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POLITICA 25 Ottobre Ott 2014 1454 25 ottobre 2014

Brasile, il ballottaggio in 4 punti

Sfida Rousseff-Neves all'ultimo voto. In ballo i rapporti con Usa e Ue.

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Lui dice di lei che è frivola e bugiarda. Lei di lui che maltratta le donne e fa assumere i parenti.
A pochi giorni dal secondo turno delle elezioni politiche in Brasile, tra la presidente in carica Dilma Rousseff e lo sfidante Aecio Neves è cominciato il festival dei colpi bassi.
Mai, negli ultimi 10 anni della storia del Paese, si era vista una competizione così combattuta per entrare nei palazzi di governo.
TESTA A TESTA NEI SONDAGGI. I due sfidanti, lei progressista del Partito dei lavoratori, lui conservatore del Partito socialdemocratico brasiliano, sono testa a testa nei sondaggi.
L'ultima ricerca dell'istituto Datafolha dà lo sfidante al 43% contro il 46% della presidente.
Escludendo chi si dichiara indeciso, la forbice si allarga a quattro punti, con Rousseff in testa al 52% e Neves che insegue al 48%. Ma il margine di errore delle rilevazioni è al 2% e la legge obbliga i 143 milioni di brasiliani in età di voto a recarsi alle urne.
La sfida è dunque apertissima. Dal nome che uscirà dalle urne il 26 ottobre dipenderanno molte scelte strategiche del futuro Brasile.

Sostenitori di Dilma Rousseff durante la campagna elettorale (Twitter).

1. Dilma Rousseff: da guerrigliera a leader del Brasile

A 66 anni quasi compiuti, Rousseff ha vissuto una vita intera da combattente. Figlia della borghesia di Belo Horizonte, è stata studente radicale negli Anni 60 e si è opposta duramente alla dittatura dopo il Golpe militare del 1964. Fu infatti attivista del gruppo marxista Política Operária, guerrigliera e organizzatrice di rapine e rapimenti per abbattere il regime.
IMPRIGIONATA E STUPRATA DAI MILITARI. Nel 1970 fu arrestata, dopo essere stata sorpresa con una pistola in tasca, e finì rinchiusa nella Torre delle vergini, il carcere di Tridentes dove erano imprigionate molte giovani oppositrici. Tra le mura della prigione venne picchiata, torturata e stuprata.
L'esperienza del carcere segnò la sua esistenza.
Una volta uscita, divenne economista e poi dirigente del Partito dei lavoratori, finendo per fare da braccio destro al suo leader Ignacio Lula da Silva.
Priva di doti retoriche, ma fuoriclasse nell'organizzazione, venne scelta dal presidente operaio come suo successore.
MENO CARISMATICA DI LULA. Da Lula ha ereditato i grandi programmi di sostegno sociale ai più poveri, non il carisma.
Durante il suo mandato l'economia del Paese ha iniziato una lunga frenata: a settembre il tasso di inflazione è arrivato al livello più alto da tre anni, superando la previsione al 4,5% della Banca centrale.
Le proteste sociali contro l'aumento dei biglietti per il trasporto pubblico hanno invaso strade e prime pagine dei giornali proprio alla vigilia del Mondiale 2014, persi fragorosamente dalla Seleçao.
A pochi mesi dalle elezioni, è scoppiato lo scandalo dei fondi neri di Petrobas, un giro di tangenti che andava a finanziare le campagne elettorali del suo partito e su cui Neves ha puntato molta della sua campagna.
Eppure lo sfidante ha compiuto un errore: l'ha chiamata «frivola», scatenando la reazione indignata dello stesso Lula e permettendo a Rousseff di giocare la carta del maschilismo e di ricordare che nella sua vita di donna c'è stato di tutto, tranne che la frivolezza.

La mappa dei consensi tra la popolazione con un alto indice di sviluppo: in blu le preferenze a Neves, in rosso quelle a Rousseff, in giallo quelli che hanno votato per Marina Silva (Globo e Open street map contributors).

2. Aecio Neves: figlio dell'aristocrazia e manager del rigore

Figlio di un sostenitore della dittatura, nipote di un suo strenuo oppositore, il 54enne Aecio Neves è erede dell'aristocrazia brasiliana. Cresciuto a politica e potere, con la Rousseff condivide la città natale e gli studi in economia.
Dal 2003 al 2010 è stato governatore dello Stato di Minas Geiras, il cuore delle risorse minerarie del Brasile, di cui è riuscito a risanare i bilanci in pesante rosso, riscuotendo all'elezione successiva il più alto consenso mai ottenuto in uno dei 27 Stati della federazione brasiliana.
LE SUE RICETTE PIACCIONO AI MERCATI AMERICANI. La sua cura choc alle casse pubbliche ha dato risultati insperati e oggi è considerata dai suoi sostenitori il grande punto di forza per conquistare Brasilia: all'intero Paese serve lo stesso trattamento, una svolta nelle politiche economiche che tagli sprechi e porti efficienza.
Liberale amato dagli imprenditori e dai mercati, soprattutto americani, il leader dei conservatori è considerato l'erede dell'ex presidente Fernando Henrique Cardoso, il predecessore di Lula, l'uomo che per la destra brasiliana ha spianato con le sue riforme la strada al boom economico dell'era progressista.
La campagna elettorale di Neves è tutta concentrata sulle capacità amministrative del governatore prodigio.
ACCUSATO DI NEPOSTISMO. Ma, punta di diamante di un'intera famiglia votata alla politica, Neves è stato anche un buon amministratore degli affari di casa: ha assunto cugini e parenti in posizioni di governo. E ha espropriato un terreno di proprietà di uno zio per costruirci un aeroporto, pagandolo lautamente: 14 milioni di real.
Inoltre, nel 2009 il columnist brasiliano Juca Kfouri ha raccontato sul Guardian di averlo visto picchiare la compagna. E lo staff della Rousseff, virando la campagna sul confronto uomo donna, ha ripreso la vicenda, ricevendone in cambio una minaccia di querela.
Dalla sua parte, Neves ha intellettuali come lo scrittore liberale Mario Vargas Llosa. E può contare anche sull'endorsement di Marina Silva, l'ambientalista radicale arrivata terza al primo turno con il 21% dei voti.
Non è detto però che gli elettori di allora rispondano all'appello: il cantante Caetano Veloso, dopo aver votato Marina, ha dichiarato pubblicamente il sostegno alla presidente uscente.

La mappa dei consensi tra la popolazione con un medio indice di sviluppo umano: in blu le preferenze a Neves, in rosso quelle a Rousseff, in giallo quelli che hanno votato per Marina Silva (Globo e Open street map contributors).

3. Il nodo politica estera: sul tavolo Mercosur, i rapporti con gli Usa e il commercio con l'Ue

La vittoria di Rousseff o di Neves è destinata ad avere un impatto anche sul posizionamento internazionale di Brasilia.
Arminio Fraga, ex banchiere centrale brasiliano - dato in pole position per la poltrona di ministro delle Finanze sotto un'eventuale presidenza Neves - ha già messo le mani avanti con gli investitori esteri. «Siamo ansiosi di tornare a un approccio più ampio e più aperto in politica estera», ha dichiarato durante una teleconferenza a margine di un meeting del Fondo monetario e della Banca centrale, «sono sicuro che saremo più vicini agli Stati Uniti e che cercheremo di concludere le negoziazioni con l'Unione europea».
Insomma, se il candidato conservatore diventasse presidente, si avrebbe un Brasile meno latino e più atlantico. Neves è infatti il candidato che più piace a Washington, il più filo-occidentale e filo-europeo. Rousseff ha invece il baricentro nel Sud America.
LE TENSIONI CON GLI USA PER IL DATAGATE. Durante il suo mandato, le tensioni con gli Usa hanno toccato punte inedite, a causa dell'intensa attività di intelligence che la National security agency (Nsa) ha attuato sul Paese.
Secondo le rivelazioni di Edward Snowden, talpa del Datagate, gli hacker della Casa Bianca e dei loro quattro Paesi alleati - Gran Bretagna, Canada, Nuova Zelanda e Australia - hanno perpetrato un'azione costante di spionaggio industriale sui colossi energetici di Brasilia, controllando le comunicazioni della Petrobas, il big statale dell'oro nero, e dello stesso ministero dell'Energia e delle miniere.
In risposta al Datagate, Rousseff ha alzato la voce di fronte alle Nazioni Unite e ha fatto del Brasile la prima nazione al mondo ad avere una codice dei diritti digitali. Non certo una vittoria concreta, ma almeno uno schiaffo simbolico.
L'apice delle tensioni è comunque alle spalle. E il 1 ottobre i due Paesi hanno trovato un accordo sulla disputa più che decennale sui sussidi americani alla produzione di cotone.
Nel 2002, infatti, lo Stato sudamericano aveva denunciato in sede di Wto (l'Organizzazione mondiale del commercio), il protezionismo americano e quindi la concorrenza sleale degli Usa, ma ha acconsentito a far cadere le accuse dietro il pagamento di 300 milioni di dollari. Tuttavia la diffidenza tra la prima e la seconda economia americana resta.
IL NODO DEI TRATTATI CON L'EUROPA. I rapporti con l'Ue, invece, si giocano soprattutto sul trattato di scambio da 80 miliardi che l'Unione e il Mercosur - il mercato comune dell'America meridionale, che comprende oltre al Brasile anche Argentina, Uruguay e Paraguay - stanno negoziando dal 1989.
Un affare da 80 miliardi di dollari che fa gola a un Paese in crisi ed emergente. Già nel 2013 il governo brasiliano aveva fatto capire di essere pronto a chiudere l'intesa anche anticipando gli altri Stati. Un'eventuale presidenza Neves probabilmente si farebbe ancora meno scrupoli ad abbandonare l'Argentina e gli altri al loro destino.

La mappa dei consensi tra la popolazione con un basso indice di sviluppo umano: in blu le preferenze a Neves, in rosso quelle a Rousseff, in giallo quelli che hanno votato per Marina Silva (Globo e Open street map contributors).

4. Testa a testa nei sondaggi: la questione socio-economica è centrale

I due fronti si sfideranno fino all'ultima scheda per convincere gli indecisi, ma con tutta probabilità nella scelta dei cittadini brasiliani conteranno soprattutto fattori socio-economici.
Il quotidiano Il Globo ha provato a trasformare in grafico (vedi sopra) le disuguaglianze sociali che segnano il Brasile dal Nord al Sud e ha collegato le cifre alle intenzioni di voto.
DOVE LO SVILUPPO È ALTO VINCE NEVES. Ne è uscito un quadro più chiaro dei punti di forza dei due competitors.
Dove l'indice di sviluppo umano - cioè un indicatore che mette insieme il livello di salute, aspettativa di vita e educazione - è 'molto alto', Neves ottiene maggiori consensi (il 45% circa) e Rousseff si ferma al 25%. Si tratta di una ristretta minoranza, nel Brasile della povertà. Dove l'indice è 'alto', si assiste a un testa a testa. E in tutti gli altri casi, ovvero nelle fasce di popolazione in cui l'indice di sviluppo è 'medio', 'basso' e 'molto basso', la presidente supera di molto lo sfidante.
ROUSSEFF IN VANTAGGIO TRA LE FASCE POVERE. La base sociale di Rousseff è la più povera, che vuol dire anche la più ampia. Nei 1.000 Comuni con il reddito pro capite più basso, la presidente incassa il 73,6% delle preferenze, e solo il 30,9% nei 1.000 più ricchi, mentre Neves raccoglie nelle stesse cittadine rispettivamente il 13,6 e il 40,6% delle preferenze.
E la stessa cosa succede con i 1.000 comuni che ottengono più benefici dal programma di sussidi governativi Bolsa famiglia: la 'presidenta' ottiene il 73,1% dei consensi e lo sfidante solo il 28,2%.
Solo statistiche, si dirà, ma sono quelle che potrebbero decidere il nuovo presidente brasiliano.

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