA 24 Ottobre Ott 2014 0600 24 ottobre 2014

Ucraina, Tricarico: «La Nato è sorda»

Provocare Putin? «Un errore anacronistico». l'ex vice comandante dell'Alleanza atlantica nei Balcani Tricarico boccia l'atteggiamento occidentale.

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Il 26 ottobre si vota per la seconda volta nel 2014 in Ucraina, dopo un anno di rivolgimenti e in un contesto ripiombato nel gelo della Guerra fredda.
CAOS UCRAINO. Il presidente filorusso Viktor Yanukovich è fuggito, dopo la presa del parlamento degli Euromaidan. Nell'Est del Paese si combatte per la secessione e la Crimea è stata annessa dalla Russia. Lungo le ex Repubbliche socialiste e negli ex Stati satelliti dell'Urss è tornata a schierarsi la Nato, con 4 mila unità e nuove basi del Piano d'intervento rapito (Rap), siglato a settembre tra i 28 Stati membri.
Mentre il mondo è in fiamme, il Cremlino e l'Alleanza atlantica sfoggiano maxi esercitazioni ai confini e Paesi europei storicamente neutrali, come la Finlandia e la Svezia, rafforzano la collaborazione con la Nato, anche per dare la caccia a presunti sottomarini spia russi nel Mar Baltico.
LOGICHE DA GUERRA FREDDA. L'Unione europea e la Russia hanno rispolverato le sanzioni in un clima che, come le contestate legislative in Ucraina (nell'Est si vota illegalmente il 2 novembre), per il 2015 non promette niente di buono.
TRICARICO: «LA NATO È SORDA». «Tornare indietro di mezzo secolo è un gioco pericoloso e fuori dal tempo, che aggrava una situazione globale critica e di crescente precarietà. Il mondo non ha più il suo centro di gravità a Nord, tra l'Europa e la Russia. Ma l'Alleanza atlantica è sorda, colpevole di gravi disattenzioni verso gli altri teatri internazionali», spiega a Lettera43.it il generale Leonardo Tricarico, vice comandante della Nato durante il conflitto nei Balcani, consigliere militare dei governi D'Alema, Amato e Berlusconi e ora presidente della Fondazione d'intelligence Icsa. «Anziché stabilizzare i rapporti con Mosca, si sceglie di provocarla, facendo a meno del suo ruolo centrale nella crisi siriana».

Il generale Leonardo Tricarico, vice comandante della Nato durante la guerra nei Balcani (Ansa).  

DOMANDA. Quindi è la Nato a provocare il Valdimir Putin e non il contrario...
RISPOSTA. La colpa dell'escalation in Nord Europa e nell'Est non è imputabile solo a Putin. Sull'Ucraina si sapeva benissimo come avrebbe reagito Mosca.
D. L'Ucraina era il suo granaio.
R.
Putin ha avvertito una minaccia crescente alla sicurezza. E il risultato, prevedibile, è stato un ritorno a logiche e mentalità della Guerra fredda. Anacronistiche e anche pericolose.
D. Davvero andiamo in questa direzione?
R.
La caccia al sottomarino nel Mar Baltico è emblematica di uno scenario passato che cozza con la realtà. Il mondo non è più lì e la guerra è cambiata. Ma la Nato preferisce trastullarsi in questi giochi pericolosi, anziché combattere nuove guerre, sviluppando dottrine nuove.
D. Si riferisce ai conflitti arabi.
R.
Già in Kosovo, poi in Libia e infine in Siria e in Iraq, i conflitti sono diventati asimmetrici. Il centro di gravità si è spostato nel Sud del mondo. Ma l'Alleanza usa strumenti militari inadeguati.
D. Come si fronteggiano queste crisi?
R.
Con il dialogo tra Nord e Sud. La Russia ha un ruolo centrale in Siria e l'Italia, per questa strategia, ha una posizione geopolitica di ponte. Ma la Nato è sorda.
D. Un atteggiamento quasi irresponsabile.
R. C'è una grave disattenzione. In un quadro di equilibri globali mutati, molto più precari di prima e non certo per colpa Putin, l'attenzione della Nato dovrebbe essere rivolta altrove. Non a una nuova Cortina di ferro.
D. Invece?
R.
Anziché calmierare la crisi, si creano cordate provocatorie come quella tra Gran Bretagna, Paesi baltici e Polonia, per militarizzare il Nord Europa e reagire militarmente alla Russia. Creando ulteriore precarietà.
D. Dove dovrebbe impegnarsi la Nato?
R.
Per esempio nell'indirizzare il comportamento evasivo della Turchia, uno Stato chiave della Nato, nel conflitto iracheno-siriano.



Il presidente russo Vladimir Putin (Getty).  

D. Però sono stati i Paesi della Nato a risolversi, nel vertice in Galles dello scorso settembre, per mandare all'aria 20 anni di distensione con la Russia.
R.
Certo la scarsità di risultati della Nato è dovuta anche alla diminuzione dell'impegno finanziario degli Stati membri. Ma non è un mistero che l'Alleanza abbia da sempre un'azionista di maggioranza.
D. Allude agli Usa, con dietro gli alleati inglesi?
R. La politica statunitense esercita un forte influsso, ma andarle dietro nello scontro con la Russia è una follia.
D. Eppure, nonostante gli interessi, l'Ue rialza gli scudi. Si prospetta un inverno freddo, economicamente a rischio, per l'Europa come per la Russia.
R.
L'Italia è un Paese amico di Mosca. A mali estremi, il governo si deve dissociare, lasciando prevalere la linea nazionale su quella internazionale. Non si può andare sempre a rimorchio.
D. Che cambi verso a Bruxelles è improbabile?
R. L'Unione europea non ha una politica comune. Auguro a Federica Mogherini di trovare una sintesi, come Alto rappresentante della Politica estera e di Sicurezza. Ma dubito ci riuscirà.
D. Che linea ha portato avanti l'Italia verso la Russia, nell'Ue e nella Nato?
R. Lo spirito dell'intesa di Pratica di Mare del 28 maggio 2002, al vertice della Nato che portò a un avvicinamento e a una stabilizzazione con la Russia. Fu un successo e lì bisogna ritornare.
D. È la strategia di convergenza verso Sud.
R. Lo diciamo inascoltati tra 30 anni. Per risolvere i nuovi conflitti serve questa dottrina. Invece si va a provocare a Nord del continente, nella direzione opposta. Con effetti sotto gli occhi di tutti.
D. Quanto può incidere l'Italia nelle decisioni internazionali?
R.
Abbiamo una posizione strategica ideale nel Mediterraneo e anche buone forze armate, contenute ma efficienti e di qualità, da mettere a disposizione. Certo, ci limitano le difficoltà economiche.

Twitter @BarbaraCiolli

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